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  • giovedì 11 Novembre 2010

Gli immigrati preferiscono la Svizzera

Il Ticino è la meta d'arrivo finale della maggior parte dei clandestini in transito in Italia

I nuovi barconi sono i vagoni dei treni che collegano Milano alla stazione internazionale di Chiasso

di Adierre


«La maggior parte dei richiedenti di asilo – chiariscono sempre dai dipartimenti svizzeri dell’immigrazione – eludono i controlli prima della frontiera ed entrano in Svizzera clandestinamente per non correre il rischio di essere respinti al confine. Sono persone giovani, tra i 25 e 30 anni, molto ben informati sulla procedura d’asilo svizzera e per lo più conoscono anche l’indirizzo di uno dei cinque centri di registrazione e di procedura dell’Ufficio federale della migrazione. Gli basta superare la frontiere e poi arrivare in uno di questi e inoltrare una domanda d’asilo». Quelli, invece, che dopo aver varcato clandestinamente la frontiera vengono arrestati nei pressi del confine possono essere consegnati immediatamente alle autorità dello Stato limitrofo, dove possono inoltrare una domanda d’asilo. Ma non è sempre facile. Prima bisogna dimostrare da quale Stato il clandestino si è introdotto in Svizzera. E nell’attesa gli viene fornito vitto, alloggio e a volte anche un lavoro temporaneo per racimolare qualche franco. Logico quindi preferire il Ticino a uno dei vari Centri di identificazione ed espulsione della Penisola.

Anche perché gli immigrati conoscono quasi alla perfezione le leggi, almeno tanto quanto la tratta migliore da fare in treno. Dove salire e come comportarsi ai controlli una volta sul treno. Sanno anche, per loro stessa ammissione, che in Italia, di sabato e domenica, proprio i giorni di maggiore flusso di clandestini, sono chiusi gli uffici delle questure dedicati agli immigrati. Conoscono gli articoli di legge italiani. Se fermati sono in grado di citare anche il codice e il numero. E raccontano, alle forze dell’ordine elvetiche, che non si presentano in tribunale e tanto meno pagano ammende per il reato di clandestinità dopo aver ricevuto la denuncia. Una volta usciti da questure non gli resta che strappare il “foglio di via”.  Quelli che abbiamo incontrato nelle stazioni parlano poi delle grandi difficoltà di vivere in Italia, «con discriminazioni dalla politica e della fortuna di essere vicino a uno Stato come la Svizzera». Una fortuna per loro, un problema reale che comincia a pesare molto sulla Confederazione. Perché a instradarli, e questo ormai è più di un sospetto, ci sono spesso le organizzazioni criminali. Che lucrano sul viaggio e probabilmente poi li arruolano anche come spacciatori. Fenomeno la cui incidenza tra gli asilanti è in continua crescita.

L’esempio negativo è il quartiere di Besso a Lugano, una volta considerato a misura d’uomo, da anni invece terra di conquista di un centinaio di spacciatori che vendono droga lungo le strade, sui bus e davanti alle scuole pubbliche. Al punto che c’è chi nel recente passato si è spinto, come il consigliere nazionale del Plr Philipp Müller, ad avanzare richieste drastiche. Su tutti quella di trasformare i vecchi alloggiamenti dell’esercito sulle Alpi in “centri contenimento” per gli asilanti che spacciano droga in città. Per impedire ai richiedenti d’asilo, quelli senza documenti soprattutto, quelli che non collaborano, che si danno alla clandestinità e soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti, di spostarsi e circolare. Cosa che oggi non avviene. Salvo il rispetto di un orario di rientro.  Meglio così farsi prendere in Svizzera, ancor meglio in Ticino. Logica quindi una certa preoccupazione da parte dei nostri vicini. Specialmente alla luce della facilità con qui gli immigrati irregolari arrivano alle frontiere. Chiare così le richieste delle forze dell’ordine elvetiche. «Servono misure più incisive – confermano – nei confronti dei passatori e le organizzazioni che lucrano sulle vite umane». Appello rivolto proprio all’Italia della Bossi – Fini. L’Italia che ha cancellato gli sbarchi ma sembra non curarsi, dati dei flussi alla mano, del semplice passaggio. Con le verifiche sul transito dei migranti che dovrebbero essere decisamente più stringenti nell’ottica della cooperazione.

Atteggiamento che non è conveniente, in primis, proprio per il nostro paese. Basta chiedersi cosa avviene poi a questi immigrati? O banalmente dove vanno a finire? L’immigrato che arriva a Chiasso, infatti,  viene segnalato. Lascia le impronte digitali, rilevate con sistemi altamente tecnologici e  spedite ad un sistema europeo di monitoraggio: Eurodac. Una procedura che serve per capire se il clandestino ha già presentato domanda di ammissione in altri paesi. Così si scopre che chi si rende colpevole “di soggiorno illegale” proprio in transito a Chiasso, il più delle volte ha già fatto richiesta di asilo in uno stato che aderisce alla “Procedura di Dublino”. Uno spazio di 30 stati, di cui 27 dell’Unione europea (UE) e tre  associati – Norvegia, Islanda e Svizzera –  che applicano regole unitarie per determinare lo stato competente per l’esecuzione della procedura d’asilo. Il che tradotto vuole dire che sarà proprio quel paese che dovrà dirimere la pratica e accogliere di nuovo la persona. In pratica prima o dopo, tutti questi immigrati, in virtù di accordi internazionali, verranno rispediti nel paese da dove si è originato l’ingresso in Svizzera. In questo caso proprio in Italia.

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