Vince Berlusconi

Il governo ottiene la fiducia sia al Senato che alla Camera

11.30. “Mentre noi lottavamo contro la prima repubblica, lei ci faceva gli affari: non esiste un beneficiato dalla prima repubblica come Silvio Berlusconi”. Dalla maggioranza urlano a Bocchino “COMUNISTI!”

11.29. “Mentre noi lottavamo contro il comunismo, lei costruiva palazzi”

11.28. Bocchino cita il partito liberale e La Malfa, per tentare di rinsaldare le file.

11.27. Bocchino dice che il suo leader è sempre stato Gianfranco Fini, dagli anni Settanta a ora. “Se ha bisogno di guardare in faccia qualche traditore, si giri attorno”

11.26. Secondo Stefano Menichini, invece, a Montecitorio tutti sono convinti che il governo ce la fa.

11.25. Giulia Bongiorno è arrivata in aula in carrozzella.

11.24. “Ci sono due fallimenti di cui non si può non tenere conto: il primo è il fallimento del PdL”. E cita Battista sul Corriere di ieri, parlando di “brutale estromissione leninista” di Fini.

11.23. Parla Bocchino, di Futuro e Libertà.

11.22. Casini cita tutti i lanci di agenzia e le dichiarazioni di Bonaiuti che vogliono “pressioni vaticane” sull’UdC per conto del governo perché non votano la fiducia. “Presidente, la Chiesa si serve, se la si ama, per convinzione, non per usarla strumentalmente nelle scelte politiche”

11.21. Casini rinnova l’offerta a Berlusconi, chiedendogli di dimettersi e aprire una fase nuova. “Può ancora fermare questa dissennata corsa verso l’ignoto”. Berlusconi ridacchia.

11.17. Il governo ha ottenuto la fiducia del Senato con 162 si, 135 no e 11 astenuti.

11.16. “Un voto più o un voto in meno non cambia nulla”

11.14. “Ieri ho sentito un parlamentare del PdL dire che ‘se non c’era quest’inchiesta giudiziaria avremmo vinto con più voti'”, dice Casini.

11.12. Berlusconi rientra in aula.

11.11. Fini dice che la richiesta di Casini “è più che legittima”.

11.11. Casini dice che non parla finché non arriva Berlusconi.

11.10. “Fuori di qui, fuori da questo governo, fuori da questo paese! Prima è, meglio è!”. Di Pietro finisce di parlare, i deputati del PdL tornano in aula.

11.09. “Di Pietro è riuscito nell’impresa di far uscire Berlusconi dall’Aula e contemporaneamente di tenerlo in vita con i voti di due suoi ex”, scrive Sarubbi.

11.06. “Lei, con il voto che oggi ha comprato, ha ridotto le condizioni minime di democrazia in questo paese”. È un discorso fatto sullo scenario della vittoria di Berlusconi, che ora pare molto più incerta di quanto non fosse ieri.

11.03. Di Pietro continua a parlare con Berlusconi, che non c’è. Lo definisce “fuggiasco Berlusconi” e dice che ieri “si sbrodolava nei suoi calzoni”

11.02. I deputati del PdL hanno lasciato in massa l’aula, Di Pietro sta parlando da solo.

11.01. “Qualunque sia il voto che ha comprato, lei è arrivato al capolinea. Si consegni alla magistratura, e come un Noriega qualsiasi si faccia giudicare”. Berlusconi si alza e se ne va.

11.00. Furio Colombo si fa molto richiamare da Fini. Parla Di Pietro.

10.59. “Di Pietro, un leader che perde nove parlamentari e non in virtù di una scissione, si dovrebbe dimettere”.

10.58. “Il Movimento Sociale era un partito serio con un leader serio, il vostro partitino non è nemmeno un pallido ricordo: siete gli utili idioti della sinistra”, dice Iannaccone ai finiani.

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