Il “testo riservato” del PD sul Lingotto

Il Foglio pubblica un "testo riservato" del responsabile economico del PD

Stefano Fassina demolisce le "irrealizzabili" proposte di Veltroni al Lingotto

Infine, le proposte per il lavoro. Qui, i commenti dei media non hanno colto la posizione di Veltroni. Nelle politiche di contrasto alla precarietà, Veltroni abbandona l’obiettivo del “contratto unico” (mai nominato nel testo)per convergere sulla proposta, radicalmente alternativa, contenuta nel documento approvato all’Assemblea di Roma: “il diritto unico del lavoro”. In altri termini, al Lingotto 2 si abbandona l’attacco all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e si sceglie la strada della rimozione dei vantaggi economici dei contratti precari, la vera causa della precarietà. Nella relazione, Veltroni fa riferimento all’elaborazione del sen Ichino, ma il punto di contatto è relativo alla responsabilità della politica per la riforma delle regole sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. È un punto sul quale, come abbiamo scritto ripetutamente nei mesi scorsi con Emilio Gabaglio, Presidente del Forum Lavoro del Pd, siamo tutti, tutti, d’accordo.

Insomma, il Lingotto 2 è stato un passaggio importante in quanto ha evidenziato che anche la minoranza del Pd converge su punti programmatici elaborati dall’insieme del Pd, non solo dalla maggioranza, nei mesi scorsi. La convergenza è evidente anche sul piano delle alleanze politiche ed elettorali, nonostante i tentativi di rimpacchettamento.

Non vi sono differenze rilevanti allora? No, differenze, assolutamente legittime, vi sono ed investono l’impianto politico-culturale: la rilevanza del paradigma liberal-democratico. Veltroni lo conferma, esplicita il prof Salvati. Invece, va superato, poiché la cultura liberal-democratica non è in grado di reggere lo sguardo di Medusa dell’economia globale, come rileva un filone di pensiero ispirato alla “Caritas in veritate” (es. Brokenforde e Bazoli), riconoscono oggi i fondatori del New Labour (es. Policy-network) e sostengono illustri economisti mainstream (es. Rajan in “Fault Lines”). Il pensiero liberale ispirato all’individualismo metodologico è inadeguato ad affrontare le sfide drammaticamente scarnificate dalla crisi: la libera interazione tra agenti economici razionali, impegnati a massimizzare funzioni di utilità individuali, non conduce ad un equilibrio generale soddisfacente e allo sviluppo integrale della persona. La politica non può, quindi, rimanere ancillare all’economia. Non può limitarsi a liberare gli individui dai lacci e lacciuoli delle istituzioni pubbliche. La politica deve portare a sintesi interessi diversi ed orientarli verso il bene comune definito in un processo democratico. Le forze economiche non portano autonomamente alla crescita e l’economia, da sola, non fa la società, come assumevano le tramontate “Terze vie”. Il governo europeo dell’economia, politica industriale, investimenti pubblici, canalizzazione del risparmio privato, re-distribuzione del reddito, sono necessarie per la crescita. Insomma, è la logica di funzionamento da cambiare. La giustizia sociale non può essere soltanto principio correttivo di una logica di funzionamento informata esclusivamente dall’individualismo proprietario. Celebrare la “modernità” economicistica di Marchionne implica una prospettiva di rassegnazione pragmatica e di subalternità politica al lavoro. Invece, la centralità politica ed economica del lavoro è l’eredità del ‘900 da portare nel riformismo del XXI secolo.

Compito del Pd, dobbiamo sempre ricordarlo, è promuovere la centralità culturale e politica del lavoro, in tutte le sue articolazioni, per ricostruire le condizioni dello sviluppo integrale della persona (ed è qui il senso di fondo dell’incontro tra le culture fondative del Pd) e rilanciare una democrazia delle classi medie, fondata sul lavoro, in alternativa alla democrazia populista ed oligarchica conseguente alla subalternità del lavoro e alla torsione corporativa dei sindacati. La centralità del lavoro è l’unica bussola per un partito a “vocazione maggioritaria”. La prospettiva del Lingotto 2 e la scelta di delegare a Vendola la rappresentanza della fascia di gran lunga più ampia del lavoro, in una singolare contraddizione con il ritornello di Modem di non appaltare ad altri la raccolta dei voti nell’arena del centrosinistra, porterebbe il Pd ben al di sotto di quanto indicato dagli attuali, strumentalizzati ed incompresi sondaggi. Soprattutto, lo renderebbe sostanzialmente inutile in quanto condannerebbe l’universo del lavoro alla marginalità sociale e politica.

Stefano Fassina, segreteria nazionale Pd

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