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  • lunedì 21 febbraio 2011

Guida alle rivolte in Nordafrica e Medio Oriente

Il punto della situazione nei quindici paesi colpiti dalle manifestazioni antigovernative

Algeria
A gennaio diverse centinaia di persone erano scese in piazza ad Algeri, protestando contro la repressione del governo, l’aumento dei prezzi e la disoccupazione. Nel tentativo di evitare un’ondata di protesta simile a quelle avvenute in Tunisia e in Egitto, il presidente Abdelaziz Bouteflika ha interrotto lo stato di emergenza in vigore nel paese da diciannove anni. La decisione non ha comunque placato i suoi oppositori che il giorno dopo le dimissioni del presidente egiziano Mubarak sono scese in piazza per chiedere le dimissioni del presidente algerino. I manifestanti erano qualche migliaio, le forze dell’ordine trentamila; sono state arrestate circa 400 persone. Una nuova manifestazione si è svolta la scorsa settimana ma il corteo è stato contenuto dalle forze dell’ordine e per ora non sembra aver ottenuto grossi risultati.

Gibuti
Migliaia di persone hanno protestato contro il governo venerdì scorso. Le forze dell’ordine hanno caricato la folla dopo il richiamo alla preghiera, sparando gas lacrimogeni contro i dimostranti. I movimenti di opposizione chiedono al presidente Ismail Omar Guelleh – la cui famiglia è al potere dal 1977 – di dimettersi prima delle elezioni che si terranno in aprile.

Egitto
A una settimana dalle dimissioni di Mubarak, gli oppositori del regime hanno festeggiato il “giorno della vittoria” con una grande manifestazione in piazza Tahrir, epicentro delle rivolte. Mubarak si è dimesso l’11 febbraio dopo 18 giorno di proteste ininterrotte. L’esercito è al potere da quel momento:  ha deciso di sciogliere il parlamento, sospendere la costituzione e indire una commissione con il compito di elaborare una nuova costituzione, che sarà sottoposta a referendum. L’esercito resterà al governo fino a settembre, quando dovrebbero tenersi nuove elezioni. Sabato i leader del G20 si sono incontrati a Parigi e si sono impegnati a sostenere i nuovi governi dell’Egitto e della Tunisia.

Giordania
Le contestazioni sono iniziate a gennaio, quando diverse migliaia di persone hanno protestato contro la povertà, la disoccupazione e l’ascesa dei prezzi dei beni di prima necessità. I manifestanti, guidati dai sindacati e dai partiti di sinistra, chiedono le dimissioni del governo guidato dal primo ministro Samir Rifai. Un’altra richiesta è l’annullamento del trattato di pace con Israele. A febbraio il re di Giordania ha sciolto il governo del paese in seguito alle proteste, e ha dato mandato a un ex generale dell’esercito di formare un nuovo governo.

Kuwait
I manifestanti chiedono maggiori diritti per le persone che risiedono da lungo tempo in Kuwait e che non hanno la cittadinanza. Si stima che nel paese circa 100mila persone si trovino in questa condizione. Nei giorni scorsi centinaia di persone sono scese in piazza per protestare; il corteo di manifestanti ha attaccato le forze dell’ordine, che hanno poi cercato di disperdere la folla con gas lacrimogeno.

Sudan
Le ragioni della protesta sono l’operato del partito del Congresso e l’aumento dei prezzi imposto dal governo. Il 30 e 31 gennaio si sono svolte delle manifestazioni a Khartum che sono state represse piuttosto duramente: diverse persone sono state arrestate e venti sono attualmente disperse. Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale, ha detto oggi che alle prossime elezioni non si ricandiderà. Il paese sta affrontando il delicato percorso di secessione dal sud del paese, sancito da un referendum poche settimane fa, e da qualche settimana sono riprese le violenze al confine.

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