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  • domenica 27 Febbraio 2011

Cosa dice il Trattato tra Italia e Libia

Quali sono gli impegni che l'Italia ha preso nei confronti di Gheddafi con l'accordo del 2008

Da ieri il governo dice di considerare il trattato "sospeso", ma servirebbe l'accordo di entrambe le parti

di Francesco Costa

La chiusura dei contenziosi
La seconda parte del trattato contiene il “grande gesto” volto a mettere a tacere una volta per tutte le richieste di Gheddafi. L’Italia si impegna a versare alla Libia cinque miliardi di dollari in vent’anni, 250 milioni di dollari all’anno, per realizzare progetti e infrastrutture. La Libia si impegna a garantire ad aziende italiane la realizzazione di altre infrastrutture, e abroga “tutti i provvedimenti e le norme regolamentari che imponevano vincoli o limiti alle sole imprese italiane”. Poi ci sono alcune iniziative speciali: la costruzione in Libia di duecento unità abitative, a spese dell’Italia; l’assegnazione di borse di studio universitarie per cento studenti libici, a carico dell’Italia; un programma di cure, presso istituti specializzati italiani, a favore di alcune vittime in Libia dello scoppio di mine; il ripristino del pagamento delle pensioni ai titolari libici e ai loro eredi che, sulla base della vigente nominativa italiana, ne abbiano diritto; la restituzione alla Libia di alcuni reperti archeologici trasferiti in Italia durante il colonialismo.

Cosa fa la Libia
Dal canto suo, la Libia concede “senza limitazioni o restrizioni di sorta ai cittadini italiani espulsi nel passato dalla Libia i visti di ingresso”. Inoltre, le parti si impegnano – ma non specificano come – a risolvere il problema dei crediti vantati dalle aziende italiane nei confronti di amministrazioni ed enti libici, risalenti agli espropri compiuti da Gheddafi nel 1970 e soprattutto all’insolvenza libica nei confronti di aziende italiane tra gli anni Ottanta e il 2000.

La lotta all’immigrazione
La terza e ultima parte del trattato è piena di generiche buone intenzioni, valorizzazione dei legami storici, impegni a visite reciproche, cooperazione in ambito culturale, scientifico, energetico, economico e industriale. Poi c’è un altro tema che sta a cuore all’Italia e di fatto chiude l’accordo. La collaborazione nel campo della lotta al terrorismo e dell’immigrazione clandestina. Viene messo in campo un sistema di controllo delle frontiere terrestri della Libia, “da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche” e i cui costi saranno sostenuti al 50 per cento dal governo italiano. L’Italia e la Libia si impegnano poi a chiedere all’Unione Europea di farsi carico del restante 50 per cento.

In Parlamento
Il Trattato è stato ratificato dal Parlamento italiano il 6 febbraio 2009. Hanno votato a favore il PdL, la Lega e il PD, anche se tra le file del PD votarono contro i deputati radicali e alcuni altri “dissidenti”, tra cui Andrea Sarubbi. L’IdV e l’UdC votarono contro la ratifica del Trattato di Bengasi.

foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

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