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  • giovedì 30 Dicembre 2010

L’estradizione di Cesare Battisti

Il Brasile nega le richieste di estradizione dell'Italia: le cose da sapere su una storia lunga, intricata e controversa

di Francesco Costa

Le richieste di estradizione
Finché la dottrina Mitterrand rimane in piedi, le richieste di estradizione presentate dall’Italia cadono sistematicamente nel vuoto: secondo la Francia, le legislazioni di emergenza approvate dall’Italia durante gli anni del terrorismo erano inique e non conforme agli standard degli altri paesi europei. Nel 2004, però, durante la presidenza Chirac, la Francia concede l’estradizione. Battisti presenta ricorsi al Consiglio di stato francese, alla Corte di Cassazione italiana e alla Corte europea dei diritti dell’uomo: tutti vengono respinti. Scappa, come abbiamo detto. Viene arrestato nel 2007 a Copacabana, in Brasile, dove però nel 2009 gli viene accordato lo status di rifugiato politico: il ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, ritiene che in Italia l’incolumità di Cesare Battisti sarebbe in pericolo per via delle sue idee politiche. Questo nonostante il parere favorevole all’estradizione del CONARE, il Comitato nazionale per i rifiugiati, che si era opposto al riconoscimento dello status di prigioniero politico. Siamo quasi ai giorni nostri, e ricorderete le polemiche tra il governo italiano e quello brasiliano. Battisti in questi anni è rimasto in custodia in un carcere brasiliano.

Cosa dice Battisti
Cesare Battisti, che nel frattempo ha intrapreso una carriera di scrittore e traduttore, ha continuato a dirsi innocente relativamente ai reati per cui è stato condannato, seppure non esprimendo mai pentimento per la sua appartenenza ai PAC e alla lotta armata. Ha detto che negli anni Settanta in Italia c’era «una guerra», e che forse lui è stato «maldestro». Ha detto di avere paura del sistema giudiziario italiano: «non andrò in Italia, non arriverò vivo in italia, ho troppa paura. Ci sono cose che si possono ancora scegliere come il momento della propria morte». Nel febbraio del 2009, però, ha scritto una lettera aperta chiedendo «se non sia giunta l’ora che l’Italia mostri il suo lato cristiano, per il quale il perdono è un atto di nobiltà».

La risposta dell’Italia
Il 27 febbraio del 2009 la Camera dei deputati vota all’unanimità una mozione che chiede un intervento del governo per ottenere dal Brasile la revoca dello status di rifugiato politico di Cesare Battisti. Sia il presidente della Camera Gianfranco Fini che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrivono al presidente brasiliano Lula esprimendo stupore e rammarico per la decisione del suo governo. La questione evidentemente era diventata duplice: la risoluzione della vicenda di Battisti e la difesa del sistema giudiziario italiano. Lula però non torna indietro e il caso sembra chiuso.

La decisione finale
Il 18 novembre 2009 il Supremo Tribunal Federal, la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile, ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso a Cesare Battisti dal governo brasiliano. La sentenza, per quanto favorevole ad assecondare la richiesta di estradizione presentata dall’Italia, lascia però alla presidenza della repubblica la decisione finale. Le motivazioni della sentenza vengono pubblicate il 16 aprile del 2010. Lula si è preso tutto il tempo necessario per decidere, chiedendo diversi pareri legali e chiarendo che non avrebbe lasciato la decisione alla presidente-eletta Dilma Rousseff, che si insedierà il primo gennaio e ha già detto di essere favorevole all’estradizione di Battisti. Il 30 dicembre 2010 l’avvocatura generale del governo ha dato parere contrario e il presidente brasiliano Lula, nell’ultimo atto ufficiale della sua presidenza, ha negato l’estradizione. Il governo italiano ha detto che la motivazione è “inaccettabile” e che il Brasile “dovrà spiegarlo agli italiani”. In Italia, sia la maggioranza che l’opposizione chiedono che il Brasile rispetti il trattato bilaterale in vigore e conceda l’estradizione. La nuova presidente brasiliana, Dilma Rousseff, aveva chiesto il nuovo esame da parte del Supremo Tribunal Federal.

foto: MEHDI FEDOUACH/AFP/Getty Images

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