Le 12 migliori canzoni di Vecchioni

Dopo ieri sera, vogliamo ricordarlo com'era

Canzone per Sergio (Samarcanda, 1977) Il coretto è un po’ datato, ma la melodia è stupenda e il verso immortale: “Oh, Sergio non ho tempo di scriverti, ma d’altra parte non ti ho scritto mai”. Poi, dopo “ci appoggeremo sui gomiti, quando il sole viene giù; mi accadrà di sorridere, come non speravo più”, c’è una gran coda strumentale a imitazione di quella di “Layla” di Eric Clapton.

L’ultimo spettacolo (Samarcanda, 1977) Mitologie omeriche e ricordi personali di separazioni e Muratti. Anche qui, grande dolcezza nella musica e versi che poi restano, in particolare quello delle “mie idee, come ramarri”. E il privato, e il politico: “Ma non venite a dirmi adesso lascia stare, o che la lotta in fondo deve continuare: perché se questa storia fosse una canzone con una fine mia, tu non andresti via”.

Ninni (Calabuig, stranamore e altri incidenti, 1978) “Tu eri bella e parlavi coi tuoi bambini, disegnavi sorrisi sui finestrini”. Meravigliosa canzone, che lui canta con appassionata sincerità immaginando un incontro in treno da batticuore con la propria famiglia e se stesso (“che tuo figlio non è cambiato, era solo ma si è aspettato”). Il passaggio al pianoforte è una delle cose più belle di sempre nel suo genere, assieme a quello dello “Stambecco ferito” di Venditti. “E passò qualcosa di lieve, come sole in mezzo alla neve.”

Mi manchi (Robinson, come salvarsi la vita, 1979) “Mi manchi” è bello, da dire, e da sentire: vuol dire qualcosa, parla di un’emozione chiara e concreta, dolce. “Ti amo” è diverso: è più forte, da brividi; ognuno lo pensa a modo suo, e chi se lo sente dire non saprà mai cosa significhi davvero. Tra “mi manchi” e “ti amo” è come tra un abbraccio e un bacio, tra la tenerezza e la passione. “Mi manchi”, la canzone, è già bella prima della chiusa, dove diventa bellissima: “ma finché canto ti ho davanti, gli anni sono solo dei momenti, tu sei sempre stata qui davanti”.

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