• Cultura
  • Questo articolo ha più di undici anni

«Ma mica sarai comunista, prof?»

È uscito «Quelli che però è lo stesso», il romanzo di Silvia Dai Pra', insegnante nella periferia romana

"Li guardo. Hanno crani rasati su cui si ergono creste da mohicano, piercing al labbro e al sopracciglio, tatuaggi che escono dalla maglietta, figure stilizzate che fanno sesso a pecora sulle t-shirt, zeppe di dieci centimetri, occhi stropicciati dalle canne"

di Silvia Dai Pra'

«Dovresti andare nel liceo di mio figlio! Lì, al classico, sì che si trovano dei veri studenti…».
«Io non ci posso andare al classico… non ho l’abilitazione giusta».
«Allo scientifico?»
«Neanche».
«E allora cambia mestiere. Mica puoi pensare di passare tutta la vita co’ ’sta feccia. E ora fammi andare che ho mio padre che sta male. Lo sai che io ho la centoquattro, vero? Ecco, potrei starmene a casa quando voglio, e invece sono qui!»
«Ma allora se ognuno fa come gli pare poi non ci possiamo stupire che al governo abbiamo questo presidente del consiglio!», insegnanti come Marta, giacca a vento, jeans, scarpe da ginnastica, venticinque anni di precariato alle spalle e l’ossessione che i germi del berlusconismo si nascondessero dovunque, anche in noi, soprattutto in noi, nel nostro pacato lassismo, nel buonismo dei nostri sei stiracchiati, nei nostri voti che raramente scendevano oltre la barriera del cinque.

Marta pestava duro, invece: ogni mattina spegneva la sveglia alle sei, si metteva la sua antiestetica giacca a vento rossa, e percorreva i cinquanta chilometri che dividono Centocelle dal litorale per potersene tornare a casa la sera col suo zaino pieno di due, tre e quattro rivoluzionari.
«Le vedi?» mi diceva, uscendo dai consigli. «Va tutto bene, tutto passa… e poi non ci possiamo lamentare se al governo abbiamo Berlusconi!» Marta insegnava economia aziendale: e mi è sempre sfuggito quale collegamento ci fosse, nella sua testa, tra imparare ad emettere una fattura e sottrarsi ai diktat di Forza Italia; gli altri colleghi, quando i consigli per colpa sua duravano due ore invece che una, quando cominciava a urlare per sovrastare tutte le altre voci, mi sottoponevano la loro teoria:
«È la classica precaria storica» dicevano, con la spocchia che nella scuola contraddistingue i diruolo.
«Sono sempre così. Si sentono poco importanti, quindi, appena arrivano in un posto nuovo, devono subito farti capire che non si lasceranno mettere i piedi in testa, che loro hanno tanta esperienza».
«Lo sai qual è il problema?» mi diceva lei «Che questi ragazzi sono convinti di poter fare tutto quello che vogliono, che…»
«Ma se tanti di loro già lavorano…»
«Perché hanno dei genitori che se ne fregano!»
«Ma quindi, secondo te, perché sono fascisti?»
«Perché non hanno regole, chiaro! Imparano a fregare prima ancora di imparare a parlare! Copiano! Fanno i furbi! Se non torniamo a rispettare il principio di autorità qui…».

Più autoritarismo per combattere il fascismo: questa era la ricetta di Marta. Quella di Olimpia erano gli sputi. Quella degli altri, era, semplicemente, una scrollata di spalle: e il tempo galantuomo che avrebbe placato gli animi, limato le asperità, rimescolato le carte per trasformare questi allegri fascistelli in mesti operai stempiati di centro-destra.

E, forse, non avrei esitato a ignorarli come facevano loro, se non avessi avuto ancora, a trent’anni, rimasugli dell’impazienza giovanile che rifiutavano di staccarsi dalla pelle: volevo tutto e subito, non volevo morire democristiana, e, soprattutto, mi ero stufata di passare le mie giornate a placcare giovani maschi che comunicavano tra loro urlando heil hitler, tirandosi cazzotti sui bicipiti gonfiati dalla palestra, e rivelandomi che il sogno che rincorrevano nell’attesa dei diciott’anni non era una banale automobile, ma il porto d’armi.

***

È uscito per Laterza Quelli che però è lo stesso, il nuovo romanzo di Silvia Dai Pra’ sulla sua esperienza di tre trimestri come insegnante in un istituto professionale della periferia romana.

Silvia Dai Pra’ è nata nel 1977 a Pontremoli. Laureata in lettere, ha conseguito un dottorato di ricerca dedicato all’opera di Elsa Morante. È autrice di un romanzo, La bambina felice (Gremese 2007)e del reportage Cuor Crocifisso (in Il corpo e il sangue d’Italia, Minimum Fax 2007). Suoi racconti e articoli sono inoltre usciti su il Manifesto, Lo Straniero, il Riformista, nelle antologie Da un mondo all’altro (La Tartaruga 2006), Generazioni. Nove per due (L’Ancora del mediterraneo 2005) e su altre riviste. Vive e lavora a Roma.

« Pagina precedente 1 2 3 4