La storia del Giornale e di Emma Marcegaglia

Un guaio in cui persino le abituali fazioni si trovano spaesate

di Francesco Costa

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Il mistero Sallusti
Come avrete notato, l’unica persona del Giornale coinvolta nei fatti a questo punto è Nicola Porro. Nonostante questo, anche Alessandro Sallusti è indagato per violenza privata. Il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, parlando della perquisizione, ha inizialmente dichiarato che i pm si sono resi conto “che i colloqui tra i giornalisti del Giornale Alessandro Sallusti e Nicola Porro con il segretario del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia erano tesi a far cambiare atteggiamento al presidente degli industriali”. Solo che di colloqui di Sallusti con Arpisella non se ne trovano: Sallusti dice di non aver mai avuto alcun rapporto con nessun membro dello staff del presidente di Confindustria e ha querelato Lepore per diffamazione. Lepore ha poi rettificato: “Non mi riferivo alle telefonate di Sallusti con il segretario della Marcegaglia ma ad altre conversazioni”. Quali siano queste altre conversazioni non si sa. Quello che si sa è che nel decreto di perquisizione firmato da Woodcock non si menziona alcuna telefonata o conversazione di Sallusti – la cui abitazione è stata perquisita – bensì solo tre righe di un editoriale, in cui il condirettore del Giornale accenna alle posizioni di Marcegaglia sul caso di Montecarlo e scrive: “Con buona pace della Marcegaglia, i sondaggi dicono che i cittadini non si rassegnano ai silenzi e alle bugie sull’affaire monegasco”. Nient’altro. “Una minaccia, questa?”, scrive il Giornale, “eppure è l’unico elemento a carico di Sallusti evidenziato dal decreto dei pm”.

Henry John Woodcock
Uno dei due pm che dirigono l’inchiesta è un nome particolarmente noto alle cronache giudiziarie degli ultimi anni, perché protagonista di inchieste di grande clamore e visibilità risoltesi poi quasi tutte con archiviazioni e assoluzioni. L’ultima delle tante è relativa a Vittorio Emanuele di Savoia e si è conclusa poche settimane fa. In quell’occasione il Giornale dedicò un articolo alla “lunga serie di inchieste fallimentari” del pm, riproposto poi stamattina. Nel 2006 Gianfranco Fini definì Woodcock “un signore che in un paese serio avrebbe già cambiato mestiere”.

L’aria che tira al Giornale
Felice Manti, del Comitato di redazione del Giornale, ha detto che la perquisizione è “un attacco alla nostra libertà”. Il direttore Vittorio Feltri ha detto che “non c’era in corso nessuna inchiesta sulla Marcegaglia e non abbiamo nulla da temere” e che “Confalonieri si informava ma mai si sarebbe sognato di intervenire”.

Le reazioni, fuori
Il segretario della Federazione nazionale della Stampa Franco Siddi ha parlato di “grave inquietudine” per le perquisizioni ai giornalisti, dicendo che “non vorremmo che gli interventi in atto assumessero i caratteri del controllo preventivo sulla stampa”. Giuseppe Giulietti, leader dell’associazione Articolo 21 e deputato dell’Italia dei Valori, ha detto che “non mi sono mai piaciute le perquisizioni ai giornali e non mi piace neanche questa”. Il centrodestra si è schierato compatto a difesa del Giornale, mentre nel centrosinistra lo scenario è più frastagliato. Molti hanno condannato l’operato del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, parlando appunto di “dossieraggio” e facendo notare l’ennesima grave distorsione al sistema democratico apportata dal conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Altri hanno reagito diversamente. Concita De Gregorio sull’Unità di oggi scrive che “non ci piace affatto che la redazione di un giornale venga perquisita, che si cerchino prove delle intenzioni. Vale per il Giornale come per tutti”. Persino Antonio Di Pietro ha commentato con qualche cautela. “Non conosco i fatti ma non voglio tappare la bocca a nessuno, neanche ai miei avversari, neanche a chi come il Giornale mi ha diffamato tante volte ed è stato condannato”.

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