La storia del Giornale e di Emma Marcegaglia

Un guaio in cui persino le abituali fazioni si trovano spaesate

di Francesco Costa

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Chiamiamo Fedele
Se dalla trascrizione delle intercettazioni Arpisella non sembra affatto turbato (“ride”, dicono i verbali), la sua reazione invece sembra essere stata molto diversa. Arpisella dirà ai magistrati che aveva “paura questo avvertimento si realizzasse con la pubblicazione di un dossier che avrebbe potuto deturpare l’immagine di Emma Marcegaglia”. Solo che Arpisella non si rivolge alla magistratura, non denuncia Porro per violenza privata. Ma alza il telefono e chiama Mauro Crippa, responsabile comunicazione di Mediaset. Il quale gli dice di “chiamare Confalonieri adesso”. Emma Marcegaglia dirà ai magistrati di aver chiamato personalmente Confalonieri, raccontandogli della sua “preoccupazione” e del suo “allarme”. Confalonieri le disse che ci avrebbe pensato lui e infatti dopo pochi minuti la richiamò dicendo che aveva messo tutto a posto: Feltri non avrebbe scritto niente. Confalonieri le consigliò però di dare l’intervista al Giornale.

“Secondo te è una cosa intelligente?”
Arpisella richiama Porro, che non è contento della scelta di far intervenire Confalonieri: “Secondo te è una cosa intelligente, dal punto di vista di Feltri, farlo chiamare da Confalonieri? Feltri è il padrone del suo giornale, finché non lo cacciano”. Poi il vice direttore del Giornale rilancia sull’intervista, dicendo ad Arpisella che “dobbiamo trovare un accordo, perché se no non si finisce più qui”.

Violenza privata
L’ipotesi di reato avanzata dai magistrati è violenza privata. Nel decreto di perquisizione, i pm scrivono che “il giornalista ha il diritto di criticare e di farlo in modo anche duro, pungente e veemente”, ma non può “utilizzare i propri scritti e le proprie pubblicazioni, o meglio la loro prospettazione, al solo scopo di coartare la volontà altrui”. Ed Emma Marcegaglia, parlando ai pm, ha utilizzato esattamente queste parole: “Non mi era mai capitata una cosa simile, e cioè che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà”. E poi: “Dopo il racconto che Arpisella mi fece, ho sicuramente percepito l’avvertimento di Porro come un rischio reale e concreto per la mia persona e la mia immagine”. Qui finiscono i fatti e cominciano le domande relative a questa storia.

Il tono di Porro
Il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, sostiene che il tono delle sue comunicazioni con Arpisella era innocuo e scherzoso. «Le frasi sono vere ma il tono era chiaramente di cazzeggio. Vorrei che Woodcock pubblicasse tutti gli audio. Chi parla di minacce non ha capito nulla. E comunque sì, ho detto una cazzata al telefono. Di Arpisella ho cancellato il numero». Ascoltare gli audio può essere utile a capire quale fosse il tono di Porro, che non è possibile evincere dai testi, per quanto sia evidente il sarcasmo del vice direttore del Giornale. Quel è che è certo è che Arpisella riferisce a Marcegaglia le conversazioni in un modo tale da allarmare la presidente di Confindustria e portarla a cercare aiuto in Fedele Confalonieri (aggiornamento: il Fatto ha l’audio della telefonata tra Porro e Arpisella, giudicate voi).

L’oggetto dell’articolo
Un’altra cosa non chiara, fino a questo momento, è l’oggetto dell’articolo la cui pubblicazione è annunciata ad Arpisella da Porro via sms. Marcegaglia ha detto ai magistrati di presumere che potesse riguardare “taluni problemi giudiziari” che suo fratello ha avuto nel 2004. Altri hanno ipotizzato un riferimento ai presunti conflitti di interesse esistenti tra l’azienda di famiglia di Emma Marcegaglia e il suo incarico in Confindustria. Oggi comunque il Fatto dedica una lunga inchiesta proprio ai “guai giudiziari” di Emma Marcegaglia e di suo fratello. Il Giornale ha annunciato che domani pubblicherà un’inchiesta di quattro pagine su Emma Marcegaglia.

Definisci “dossieraggio”
Altra cosa poco chiara: qual è la differenza tra un’inchiesta giornalistica e un’operazione di cosiddetto dossieraggio? Il giornalismo d’inchiesta è basato sulla ricerca di informazioni riservate, sui tentativi di reperire informazioni e documenti non pubblici, allo scopo di far venire alla luce fatti meritevoli di attenzione e visibilità: notizie. Alcuni dei giornalisti più celebrati e popolari in Italia si vantano di avere interminabili archivi su questo o quel personaggio politico, così da tenere traccia di ogni affermazione e documento che lo riguardi: è giornalismo o dossieraggio? Quello che fa Wikileaks è giornalismo o dossieraggio? Claudio Cerasa scrive sul Foglio che “se davvero il Giornale avesse avuto, o avesse trovato, delle notizie interessanti intorno alla famiglia Marcegaglia e avesse deciso di pubblicare queste notizie anche con una tempistica discutibile (ovvero giusto dopo le critiche della Marcegaglia al governo) io credo che Feltri avrebbe avuto tutto il diritto a mettere in pagina quelle notizie lì”. Abbiamo detto dell’inchiesta pubblicata oggi dal Fatto, che ripercorre i “guai giudiziari” di Emma Marcegaglia, del padre, del fratello: è giornalismo o dossieraggio? I problemi nel comportamento del Giornale possono essere la veridicità delle eventuali notizie, il miscuglio tra le opinioni dei giornalisti e gli interessi degli editori, la ricerca più approfondita verso i propri avversari politici e non verso i propri alleati: ma fosse così allora l’accusa di dossieraggio sarebbe da allargare alla quasi totalità dei giornali italiani, e sarebbe probabilmente più opportuno trovarle un altro nome. Il nodo è semmai l’utilizzo delle notizie come arma di ricatto, ed è su questa ipotesi di reato che indagano i magistrati.

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