• Cultura
  • venerdì 18 febbraio 2011

I dieci migliori inni nazionali

Mano sul cuore, stringiamci a coorte e ascoltiamo quelli degli altri

Cina
La musica fu composta nel 1934 dal musicista Nie Er e il testo è del drammaturgo Tian Han. La leggenda vuole che Tian Han avesse scritto le parole su una cartina per il tabacco, mentre era in carcere. Fu adottato come inno nel 1949 ma Mao Tse-Tung lo proibì e ne fece arrestare l’autore. Soltanto nel 1982 si ricominciò a suonare l’inno in pubblico e la sua adozione ufficiale è recentissima, risalendo al 2004.
https://www.youtube.com/watch?v=uUaBmQf0flI
Stati Uniti
Il testo è stato composto nel 1814 da Francis Scott Key e celebra la vittoria delle truppe americane contro gli inglesi durante il bombardamento del forte McHenry. La melodia invece riprende una canzone da taverna inglese scritta da John Stafford Smith. È particolarmente difficile da cantare perché si estende di un’ottava e mezza: contiene quindi note molto basse e molto alte. Venne usato come inno ufficiale dalla marina degli Stati Uniti nel 1889 ed è stato proclamato inno nazionale soltanto nel 1931. Ne esistono migliaia di interpretazioni, data l’usanza americana di farlo cantare a ogni tipo di artista. Ne sono celebri molte versioni, una di queste è quella di Jimi Hendrix a Woodstock nel 1969, con la melodia storpiata in segno di protesta per la guerra in Vietnam.

Uruguay
Il testo è stato scritto dal poeta uruguaiano Francisco Acuña de Figueroa, che ha composto anche quello del Paraguay. La musica è opera di Francisco José Debali e Fernando Quijano. Fu adottato come inno nazionale nel 1833 ma nel 1938 venne adottata una nuova versione. Si intitola “Orientales, la Patria o la tumba” e il termine ‘Orientales’ fa riferimento al fatto che prima dell’indipendenza l’Uruguay venisse chiamato Banda Oriental, perché parte del regno spagnolo.

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