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  • venerdì 4 Febbraio 2011

L’Egitto contro Mubarak

L'Egitto si prepara al giorno della spallata al regime di Hosni Mubarak

Almeno dieci persone sono morte negli scontri delle ultime 48 ore, più di ottocento sono state ferite

Aggiornamento delle 12.00

Il momento della preghiera è finito. In piazza Tahrir, ribattezzata piazza della Liberazione, ci sono diverse centinaia di migliaia di manifestanti. Scandiscono in coro: «Deve andarsene, deve andersene!» riferito al presidente Hosni Mubarak.

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L’Egitto si prepara al giorno della spallata al regime di Hosni Mubarak. Decine di migliaia di persone si sono radunate in piazza Tahrir da questa mattina per una nuova manifestazione di protesta. Alle 11 la folla si è fermata per pregare e il colpo d’occhio era impressionante, con i cristiani non intenti alla preghiera che formavano un cordone di protezione come quelli già visti ieri. Il governo degli Stati Uniti sta discutendo con quello egiziano un progetto per ottenere le dimissioni del presidente e consegnare temporaneamente il potere al vicepresidente Sulayman. Ieri Mubarak aveva risposto a una domanda in un’intervista alla rete americana CBS di essere stanco ma di non avere intenzione di dimettersi «altrimenti per l’Egitto sarebbe il caos», e di voler restare al suo posto fino alle elezioni di settembre. Il nuovo Primo Ministro, Ahmed Shafik, ha chiesto al ministro dell’Interno di non ostacolare in nessun modo la marcia pacifica dei manifestanti. Il ministro ha negato di avere ordinato ai suoi agenti di attaccare la folla negli scontri degli ultimi giorni.

Nelle ultime 48 ore si sono verificati scontri e tafferugli tra i sostenitori di Hosni Mubarak e i manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente. Secondo molti osservatori, buona parte dei sostenitori di Mubarak sarebbero in realtà agenti di polizia in borghese armati di rasoi, coltelli e machete. Ieri il vicepresidente Sulayman, nel tentativo di calmare le proteste, aveva proposto ai Fratelli Musulmani di entrare a far parte di un nuovo governo di transizione, ma loro hanno rifiutato scommettendo sulla caduta imminente del regime e sull’apertura di un corso politico totalmente nuovo. «Vogliamo che Mubarak se ne vada e vogliamo la formazione di un governo di unità nazionale aperto a tutte le fazioni politiche», hanno fatto sapere attraverso un messaggio diffuso dalla tv satellitare Al Jazeera.

Il ruolo dell’esercito sarà cruciale per lo svolgimento della manifestazione di oggi. Soltanto ieri i soldati si sono decisi a intervenire creando una zona cuscinetto intorno alla piazza per separare i manifestanti dai sostenitori di Mubarak, ma non sono comunque riusciti a mettere fine agli scontri. Molti medici hanno curato i feriti direttamente per strada e testimoniato che almeno dieci persone sono morte e che più di ottocento sono state ferite, ma le Nazioni Unite dicono che i numeri sono sicuramente più elevati. I sostenitori di Mubarak hanno attaccato la folla con sassi e coltelli, i manifestanti hanno risposto a loro volta lanciando sassi e bottiglie e armandosi di scudi con coperchi rimediati per strada. Un corrispondente di Al Jazeera ha commentato che al Cairo si stava svolgendo una «battaglia medievale» con le due fazioni che si lanciavano a vicenda qualsiasi oggetto usando catapulte improvvisate sul momento.

Molti dei giornalisti presenti in piazza sono stati coinvolti negli scontri: minacciati, derubati delle loro telecamere e in alcuni casi arrestati. Tra questi ci sarebbero anche alcuni giornalisti di New York Times, Washington Post e Al Jazeera. Oggi la CNN ha trasmesso un’intervista a Shahira Amin, una giornalista della televisione di stato egiziana che ha annunciato le sue dimissioni denunciando le censure a cui è stata sottoposta in questi giorni dal governo. «Mi sento sollevata», ha detto «mi consentivano soltanto di mostrare le immagini delle manifestazioni pro Mubarak, come se in piazza Tahrir non stesse succedendo niente».
https://www.youtube.com/watch?v=RkA30FP2bAU

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