• Italia
  • martedì 14 settembre 2010

I conflitti d’interesse sulle telecomunicazioni

Il nuovo garante per le telecomunicazioni è un ex dirigente di Publitalia, e Sky se ne lamenta

Una delle ragioni per cui l’Italia da diversi mesi non ha un ministro per lo sviluppo economico è che la persona a cui Berlusconi avrebbe voluto affidare l’incarico è Paolo Romani, oggi viceministro con delega alle comunicazioni e in passato imprenditore del settore radiotelevisivo: ragione per cui Napolitano ha fatto sapere al premier che la sua nomina non sarebbe opportuna. Ineccepibile, ma in un paese come l’Italia la conseguenza è che nel frattempo del ministero si è occupato lo stesso Romani, in qualità di vice ministro, e l’uomo che ha assunto l’interim del ministero, cioè Berlusconi in prima persona. E quindi per il governo i giorni passano senza grandi affanni, diciamo.

E non è finita con i conflitti di interesse, stando a quanto racconta l’Unità. Una delle ragioni per cui la nomina di Romani sarebbe inopportuna è infatti la delicata decisione che attende di cui a poco il ministero dello sviluppo economico: la gara per l’assegnazione di cinque piattaforme per trasmettere sul digitale terrestre. Stando a oggi, l’appuntamento sarà gestito da Romani e dal neo eletto commissario dell’Autorità garante per le telecomunicazioni, Antonio Martusciello, votato lo scorso 28 luglio dalla maggioranza. Natalia Lombardo racconta chi è Martusciello.

Ex dirigente di Publitalia (dopo un passaggio alla Sipra Rai) fondatore nel ‘94 della Forza Italia campana; ex sottosegretario e poi viceministro ai Beni Culturali con Urbani: sostituisce pari pari Giancarlo Innocenzi, dimessosi dall’Agcom dopo che nelle intercettazioni di Trani era emerso il suo lavorio con il direttore generale Rai, Masi, per cacciare Santoro.

Intanto, in attesa della gara, il governo ha affidato a Mediaset una delle cinque piattaforme. Così, a titolo gratuito: “per fare dei test”. La nomina di Martusciello è passata “sotto silenzio”, scrive Lombardo, eccezion fatta per le proteste di Sky, che l’11 settembre ha scritto una lettera a Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le Telecomunicazioni.

Il rappresentante di Murdoch lamenta l’inopportunità della nomina di Martusciello senza «discontinuità», e sollecita il Garante a vigilare sulla «equidistanza» dei commissari, perché le scelte dell’organo di garanzia non siano condizionate dal conflitto d’interessi. La lettera è in mano a Calabrò, gli altri membri (compreso Martusciello) la leggeranno e ne discuteranno nel consiglio di giovedì, insieme al tema della gara per i multiplex. Nella polemica politica però è stato tirato in ballo anche il Capo dello Stato per aver firmato il decreto sulla nomina di Martusciello, accuse che dall’Agcom respingono: il presidente della Repubblica non può sindacare un atto del Parlamento.

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