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  • martedì 1 Febbraio 2011

La marcia del milione di egiziani

Proteste in tutto il paese, le opposizioni rifiutano l'invito del governo e chiedono le dimissioni di Mubarak, la Turchia consiglia un passo indietro

9.31 – Al Arabiya dice che anche la strada principale che mette in comunicazione il Cairo con Suez è stata chiusa.

9.29 – L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch conferma che le strade e i servizi ferroviari verso il Cairo e verso Alessandria sono stati bloccati per impedire ai manifestanti di partecipare ai cortei previsti per oggi.

9.18 – BBC ha pubblicato la traduzione dell’ultimo comunicato dell’esercito, che conferma di non voler reprimere le proteste di questi giorni.

1. La pacifica libertà di espressione è garantita a tutti.
2. Nessuno deve mettere in pericolo la sicurezza del paese o compiere atti vandalici contro proprietà pubbliche e private.
3. Non è accettabile che alcuni criminali abbiano terrorizzato i cittadini. Le Forze Armate non lo consentiranno. Non permetteranno di compromettere la sicurezza nel paese.
4. Non mettete in pericolo i beni e le risorse della popolazione. Opponetevi a qualsiasi forma di vandalismo contro le proprietà pubbliche e private.
5. Le Forze Armate riconoscono le richieste legittime dei cittadini perbene.
6. La presenza delle Forze Armate per le strade del paese è per la vostra sicurezza. Le Forze Armate non hanno fatto ricorso alla forza e non faranno ricorso alla forza contro questo grande popolo.

9.03 – In piazza Tahrir il numero di manifestanti continua ad aumentare, ma non ancora con l’intensità auspicata dagli organizzatori, spiega Al Jazeera. In Egitto sono le 10 del mattino, nei giorni scorsi i cortei si sono in genere formati nella tarda mattinata.

8.54 – Cinquanta organizzazioni non governative hanno sottoscritto un appello per richiedere a Mubarak di dimettersi.

8.51 – Il britannico The Independent ha un’intervista in esclusiva con El Baradei, il premio Nobel per la pace da tempo critico nei confronti del regime di Mubarak: «È un dato di fatto che una pace duratura può esserci solamente tra democrazie e non tra dittatori. […] Penso che alla fine l’esercito egiziano sarà col popolo. Si tratta di buonsenso quando vedi un paio di milioni di persone per strada che rappresentano 85 milioni di egiziani che odiano Mubarak, che vogliono vederlo andar via. L’esercito è parte del popolo. E a fine giornata, quando si leva l’uniforme, ogni soldato deve affrontare gli stessi problemi, la stessa repressione, la stessa impossibilità di avere una vita dignitosa. Quindi non credo che spareranno contro i loro concittadini. Perché mai dovrebbero sparare contro la popolazione? Per proteggere che cosa?»

8.47 – Mashable ha pubblicato i risultati di una ricerca realizzata dagli analisti di Sysomos sull’utilizzo di Twitter e degli altri social network nel corso della rivolta in Egitto. La Rete è ancora bloccata in buona parte del paese, ma su scala globale i messaggi degli utenti sulla crisi e le manifestazioni sono lievitati, superando gli 1,3 milioni in meno di una settimana su Twitter, per esempio.

8.24 – Anche ad Alessandria i manifestanti si preparano per un nuovo corteo, che dovrebbe passare per le vie principali della città nelle stesse ore della marcia di protesta al Cairo.

8.23 – Da domenica le banche in Egitto sono chiuse e non è stata ancora decisa la loro riapertura, cosa che lascia molta incertezza sui mercati finanziari.

8.16 – La scelta dell’esercito di non interferire con le manifestazioni di questi giorni è la conferma del mancato sostegno dei militari al presidente Hosni Mubarak. Secondo Jon Leyne, inviato per BBC al Cairo, Mubarak potrebbe decidere di lasciare già nelle prossime ore, mentre il nuovo vicepresidente Sulayman ha avviato il dialogo con le opposizioni.

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