Il testo del nuovo documento di Veltroni

4.

Il ritardo accumulato è enorme, ma esistono le risorse per farcela: alcune migliaia di medie imprese si sono ristrutturate e portano con sé, nella competizione internazionale, migliaia e migliaia di piccolissime aziende che sono il nerbo della nostra struttura produttiva, forti della qualità e della capacità “di fare” di milioni di lavoratori che vogliono vedere finalmente premiati, anche nel salario, la loro capacità e il loro impegno, attraverso un completo ridisegno del modello contrattuale. Nella Pubblica Amministrazione, la maggioranza dei lavoratori e dei dirigenti avverte come un’umiliazione anche personale la distanza tra i costi sopportati dalla collettività e le effettive prestazioni di servizio. Milioni di giovani, sui quali negli ultimi quindici anni si sono violentemente scaricate tutte le esigenze di flessibilità del sistema, potranno contribuire allo sviluppo solo se la loro partecipazione al mercato del lavoro avverrà superando l’attuale stato di segregazione cui sono costretti da regole ormai vetuste. Nel Sud, in particolare, la voglia di fare, l’intelligenza, la fantasia e l’impegno di milioni di giovani donne reclama politiche pubbliche capaci di introdurre disparità positive per il loro inserimento nel mondo del lavoro legale. La rivoluzione digitale, grazie alla diffusione della banda larga, moltiplica in modo formidabile le capacità creative, di competitività e di partecipazione dal basso.

Una coerente strategia riformista può dunque contare su rilevanti forze sociali, unendole in un progetto che risponda ai bisogni dei più deboli facendo leva sui meriti dei più capaci. Questa strategia non può essere incardinata prevalentemente attorno a obiettivi di difesa della realtà presente, aggredita dall’attacco della destra populista. Al contrario: l’alleanza da promuovere è tra chi ha bisogno del cambiamento, ma da solo non può realizzarlo perchè non sa, non ha, non può abbastanza e chi vuole il cambiamento, perchè sa progettarlo, ha interesse a promuoverlo, ha le relazioni necessarie per realizzarlo, ha la forza necessaria per piegare le tante resistenze corporative che vi si oppongono.

L’Italia aspetta, con un’impazienza che sta diventando disincanto se non rassegnazione, una proposta politica all’altezza della sfida storica dinanzi alla quale si trova. E se al fallimento della destra dovesse corrispondere una speculare inadeguatezza delle forze riformiste, incapaci di proporre un’alternativa credibile, affidabile, autorevole, il Paese correrebbe il rischio di una crisi di sistema, una crisi che potrebbe avere come sbocco la riduzione della libertà e della democrazia, in nome del bisogno emergenziale di decisione. Perché, quando la democrazia si dimostra incapace di prendere le decisioni necessarie, si finisce inesorabilmente per cercare sedi di decisione senza democrazia.

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