Il grande libro del rock (e non solo) – 25 marzo

Le storie del rock di oggi raccontate da Massimo Cotto

di Massimo Cotto

Lo stupore della notte / spalancata sul mar / ci sorprese che eravamo sconosciuti / io e te

Se telefonando, Mina

1940 – nasce a Busto Arsizio Mina, immensa, non c’è che dire. La voce più grande, il talento più grande. Insomma, la più grande (Louis Armstrong la definì la miglior cantante bianca al mondo). Anche per questo è lecito attendersi da lei sempre qualcosa di più: ad esempio, una canzone che rimanga nel libro della musica, magari nello stesso capitolo dove si trovano quelle che hanno caratterizzato la fase pre-esilio: E se domani, Se telefonando, Le mille bolle blu, Tintarella di luna, Amor mio e cento altre. Da quando vive a Lugano, invece, solo grandissime prove di bravura, accompagnate talvolta da successi commerciali strabilianti (l’album Mina Celentano che ha venduto un milione e seicentomila copie), ma niente che rimanga nell’immaginario collettivo. Colpa, forse, anche di una sempre più drammatica carenza di autori. Cresciuta a Cremona, e per questo chiamata «La tigre di Cremona» da Natalia Aspesi, Mina faceva parte, come ben sapete, di uno zoo bizzarro e forse anche un po’ maschilista, perché in quelle gabbie erano rinchiuse solo voci femminili: la pantera di Goro (Milva), l’aquila di Ligonchio (Iva Zanicchi), l’usignolo di Cavriago (Oriettona Berti) e poi, in tempi più recenti, il pulcino di Gabbro (Nada). Ma a sbranare tutti, c’era sempre lei.

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Prima del nostro incontro, la vita era così triste / ma il tuo amore è la chiave per portar pace nella mia mente

(You Make Me Feel Like A) Natural Woman, Aretha Franklin

1942 – nasce Aretha Franklin, la regina del soul, la perfetta fusione (mai così perfetta in un’artista donna) tra il gospel, il soul, il rhythm and blues e il pop. Mai nessuna prima di lei aveva saputo incarnare le esigenze dell’alta classifica senza sacrificare la negritudine vera, quella che combina il sacro e il profano, la fisicità e la spiritualità. La donna che prese una canzone di Otis Redding e la fece sua a tal punto che Otis, al festival di Monterey del 1967, tra il serio e il faceto, la presentò dicendo: «Questa è Respect, una canzone che mi è stata rubata da una ragazza». E tutti sapevano benissimo chi fosse quella ragazza. Era la ragazza che aveva preso (You Make Me Feel Like A) Natural Woman, una bella canzone pop di Carole King e l’aveva trasformata in un inno black da far paura anche all’inferno. È stata la prima artista donna a essere introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame, l’unica a cantare alla cerimonia inaugurale di Barack Obama, la sola ad aver vinto diciotto Grammy, la prima cantante di colore a essere immortalata sulla copertina di «Time». E per finire, la più grande cantante dell’era rock, secondo «Rolling Stone», davanti a Ray Charles, Elvis Presley, Sam Cooke e John Lennon. Mica Marco Carta.

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