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  • lunedì 23 Agosto 2010

L’ora delle startup brasiliane

Time racconta la generazione di giovani imprenditori figlia del successo economico brasiliano

“Negli ultimi cinque anni, diversi laureati si sono affezionati all’idea di poter lavorare in una loro azienda”, dice Michael Nicklas, un investitore che ha finanziato diversi progetti in Brasile. “C’è un sacco di talento nel settore tecnologico: questo paese ha una delle comunità più esperte del mondo in quanto a Java e linguaggi opensource. Internet ha abbattuto i costi richiesti per avviare un’impresa, e questo ha dato a un sacco di persone l’opportunità di mettersi in gioco”

Nicklas ha girato il Brasile per tre anni, cercando dove investire i suoi soldi. È stato impressionato dall’utilizzo dei social media nel Paese, e questo lo ha guidato nelle sue scelte. Ha finanziato Compra3, un’azienda che ha sviluppato un sistema che fornisce sconti e bonus in denaro agli utenti che recensiscono merci e prodotti. Oggi Compra3 è partner di Walmart e di altri 18 distributiori nell’America latina. Senza di lui, i fondatori di Compra3 non ce l’avrebbero fatta: Nicklas è il ponte tra le loro aspirazioni e il denaro in grado di realizzarle.

Il meccanismo non funziona ancora alla perfezione. Ci sono inefficienze burocratiche e barriere per l’accesso delle aziende medio piccole. È difficile muoversi senza una buona conoscenza del mercato interno e della sua regolazione. Inoltre sono ancora i primi tempi: manca l’esperienza da parte dei piccoli imprenditori a lavorare e ragionare in collaborazione con banche e grossi uomini d’affari. Per questo molte società investono grosse somme in formazione. Rimane il problema delle tasse sulle imprese, che in Brasile sono tra le più alte al mondo, e quello di alcune leggi sul lavoro, arcaiche e obsolete. Per queste ragioni quelli che ce la fanno sono molti rispetto al passato e al resto del mondo, ma pochissimo rispetto a quanti sono quelli che ci provano.

“Devi essere veramente bravo per vincere in questo mercato”, dice un investitore, “questo è darwinismo economico all’ennesima potenza”. “In Brasile”, dice un altro, “devi avere un modello per la creazione di utili fin dal principio. Negli Stati Uniti puoi lavorare due anni senza guadagnare niente. Qui gli investitori non sono disposti ad aspettare per vedere se la tua azienda può produrre utili o no. Non possiamo permetterci questo lusso”

Ma anche queste cose stanno cambiando in fretta, scrive Time. Sempre più investitori vogliono diversificare le loro operazioni, e il Brasile è al centro di queste operazioni. Per il secondo anno consecutivo il Brasile è stato il secondo paese – dopo la Cina – per quantità di denaro investito dall’estero. E la tendenza si è invertita: il mercato in Asia inizia a saturarsi, mentre in Brasile siamo soltanto all’inizio. Per fare il salto decisivo serve che una di queste società emergenti decida di quotarsi in borsa, e che lo faccia con ottimi risultati: gli investimenti in Brasile esploderebbero. Molti sperano che questo possa accadere nell’arco dei prossimi due anni.

(foto: Time)

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