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  • martedì 18 Gennaio 2011

La politica dei videomessaggi

Ora è una consuetudine, ma in Italia tutto è cominciato il 26 gennaio del 1994

Gli otto videomessaggi più curiosi e rilevanti nella storia recente della politica italiana

“Walter Veltroni es un magnifico líder para Italia y para Europa”
Primavera del 2008. Walter Veltroni è il segretario e candidato premier del PD, impegnato in una rincorsa proibitiva contro il vantaggio nei sondaggi del Popolo delle Libertà e della Lega. Le provano tutte, a un certo punto gli riesce di convincere il premier spagnolo Zapatero a rompere ogni regola del protocollo e della diplomazia, facendo un endorsement esplicito per Walter Veltroni, anzi, “mi amigo” Walter Veltroni. Caso più unico che raro di premier in carica che esprime il suo sostegno per uno dei candidati alla carica di premier di un paese straniero, durante una campagna elettorale. In quei giorni girava voce che lo staff di Veltroni ci avesse provato anche con Obama.

“Il tempo delle barzellette è finito”
Novembre dell’anno scorso, i giorni del primo caso Ruby. Mentre centrodestra e centrosinistra se ne dicono di tutti i colori sulle agenzie di stampa e sui giornali, Nichi Vendola si limita a pubblicare questo video su Youtube. La scelta funziona, il video gira parecchio e diventa una notizia. Il discorso non è particolarmente originale ma la durata è quella giusta e il presidente della Puglia riesce a esprimere i suoi concetti in modo efficace e senza ricorrere al linguaggio aulico e contorto a cui ha abituato. Unico neo: le occhiate frenetiche al foglio, tenuto in mano.

“Non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera”
L’isola di Santa Lucia! Lavitola! L’Avanti! Non sembra passato un secolo? Invece era solo la fine di settembre. Giornate passate a decifrare la carta intestata del ministero di un’isola caraibica o la fattura di una cucina Scavolini. Nel mezzo di tutto il casino, quando i suoi avversari sembrano a un passo così dal metterlo al tappeto, Gianfranco Fini diffonde questo video, giura di non avere fatto nulla di male e mette sul tavolo la sua buona fede, dicendo che si dimetterà se dovesse venir fuori che la casa di Montecarlo è effettivamente nella proprietà di suo cognato.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

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