• Italia
  • martedì 5 aprile 2011

Il caso Tedesco

La storia dell'ex assessore pugliese accusato di corruzione, sul cui arresto domani deciderà il Senato

di Francesco Costa

La richiesta di arresto
Passano due anni in cui Tedesco fa il senatore del PD e Vendola conquista la rielezione a presidente della regione Puglia. Arriviamo al 24 febbraio del 2011, quando la procura di Bari chiede l’arresto di sei persone, tra cui lo stesso Tedesco. Il giudice per le indagini preliminari fa cadere l’accusa più grave nei confronti dell’ex assessore, quella di associazione a delinquere, ma mantiene quella di corruzione, aggiunge concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Parla di “un sistema clientelare” fatto “di una lottizzazione sistematica” per le nomine dei primari e dei manager delle ASL, che prevedeva una “adesione incondizionata e supina alle richieste politiche” da parte dei manager. Le accuse si fanno un po’ più vaghe. Il giudice per le indagini preliminari parla di un’equazione per cui alla “nomina del dirigente amico” corrispondeva il “ricambio dei favori da parte del dirigente nominato”. Lo stesso gip scrive che i metodi dell’ex assessore “erano spesso utilizzati in maniera del tutto identica da altri assessori (regionali e comunali) e da altri uomini politici”, ribadendo però che Tedesco era “uno dei principali, e magari persino il principale protagonista del sistema di lottizzazione politica nella gestione della sanità pubblica pugliese”. Così dalla sintesi di Repubblica.

Tutto avveniva grazie allo strumento delle nomine per gli incarichi pubblici, considerate «lo snodo fondamentale per garantire ingenti ed indebiti profitti ai privati compiacenti (politici, imprenditori, manager pubblici) che sorreggevano il politico di turno, in un circolo vizioso ed impenetrabile i cui partecipi prosperavano a tutto discapito dell’ efficienza, trasparenza e buona organizzazione del servizio sanitario pubblico». Sulle nomine vi è stata, scrive ancora il giudice, «la consapevolezza dei responsabili politici – di tutti i responsabili politici – di operare per fini di spartizione partitica e/o correntizia, riconoscendo al più ai propri dirigenti un limitato potere di proposta». Il sistema, precisa De Benedictis, non risulta circoscritto a singoli esponenti della maggioranza di centro-sinistra ma assurge a logica di strategia politica, al fine di acquisire consenso e rendere stabile la maggioranza di governo». In questo contesto, scrive il gip, «l’adesione del Governatore Nichi Vendola alla destituzione di Franco Sanapo» dalla carica di direttore sanitario della Asl di Lecce (ndr, come richiesto insistentemente da Tedesco, che lo considerava un suo nemico giurato), è stata, secondo la Procura, «dettata da criteri di spoil system, a differenza di quanto ritenuto dal pm per il Tedesco, impegnato a curare i suoi interessi personali ed economici nella Asl di Lecce». In sostanza, «la prassi politica dello spoil system – si legge ancora nell’ ordinanza – era, di fatto, talmente imperante nella sanità regionale da indurre il Governatore Vendola, pur di sostenere alla nomina di direttore generale un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare con una nuova legge, “ad usum delphini”, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina».

Per Vendola non scattò alcun provvedimento perché questo “a differenza di Tedesco, avrebbe agito soltanto spinto dal criterio dello spoil system”. Per Tedesco, invece, secondo il gip serve la misura cautelare: perché avrebbe influenzato quelle nomine per trarne guadagni personali e potrebbe commettere altri episodi di corruzione (o indurre a farlo persone a lui vicine).

La reazione di Tedesco
Tedesco si autosospende dal PD e chiede alla procura di essere giudicato col rito immediato: “Io voglio essere processato”. Ricorda di essere rimasto “per cinque mesi” senza immunità parlamentare e sostiene quindi che “se avessi temuto qualcosa, me ne sarei scappato all’estero. Piuttosto, voglio difendermi: nel processo, non dal processo”. La difesa di Tedesco sostiene che questo non ha commesso alcun reato, per il semplice fatto che “non aveva il potere di incidere sulla scelta delle nomine dei dirigenti Asl. Né lui, né la giunta regionale”. Tedesco lamenta anche il fatto di non essere mai stato interrogato, lungo i tre anni dell’indagine. Negli stessi giorni Vendola dichiara di avere “sottovalutato, nel 2005, il peso che [il conflitto di interessi di Tedesco] avrebbe potuto determinare nella contesa politica”.

La Giunta delle immunità del Senato
Tedesco è senatore, quindi il suo arresto deve essere convalidato dalla Giunta delle immunità prima e dal Senato poi. Tedesco dice così, lo scorso 25 marzo: “Non posso accettare che la magistratura chieda il mio arresto e che il Senato mi salvi. Per questo quando il provvedimento giungerà in aula inviterò l’assemblea ad autorizzare il carcere”. La Giunta delle immunità del Senato si riunisce per votare domani. Il centrodestra è orientato a respingere la richiesta di arresto. L’Italia dei Valori dovrebbe votare a favore della richiesta di arresto. Il Terzo polo e il PD dovrebbero lasciare libertà di coscienza ai propri senatori. Dice Bersani: “Non ci sono indicazioni del PD. Lette le carte, i parlamentari sono assolutamente liberi di decidere. Non c’è alcuna posizione da tutelare”. La Giunta delle immunità è composta da 25 membri: 12 fanno parte della maggioranza, 11 dell’opposizione. La seduta sull’arresto di Alberto Tedesco è stata convocata per domani alle 20,30.

foto: Donato Fasano Photoagency/LaPresse

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