Come ingannare il New York Times

Inviando centinaia di mail, un giornalista ha infilato nella classifica delle notizie più condivise un pezzo sulle tavolette in cuneiforme

Un paio di ore dopo l’inizio del blitz, la notizia è comparsa nella classifica degli articoli più condivisi via email della sezione Scienza, passando poi entro la mattina successiva dalla decima alla sesta posizione. Era un buon risultato iniziale, ma non consentiva di rispondere a una domanda importante: l’articolo era salito grazie alle 48 segnalazioni o al fatto che i destinatari erano stati complessivamente 135 persone?

Il 9 dicembre il gruppo è tornato in azione, chiedendo questa volta a ciascun volontario di condividere per email un vecchio articolo di scienza con un solo contatto ciascuno. In poco tempo, 35 persone hanno così inviato il pezzo ad altrettanti contatti. L’articolo è comparso nella sezione dei pezzi più condivisi via email, raggiungendo la quinta posizione. Il risultato dimostrava che la classifica era principalmente condizionata dal numero di mittenti, probabilmente aiutato dal fatto che una volta in evidenza la notizia poteva essere poi condivisa da altre persone che non partecipavano all’esperimento.

Dunque se una dozzina di persone può rendere “popolare” un articolo nella pagina di categoria Scienza, che cosa serve per finire nella classifica complessiva, quella vista da milioni di lettori, e così tenuta d’occhio dagli stessi responsabili del Times?

Utilizzando Mechanical Turk, un servizio di Amazon che permette di commissionare lavori reiterativi, Weber ha assoldato alcune centinaia di persone pronte a seguire le sue indicazioni. I partecipanti si sono iscritti al sito del New York Times e il 14 dicembre hanno ricevuto il loro obiettivo: l’articolo sulle tavolette di cera scritte in cuneiforme. Grazie a una settantina di condivisioni via email, l’articolo ha raggiunto in poche ore la posizione otto nella classifica delle notizie più condivise nell’area Scienza. Il giorno successivo, verso le sette, grazie a 300 nuove condivisioni la notizia era balzata al quarto posto, ma sempre nella categoria Scienza. Dopo 400 email, la notizia è infine approdata nella lista complessiva dei 25 articoli più segnalati via email di tutto il New York Times nelle ultime 24 ore.

Per arrivare alla posizione numero 10, la prima visibile nella classifica riportata nella homepage del New York Times, la pagina più vista del giornale, ci sono volute complessivamente 36 ore e molte altre condivisioni via posta elettronica. Il 16 dicembre alle 12:18 la notizia ha raggiunto il proprio massimo toccando la terza posizione. Complessivamente, spiega Weber, per ottenere questo risultato ci sono volute 1.270 condivisioni.

Lo sforzo per raggiungere l’obiettivo è stato notevole: ci sono volute molte persone, tempo e anche qualche soldo per pagare i partecipanti assoldati online. L’esperimento di Weber dimostra però quanto sia facilmente accessibile la classifica a chi voglia beneficiare dell’enorme mole di traffico che genera ogni giorno il New York Times per promuovere una notizia. Poche migliaia di segnalazioni rendono visibili articoli che potrebbero essere potenzialmente letti da diversi milioni di utenti, e questo fa nascere il sospetto che la classifica possa essere a volte modificata strumentalmente magari per mettere in evidenza una recensione positiva o per farsi pubblicità. Al giornale assicurano che il sistema è sicuro, anche se forse imperfetto: il servizio conteggia il numero di utenti che decidono di condividere le notizie e non il numero dei destinatari, così da impedire a un ristretto numero di persone di condizionare le classifiche.

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