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  • giovedì 28 Ottobre 2010

La storia di Spatuzza e dell’attentato a Borsellino

Piccola guida per capire gli sviluppi apparsi sui giornali di oggi e diffidarne

di Francesco Costa

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Chi mise l’esplosivo sulla 126
Quando la FIAT 126 viene riempita di esplosivo in un’officina di Palermo, Spatuzza c’è. E dice che in quell’officina c’era una persona che non aveva mai visto prima, che aveva identificato in un agente dei servizi segreti, del quale ha un ricordo labilissimo. Gli investigatori gli propongono album e schedari pieni di fotografie d’epoca. Spatuzza a un certo punto riconosce un uomo, un funzionario del SISDE che oggi lavora all’AISI, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna. Questo non succede ieri, come potrebbe sembrare dai titoli dei giornali di oggi: succede a maggio di quest’anno. La circostanza sarà confermata dal presidente della commissione parlamentare antimafia, Beppe Pisanu, nel corso della sua annuale relazione. Pisanu è il primo a fare il nome dell’agente accusato da Spatuzza.

Sulla scena, comunque riappaiono le ombre dei servizi Segreti. Prima fra tutte, quella del Dott. Lorenzo Narracci, già collaboratore del Dott. Contrada, come funzionario del SISDE a Palermo, tuttora in servizio all’AISI, e a quanto pare indagato a Caltanissetta. Gaspare Spatuzza lo ha vagamente riconosciuto in fotografia come persona esterna a Cosa Nostra; mentre Massimo Ciancimino, testimone piuttosto discusso, lo ha indicato come accompagnatore del misterioso signor Franco o Carlo che avrebbe assiduamente seguito suo padre Vito Ciancimino nel corso della cosiddetta “trattativa” tra Stato e “Cosa Nostra”.

Massimo Ciancimino conferma il riconoscimento di Lorenzo Narracci, e sostiene di averlo visto assieme a Gaetano Scotto, uno dei mafiosi condannati all’ergastolo per la morte di Borsellino.

Il confronto all’americana
La notizia di ieri è un’altra: dopo averlo riconosciuto in foto, Spatuzza avrebbe riconosciuto Narracci anche in un confronto all’americana, quelli dietro il vetro oscurato che siamo abituati a vedere nei film. Lo ha fatto con molte più incertezze rispetto al passato – e in passato era stato già molto cauto. Sempre i giornali di oggi scrivono che Spatuzza “non ha saputo affermare con certezza che Narracci fosse l’uomo presente nel garage dove venne preparata la strage”, contraddicendo quindi i loro stessi titoli. Ciancimino invece non ha avuto dubbi nel riconoscere Narracci.

Un biglietto a Capaci
La presenza e il qualche ruolo giocato da Lorenzo Narracci nelle stragi non sono una novità. Il 23 maggio 1992 i poliziotti setacciano la collina dalla quale Brusca e altri mafiosi azionarono la bomba che fece saltare in aria Giovanni Falcone, a Capaci. Trovano, tra le altre cose, un biglietto. C’è scritto «Guasto numero 2-portare assistenza settore numero 2. Gus, via In Selci numero 26, via Pacinotti» e di seguito c’è un numero di cellulare. Il cellulare di Lorenzo Narracci.

Massimo Ciancimino
C’è un altro personaggio in questa storia, quindi, per quanto marginale rispetto a Spatuzza: Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo. È un personaggio piuttosto controverso: indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, condannato per riciclaggio, racconta storie di mafia e politica ininterrottamente da due anni e mezzo. Ha detto molte cose: alcune si sono rivelate veritiere, alcune no. Spesso si è contraddetto. I magistrati della procura di Firenze hanno considerato inattendibili le sue deposizioni; quelli di Palermo invece lo considerano attendibile. “Tra i tanti magistrati che si sono occupati delle sue fluviali dichiarazioni”, scrive oggi Giovanni Bianconi sul Corriere, “c’è chi è propenso a dargli fiducia e chi è più scettico, ma nessuno finora s’è sentito di depennarlo dall’elenco delle fonti di prova nelle sue inchieste”. Se Ciancimino è marginale rispetto al caso dell’attentato a Borsellino, non lo è rispetto al più vasto capitolo sull’esistenza o meno negli anni Novanta di una trattativa tra la mafia e pezzi dello Stato.

La trattativa
Sintetizziamo molto, anche perché si tratta di un discorso più generale. Sia Spatuzza che Ciancimino, seppure con accenti diversi e divergendo su molti aspetti, dicono che dopo la morte di Falcone e Borsellino la mafia aveva intenzione di fare altri attentati per alzare la posta e ottenere dallo Stato una tregua e un atteggiamento più conciliante. I socialisti non furono in grado di chiudere l’accordo, che fu invece portato avanti grazie alla mediazione di Berlusconi e Dell’Utri. In cambio di questo ammorbidimento nei confronti della criminalità organizzata, lo Stato avrebbe ottenuto la fine delle violenze; Berlusconi e Dell’Utri avrebbero ottenuto collaborazione, e Spatuzza sostiene che siano tra i mandanti occulti degli omicidi di Falcone e Borsellino. Spatuzza dice di avere saputo queste cose dai fratelli Graviano. Uno si è avvalso della facoltà di non rispondere e dice di avere grossi problemi di salute. L’altro lo ha smentito più volte.

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