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  • venerdì 8 Aprile 2011

Chi era il killer dell’antrace?

La storia delle indagini sugli attentati che contagiarono 22 persone nel 2001

di Giovanni Zagni

Il primo sospetto
Parallelamente alle indagini scientifiche, l’FBI procedette anche con i metodi più tradizionali, tracciando un profilo psicologico dell’attentatore. La lettera indirizzata al senatore Leahy aveva un testo, cinque righe scritte in caratteri incerti: “09-11-01 / THIS IS NEXT / TAKE PENACILIN NOW / DEATH TO AMERICA / DEATH TO ISRAEL / ALLAH IS GREAT”. La pista del terrorismo islamico, però, non era plausibile. La data era scritta al modo americano, con il numero del mese che precedeva quello del giorno. Un fedele musulmano, poi, avrebbe molto probabilmente messo l’invocazione religiosa in apertura, e avrebbe usato piuttosto la formula araba, Allahu akbar. Chi tracciò il profilo concluse che si trattava di una persona con problemi di socializzazione, molto istruita e in possesso delle raffinate conoscenze tecniche necessarie per maneggiare spore di antrace. Le lettere non avevano tracce di DNA umano, né impronte digitali.

Gli investigatori passarono al setaccio il personale dei laboratori scientifici pubblici e privati che avevano accesso a campioni di antrace per le loro ricerche. I primi sospetti caddero su Steven Hatfill, un microbiologo che aveva studiato in Sudafrica e Zimbabwe, e che lavorava per la SAIC, una grande azienda del settore della ricerca tecnologica. Era un ex soldato dal fisico massiccio che aveva pubblicato sulla rivista conservatrice Insight un articolo in cui metteva in guardia sulla facilità con cui si potevano sviluppare agenti patogeni per la guerra batteriologica in una normale cucina. Alla SAIC aveva illustrato attraverso presentazioni PowerPoint i rischi di un attacco terroristico che utilizzasse armi batteriologiche, scegliendo proprio l’esempio di lettere contaminate con l’antrace. Si scoprì che millantava un inesistente passato nelle forze speciali, e che aveva dichiarato titoli di studio mai conseguiti.

Per diversi mesi, la stampa lo presentò all’opinione pubblica come il principale sospettato e il probabile mostro delle lettere all’antrace. Hatfill perse il lavoro alla SAIC e la sua fama gli impedì di trovarne un altro. Quando gli agenti dell’FBI andarono a perquisire casa sua, nel giugno del 2002, la trovarono circondata dai microfoni e dalle telecamere: l’evento venne trasmesso in diretta dai canali televisivi. Ma le indagini su di lui non portarono a nessun risultato.

Hatfill ebbe la vita e la carriera rovinata da mesi di supposizioni, di dichiarazioni incaute delle autorità e di assedio da parte delle troupe televisive. Nel 2003 fece causa al Dipartimento della Giustizia e la vinse, ricevendo un indennizzo di 5,8 milioni di dollari. Fece causa anche al New York Times e a Vanity Fair, perdendo nel primo caso e raggiungendo un accordo nel secondo, i cui termini non sono stati resi pubblici.

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