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  • lunedì 11 Ottobre 2010

Contro Scajola il Giornale arrivò per ultimo

La tesi che il Giornale non attacca solo i nemici di Berlusconi è una balla

L'editoriale di Feltri che chiedeva spiegazioni o dimissioni arrivò solo il giorno delle dimissioni stesse


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Nei giorni successivi la storia monta ed emergono tutti i dettagli che poi impareremo: gli assegni circolari per 900 mila euro di Diego Anemone versati per pagare una parte l’appartamento del ministro, la sua pretesa di averlo pagato solo 600 mila euro di tasca propria. Tanto che le dimensioni dello scandalo arrivano a far parlare di dimissioni. Il 30 aprile Massimo Giannini scrive su Repubblica:

Ma se invece non è in grado di fornire al Paese queste spiegazioni, Scajola ha invece un altro dovere: dimettersi. Si chiama etica della responsabilità, ed è l’essenza della ragion politica.

Nei due giorni precedenti il Corriere della Sera ha pubblicato due lunghi resoconti intitolati rispettivamente “Soldi in nero con 80 assegni per l’immobile di Scajola” e “Così fu comprata la casa per Scajola“. Così, il 30 aprile Fiorenza Sarzanini scrive:

In realtà una spiegazione sembrerebbe a questo punto opportuna, viste le nubi che rischiano di addensarsi sul passato incarico di ministro dell’Interno e sull’attuale carica di responsabile del governo per lo Sviluppo Economico. Soprattutto tenendo conto che nel corso degli anni Anemone ha gestito per conto del Viminale, e non solo, svariati lavori. Pur con le dovute cautele di fronte a un’indagine ancora in corso, gli elementi che stanno emergendo richiederebbero un chiarimento su quanto è davvero accaduto. Anche perché il solo sospetto di aver ricevuto soldi da un imprenditore che ha ottenuto appalti milionari, spesso a trattativa privata, è un’ombra che un uomo pubblico dovrebbe rimuovere al più presto.

E ancora il 30 aprile il Corriere racconta anche che Scajola stesso sarebbe stato tentato di dimettersi ma Silvio Berlusconi lo avrebbe convinto a non farlo. Di dimissioni insomma si parla già abbondantemente: e lo stesso 30 aprile il Giornale che fa? Pubblica un articolo intitolato:

Scajola finisce sotto tiro: «Attacchi infondati»

Nel testo si sostiene che il Giornale abbia “anticipato” la notizia il 23 (quando è stata data da tutti quanti), e dopo poche righe di riassunto delle accuse, si dedicano tre colonne alla difesa di Scajola e alle solidarietà di tutti i suoi compagni di partito. Di richieste di dimissioni non c’è alcuna lontanissima traccia. C’è sì un editoriale di Vittorio Feltri sulla questione: ma è per rispondere a una trasmissione radiofonica che ha accusato il Giornale di avere trascurato la notizia. Feltri contrattacca e sostiene che il Giornale l’abbia data per primo il 23, assieme alla sola Repubblica (è falso, come abbiamo visto). La realtà è che il 23 la notizia è stata data nei modi diversi che abbiamo citato da Repubblica, Corriere e Giornale e che i primi due l’hanno poi seguita nei giorni successivi mentre il Giornale non ha più ritenuto di tornarci fino al 30, quando da due giorni avevano cominciato a occuparsene tutti gli altri quotidiani. Niente di male, ma non corrisponde esattamente a «Le abbiamo chieste noi le dimissioni».

Vediamo quando le ha chieste il Giornale, queste dimissioni, e come. Il 1 maggio no. Il 1 maggio, infatti, il Giornale si occupa del caso, ma ritenendolo di farlo raccontare al ministro Scajola. Con un’intervista di Nicola Porro. Le domande di Porro – che a questo punto ha un ricchissimo repertorio di elementi di indagine che contraddicono il ministro – sono brevi e sbrigative e comprendono anche: “E allora tutta questa vicenda è una grande balla?”. Accanto all’intervista che occupa quasi tutta la prima pagina c’è un editoriale di Vittorio Feltri. Dice “non ci si capisce un’acca” e tiene soprattutto a rivendicare ancora che il Giornale si è occupato di Scajola il 23 aprile. Ma sulle responsabilità e le eventuali dimissioni la linea è questa:

“Stupisce come, data la confusione, alcuni quotidiani notoriamente antigovernativi diano per scontate le responsabilità del ministo quando questi non ha ancora affrontato gli interrogatori”

L’intervista è così spettacolarmente implausibile che due giorni dopo lo stesso Porro scrive sul suo blog quello che si è dimenticato di dire nell’intervista sul giornale, con argomentazioni piuttosto acrobatiche:

Dico subito che non credo al ministro che ho intervistato. Non dico che debba andare in galera. Non dico che debba essere indagato. Dico una cosa banale: 610mila euro per 180 metri quadri nel centro di Roma, non sono il prezzo di mercato. Ho forse delle prove? Nessuna. Per quanto mi riguarda ci possono essere mille motivi per i quali le venditrici hanno incassato da Scajola solo 610mila euro. Alcuni leciti, altri opachi, altri illeciti. Ognuno si può esercitare con tutte le supposizioni possibili. Ma il punto, cari commensali, non è questo. Il punto è che il ministro continua a dire che il prezzo giusto di quell’appartamento, è quello ridicolmente fissato a 3400 euro a metro quadro. E’ un insulto alla nostra intelligenza.
ps1: Ovviamente qualcuno di voi, oltre della zuppa si nutre di carta stampata. E si può chiedere come mai ciò non lo abbia scritto nel pezzo della settimana scorsa. Il motivo è molto semplice: un’intervista è un intervista, non un articolo di opinione. E in questo caso l’opinione l’ha autorevolmente espressa il direttore.
ps2: Se il ministro avesse detto, l’ho pagata 610mila euro, e il resto li ho dati in nero, sarebbe stato ammettere un’evasione fiscale che in molti fanno. Non un bel gesto da parte di un ministro della repubblica. Ma prenderci per i fondelli è peggio.

Lo stesso 3 maggio il Giornale pubblica una breve in cui si riporta che per un sondaggio di Sky Tg 24 l’85% dei telespettatori ritiene che Scajola dovrebbe dimettersi. E così, dopo che le dimissioni sono state chieste da parti politiche ed editorialisti in gran numero, la mattina del 4 maggio il Giornale pubblica un severo editoriale di Vittorio Feltri – la cui novità fa persino notizia sul Corriere della Sera – che chiede a Scajola di dare spiegazioni più convincenti oppure dimettersi. Appena poche ore prima che Scajola si dimetta.

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