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  • sabato 6 Novembre 2010

“Prossima fermata: Italia”, in diretta sul Post

La seconda giornata dell'evento promosso da Renzi e Civati: diretta video e liveblogging

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12.50. Ci si fermerà alle 13, la mattinata sarà conclusa da Sergio Staino. Poi si ricomincia alle 14,30.

12.47. Parla Paolo Guiotto, assessore a Torino e sosia di Claudio Fava.

12.44. Civati dal palco dice che ci sono 3300 persone registrate all’evento. “Questa è la prima manifestazione in cui i dati della questura e quelli degli organizzatori concordano”.

12.40. Paola Caporossi, che parla adesso, nel 2007 fu una tra i pochissimi non-politici a far parte del cosiddetto Comitato dei 45, che gestì la transizione tra lo scioglimento dei DS e della Margherita e la fondazione del Partito Democratico.

12.34. I commenti letti da Renzi e Civati sono quelli che vengono lasciati su questa pagina di Facebook.

12.30. Con qualche confusione, per parlare dei lati positivi della Campania e della lotta alla camorra viene mandato sui maxischermi una scena del film I cento passi.

12.24. La parola di Giovanni, sindaco di un comune nella provincia di Napoli, è monnezza.

12.11. Paolo, di Prato, è un commerciante e parla di giustizia fiscale. Dice di avere “un passato da evasore” e pone il problema delle ingiustizie e della sperequazione fiscale nei confronti dei piccoli commercianti. Propone di adottare il sistema fiscale americano: “scaricare tutto, tutti”.

12.05. L’università e la ricerca sono sicuramente i temi di cui si è parlato di più, fino a questo momento. È un altro elemento interessante, nella lettura di questa iniziativa: perché si discute più di università e ricerca che delle consuete parole d’ordine delle iniziative dal basso nel centrosinistra (“il conflitto di interessi!”, “Berlusconi!”) e perché davvero non si parla quasi per niente delle beghe interne del PD e dei suoi dirigenti. Ora sta discutendo di ricerca Samuele Agostini, pisano, dicendo cose giuste, semplici e sensate.

11.56. Giovanni Faleg è un dottorando alla London School of Economics. Parla delle cose che si possono imparare dal New Labour e si guadagna il favore dell’inviato del Post citando Alastair Campbell e Peter Mandelson. Poi però cita pure il governo ombra e in sala la gente si guarda in faccia perplessa.

11.49. La scelta delle parole dell’oratore che sta parlando adesso – l’inviato del Post si è fatto scappare il suo nome – è originale e interessante, rispetto ai canoni. Sono due: una che “ci è stata scippata”, libertà. Una che “ci hanno imposto”, difesa. “Noi difendiamo tutto, invece dovremmo andare all’attacco”.

11.39. C’è qualche attimo di maretta in sala: una signora si alza e urla scompostamente qualcosa verso Renzi, sembra essere in qualche modo una cosa ricorrente. Renzi promette che le parlerà dopo, intanto la calmano. Paola Concia la prende a braccetto e chiacchierando la porta verso la fine della sala.

11.35. “Un gruppo dirigente è un gruppo di persone che si rispetta e lavora insieme. Noi siamo qui per diventare un nuovo gruppo dirigente, non un gruppo di bravini che litiga per chi va di più in televisione”. Manciulli se la cava bene, la platea gradisce.

11.33. “Se non le cerchiamo qui, le cose su cui siamo d’accordo, dove? Ognuno a casa propria? Oppure sui giornali? Non possiamo lamentarci delle contraddizioni delle generazioni differenti e ripeterne delle nuove. Le nostre opinioni differenti sono una ricchezza”.

11.32. “Matteo e Pippo sono principi di Facebook, io ho spesso le dita unte di cose mangiate un attimo prima e non sono bravo coi touchscreen”.

11.31. Parla Andrea Manciulli, segretario regionale toscano del PD e in passato accreditato di posizioni critiche nei confronti di questa iniziativa.

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