• Italia
  • giovedì 19 Agosto 2010

Un’estate sprecata

L'Italia ha passato le ultime settimane a discutere di scemenze, eppure di cose serie ce ne sarebbero

di Filippomaria Pontani

Non era mai capitato, se non erro, che le due prime cariche dello stato venissero entrambe dal Meridione: eppure una fondata descrizione del fenomeno mafioso, e del livello inusitato raggiunto dai traffici illeciti nel nostro Paese e in tutta Europa, è demandata agli occasionali interventi di Roberto Saviano o agli speciali di Report e Annozero, tutti programmi tacciati dal governo in carica – nel migliore dei casi – di disfattismo. Si raccomanda perciò la visione della “soirée-théma” messa in onda ieri sera dal canale franco-tedesco Arte (repliche il 19 agosto alle 10.25 e il 4 settembre alle 0.35). Senza indulgere ad alcuno degli stereotipi “folkloristici” che di norma accompagnano lo sguardo straniero sui boss, nei documentari di Carmen Butta veniva data voce a personaggi come il sindaco di Gela Rosario Crocetta, il procuratore di Palermo Roberto Scarpinato, al’oncologo napoletano di Acerra Antonio Marfella, al pm di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie.

Sobriamente e senza ricerca d’effetti, si descrivevano alcuni meccanismi del racket, del traffico di droga, dello smaltimento illecito dei rifiuti, e non da ultimo dell’intreccio sempre più stretto fra mafia e politica (la cosa più difficile da comprendere per i telespettatori d’altri Paesi). Si raccontavano storie che in Italia sembrano appartenere a una parte politica (o meglio, ai Rompiballe di una parte politica), mentre la retorica condivisa è quella (usurpata) del numero dei latitanti arrestati o quella (semplicemente fasulla) dei rifiuti magicamente scomparsi dalle strade di Napoli.

Ma si badi: l’interesse dei Tedeschi non è una curiosità turistica o gastronomica, tesa ad accertare la radioattività del suolo campano, la commestibilità della mozzarella di bufala o il sapore della P38 sugli spaghetti. Dopo Duisburg la consapevolezza del fenomeno mafioso in Germania è assai cresciuta, e non è un caso che speciale interesse sia stato riservato dall’opinione pubblica alle tonnellate di ecoballe spedite da Napoli – nel colmo della crisi – verso il sottoutilizzato inceneritore di Croebern. Molti ricorderanno i “treni della vergogna”, che denunciavano con il loro stesso sferragliare l’incapacità italiana di fronteggiare l’emergenza, e garantivano sonanti profitti agli smaltitori d’Oltralpe.

Ebbene, una serie di inchieste italiane e sassoni (anzitutto gli sviluppi della cosiddetta “Operazione Rompiballe”, appunto) stanno ora svelando come in quel regime di emergenza, in cui l’essenziale (à la Bertolaso) era concludere presto, siano state spedite in Germania enormi quantità di rifiuti “speciali”, ricchi in particolare di arsenico, che non erano stati bonificati in Italia, e non hanno poi ricevuto alcun trattamento nelle centrali preposte – tra l’altro non abilitate all’uopo, o comunque incapaci di smaltire le inusitate quantità provenienti dal Belpaese; le aziende ripetutamente indicate come responsabili del guaio sono la Ecolog e la Ecoservice. Sul destino di tali rifiuti tossici, e soprattutto sulle ormai accertate combines retrostanti a tali spedizioni, regna ancora un discreto mistero, che sembra godere di potenti omertà internazionali anche da parte della politica tedesca (chi sa la lingua può iniziare a leggere qui).

Ma quel che importa è che di questa storia, così come di tutte quelle che hanno fatto fiorire il nostro Sud di morti, in Italia si parla poco o nulla, per dedicarsi invece alle ville di Ansedonia e ai pugni del Bresciano. In questo senso, e dinanzi a tragedie di simile portata, anche un gesto semplice come quello di Veltroni (avvenuto mentre a pochi chilometri due ministri facevano orrendamente strame dell’art. 1 della nostra Costituzione) è un piccolo soffio in quest’estate che – è il caso di dirlo – pute fieramente.

(foto: Random Access Life)

« Pagina precedente 1 2