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  • domenica 6 Marzo 2011

Il virus contro l’atomica iraniana

La storia di Stuxnet, il virus informatico creato per sabotare gli stabilimenti nucleari in Iran

di Emanuele Menietti – @emenietti

Secondo Rieger, il virus sarebbe stato sviluppato dall’intelligence statunitense e sarebbe stato poi diffuso dal Mossad, i servizi segreti israeliani. Casi di sabotaggio di questo tipo sono esistiti anche in passato da parte dei servizi segreti, ma se davvero Stuxnet rientrasse nella categoria ci ritroveremmo davanti a uno scenario molto diverso, dove un programma inviato in remoto può causare danni e rendere praticamente impossibile l’identificazione degli autori del virus. Un indizio che sembra indicare la presenza di un sistema molto raffinato, creato dai servizi, è dato anche dalla “scadenza” di Stuxnet. Il virus dovrebbe automaticamente disattivarsi e scomparire il 24 giugno del 2012, ma molti informatici sono scettici sull’effettiva capacità del programma malevolo di eliminarsi automaticamente.

Quella di un coinvolgimento dei servizi degli Stati Uniti e di Israele è un’ipotesi molto dibattuta da mesi, ma non sono naturalmente mai arrivate conferme da parte delle organizzazioni che potrebbero essere coinvolte. A gennaio, il capo uscente del Mossad, Meir Dagan, ha ammesso che alcune “misure adottate contro” i piani nucleari dell’Iran hanno causato un rallentamento di anni nello sviluppo delle tecnologie necessarie per costruire armi atomiche. Il responsabile dei servizi non ha però fatto riferimento a Stuxnet, ma secondo il New York Times gli israeliani avrebbero sperimentato il virus in uno dei loro impianti con alcune simulazioni prima di diffonderlo e colpire gli impianti nucleari iraniani.

I tempi dell’evoluzione di Stuxnet sembrano confermare i sospetti sulla mossa per sabotare il nucleare iraniano. Nel gennaio del 2010, l’Iran rifiutò la proposta dell’AIEA di arricchire il proprio uranio all’estero, sotto controllo, e poche settimane dopo iniziarono a circolare le prime versioni del virus. Nel mese di febbraio, l’AIEA confermò che le autorità iraniane stavano lavorando per produrre armi nucleari e, di nuovo, poche settimane dopo Stuxnet divenne ancora più evoluto e in grado di propagarsi sulle penne USB all’insaputa degli utenti. Ad aprile l’Iran confermò di essere al lavoro per la costruzione di un nuovo impianto per l’arricchimento dell’uranio e nello stesso mese comparve la terza evoluzione di Stuxnet. Poi arrivarono le sanzioni dell’ONU, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Il virus sarebbe quindi stato realizzato per rallentare i piani dell’Iran, una soluzione da usare contestualmente alle sanzioni decise dalla comunità internazionale. Non è chiaro se Stuxnet abbia effettivamente sortito l’effetto desiderato, ma ha invece consentito ad Ahmadinejad di fare propaganda, dichiarando di aver subito un attacco informatico contro gli impianti nucleari del suo paese.

A prescindere da come abbia funzionato, non c’è dubbio che Stuxnet sia qualcosa di nuovo sotto al sole. Nel peggiore dei casi, si tratta di un progetto per un nuovo modo di attaccare i sistemi di controllo della produzione industriale. Del resto, la cosa più importante ora nota pubblicamente su Stuxnet è che Stuxnet è ora noto pubblicamente. […] Stuxnet è l’Hiroshima della guerra informatica. Questo è il suo vero significato, e tutte le speculazioni sui suoi obiettivi e la sua origine non dovrebbero distoglierci dalla verità più grande. Abbiamo passato un confine e non si torna più indietro.

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