• Mondo
  • lunedì 6 Settembre 2010

Guida alle elezioni di midterm negli Stati Uniti

Prima cosa da sapere: guai a scrivere "medio termine". Seconda cosa: i democratici non sono spacciati

di Francesco Costa

La campagna elettorale
Si dice che Bill Clinton abbia vinto le elezioni del 1992 grazie a uno slogan che per lui aveva rappresentato anche una bussola nel corso della campagna elettorale: it’s the economy, stupid. Sondaggisti e opinionisti consideravano Bush pressoché imbattibile per via dei buoni risultati ottenuti sul fronte della politica estera e della popolarità che questi gli avevano garantito: Clinton ribaltò opinioni e pronostici spostando il tema delle elezioni dalla politica estera all’economia. Anche quest’anno l’economia sarà al centro delle decisioni degli elettori americani, visto che la ripresa è molto lenta e sia a destra che a sinistra si discute dell’efficacia delle misure adottate dall’amministrazione Obama. I democratici, comunque, non hanno tentato di spostare altrove l’attenzione degli elettori ma stanno tentando di addomesticare la belva: oggi Obama ha aperto la “settimana sull’economia” e presto annuncerà un nuovo pacchetto di riforme e misure per far muovere l’economia (guai a chiamarlo “secondo stimulus”, però). I repubblicani puntano sui toni catastrofisti: accusano i democratici di aver dato agli Stati Uniti la politica di uno stato europeo e di comprimere le libertà dei cittadini, tassandoli, vessandoli e controllandoli eccessivamente.

Chi vince se
Sintetizziamo, allora. Obama e i democratici potranno considerare una vittoria l’aver conservato la maggioranza sia alla camera che al senato. Vale l’opposto per i repubblicani: vincono se strappano ai democratici sia la camera che il senato. In questo momento i giochi sono aperti: che i repubblicani conquistino la maggioranza al congresso è certamente possibile, così come è possibile che questa rimanga in mano ai democratici. A dar retta ai sondaggi, forse oggi i democratici conserverebbero di un soffio la maggioranza sia alla camera che al senato. La tendenza degli ultimi mesi però favorisce i repubblicani, che stanno guadagnando posizioni. Insomma, i democratici non sono spacciati. Lo scenario per cui i repubblicani conquistano la maggioranza in uno solo dei due rami del congresso potrebbe essere considerato un pareggio.

I governatori
Ovviamente la stiamo facendo semplice. Perché c’è modo e modo di perdere e di vincere, perché perdere la camera – e lo speaker – non è come perdere il senato, perché alcune delle campagne elettorali locali hanno ormai visibilità e importanza nazionale… e perché poi ci sono i governatori. Sono 39 quelli che saranno eletti, di questi oggi 20 sono democratici e 19 repubblicani. Tra questi quelli della California, di New York, della Carolina del Sud e della Florida. Ma alle elezioni più interessanti arriviamo dopo.

Cosa succederà
Ci sono altri due mesi fitti di campagna elettorale: è una frase fatta, ma può davvero succedere di tutto. In questi due mesi Obama si dedicherà a fare campagna elettorale, e sappiamo che la cosa gli riesce parecchio bene: dovesse ricevere qualche buona notizia dall0 stato dell’economia, le cose potrebbero farsi migliori per i democratici. I repubblicani continueranno a criticare duramente l’amministrazione, tenteranno di trasformare l’elezione in un referendum su Obama e approfitteranno di qualsiasi questione controversa anche se non direttamente collegata alle competizioni in corso, vedi la moschea vicino Ground Zero. Come ogni volta, poi, potrebbe arrivare la cosiddetta october surprise: la notizia che cambia tutto.

Corse da seguire
Ce ne sono moltissime, noi vi segnaliamo le più interessanti. Tra i governatori vanno seguiti Nikki Haley, la repubblicana che in South Carolina cerca l’elezione nonostante i diversi scandali sessuali sul suo conto, e Chris Dudley in Oregon, ex stella della NBA dalle idee piuttosto liberali per essere un repubblicano. In California i repubblicani cercheranno di portare sulla poltrona di governatore Meg Whitman, ricchissima donna d’affari ed ex CEO di eBay, mentre invece al senato la loro candidata è Carly Fiorina, già presidente di HP. Al senato, occhi aperti su Charlie Christ, l’ex repubblicano moderato che ha lasciato il suo partito dopo essere stato bersaglio di una campagna ostile da parte degli estremisti dei tea party e del loro candidato, Marco Rubio. E poi quello che accade in Kentucky, dove i repubblicani candidano Rand Paul, personaggio bizzarro, figlio dell’anziano politico populista e libertario Ron Paul. In Nevada il leader dei democratici al senato, Harry Reid, si gioca una complicata rielezione contro il conservatore Sharron Angle. In Delaware e in Illinois si assegnano i seggi una volta occupati da Joe Biden e Barack Obama: i democratici rischiano di perderli entrambi.

« Pagina precedente 1 2