Contro il crocifisso sul muro

"Il crocifisso di Stato", il nuovo saggio di Sergio Luzzatto sul simbolo cristiano e l'Italia

«Penso che gli uni e gli altri abbiano ragione, a dire che senza il crocifisso di Stato l’Italia non sarebbe piú la stessa. Ma proprio per questo vorrei che fosse tolto dal muro. Perché gli italiani maturassero idee nuove – meno provinciali, piú chiare, piú generose – su che cosa significano i simboli, soprattutto i simboli che pretendono di essere universali»

di Sergio Luzzatto

1. La giornata d’uno scrutatore

Il seggio era designato con il numero 71. Si trovava all’interno dell’ospedale Santa Croce, a Cuneo. Era una sezione elettorale come le altre, tale e quale le decine di migliaia periodicamente allestite dallo Stato italiano per l’esercizio della nostra vita democratica.Una stanza abbastanza grande e abbastanza disadorna. Qualche tavolo, opportunamente disposto per accogliere gli iscritti al voto, registrarne i documenti, distribuire loro le schede elettorali. Qualche sedia, ad uso del presidente di seggio, degli scrutatori, dei rappresentanti di lista. Le cabine di legno, poco piú che paraventi posticci, dove votare lontano da sguardi indiscreti.
Gli scatoloni di legno grezzo o di cartone, dove depositare le schede dopo averle compilate. Quella domenica 27 marzo 1994, difficilmente gli iscritti al voto (in maggioranza, pazienti del Santa Croce) avrebbero potuto notare qualcosa di diverso dall’ordinario. Salvo che, allestito in una struttura ospedaliera, il seggio cuneese non aveva le note di colore che abitualmente provengono – nelle sezioni elettorali organizzate dentro le scuole – dalle cose appese ai muri: carte geografiche dell’Italia o dell’Europa, lavagne ancora sporche di gesso o ripulite alla bell’e meglio, improbabili capolavori di bambini attaccati a pannelli di sughero con le puntine da disegno. Bianchi e neri, di una sobrietà quasi luttuosa, soltanto spiccavano alle pareti i due o tre manifesti previsti dal regolamento: quello con gli articoli di legge, quelli con le liste di candidati alle elezioni politiche della dodicesima legislatura. Il seggio non aveva neppure la particolare nota di colore che proviene, in tante sezioni elettorali della Repubblica italiana, dal marrone e dall’avorio di un crocifisso appeso al muro. Per puro caso (tanto piú dentro un ospedale), il simbolo della Passione mancava dalle pareti del seggio n. 71.

Comunque, nella nudità stessa di quell’ambientazione grigia, dimessa, tutto pareva in regola. E quando, già alle prime ore del mattino, gli elettori-pazienti avevano preso ad affluire verso il seggio, chi in pigiama, chi vestito per la domenica, accompagnati o meno da spicci infermieri e da parenti premurosi, tutto era sembrato svolgersi come nel celebre racconto lungo di Italo Calvino, La giornata d’uno scrutatore, Einaudi 1963.
Trent’anni dopo, era il medesimo spettacolo – insieme squallido e solenne – della democrazia in atto: su una scena spoglia, anonima, tra funzionari volutamente impersonali e con il solo ausilio di qualche strumento di cancelleria, era lo spettacolo di un rito tanto banale quanto speciale, era il proverbiale manifestarsi, nel segreto dell’urna, della volontà popolare.
E come l’Amerigo Ormea protagonista del racconto di Calvino, gli scrutatori del seggio cuneese avrebbero ben potuto trovare tutto ciò, in fondo, «sublime, nell’Italia da sempre ossequiente a ciò che è pompa, fasto, esteriorità, ornamento»; «la lezione d’una morale onesta e austera; e una perpetua silenziosa rivincita sui fascisti, su coloro che la democrazia avevano creduto di poter disprezzare proprio per questo suo squallore esteriore, per questa sua umile contabilità». Ma dietro l’apparente normalità del seggio n. 71 si nascondeva qualcosa di nuovo. A suo modo, qualcosa di grave. Il giorno prima, le operazioni di insediamento della sezione (la «costituzione del seggio») avevano dato luogo a un incidente procedurale. Uno scrutatore, designato a tale funzione (allora obbligatoria) dall’ufficio elettorale del comune di Cuneo, aveva fatto mettere a verbale una dichiarazione che riguardava la presenza o meno del crocifisso alle pareti della stanza. «Constato oggi che nel seggio 71 non è esposto il crocifisso; la qual cosa risulta però del tutto casuale e non motivata da disposizioni dell’autorità competente, che annullino i precedenti decreti in base ai quali è fatto obbligo di esporre il crocifisso nelle sedi delle istituzioni statali».

« Pagina precedente 1 2 3 Pagina successiva »