La legge che non arriva mai

Si torna a discutere timidamente di unioni civili, dopo le aperture di Futuro e Libertà

La prima proposta di legge sul tema risale al 1986, da allora non è cambiato granché

DICO
L’8 febbraio 2007, durante il secondo governo Prodi, il consiglio dei ministri approvava un disegno di legge preparato dagli allora ministri Barbara Pollastrini (ministro delle pari opportunità) e Rosy Bindi (ministro della famiglia). Il testo di legge istituiva i cosiddetti DICO, sigla che sta per Diritti delle persone conviventi, per le coppie di persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, che “convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione, tutela”.

La legge garantiva alle coppie questi diritti: dopo tre anni dall’inizio della convivenza, il riconoscimento dei diritti e le tutele del lavoro; dopo nove anni, sono riconosciuti i diritti di successione. Altri diritti sarebbero stati immediatamente disponibili: le decisioni sulla salute e la morte del partner, il diritto di visita in ospedale e in carcere, il ricongiungimento e permesso di soggiorno per i partner stranieri, il diritto a usufruire dell’edilizia pubblica, il diritto a uno sconto sulla tassa di successione e altre agevolazioni nel caso dei contratti di affitto. Anche nel caso dei DICO la legge prevedeva alcuni doveri ben precisi per i contraenti, nonostante il mantra di chi si oppose alla legge sostenesse che “non si possono avere diritti senza doveri”. La legge prevedeva il dovere di assistenza e solidarietà reciproca, e l’obbligo all’assegno alimentare in caso di disagio economico di uno dei partner.

Il disegno di legge fu presentato in senato ma già in commissione giustizia venne accantonato per far posto a un’altra sigla, tra le grandi contestazioni del centrodestra e della CEI. Anche nel centrosinistra in molti consideravano i DICO una misura poco incisiva, soprattutto per il lungo termine che imponeva prima dell’usufrutto di determinati diritti (nove anni), perché rimandava la questione delle pensioni di reversibilità a una successiva legge sulle pensioni e perché imponeva ai due contraenti due dichiarazioni separate, negando di fatto il riconoscimento pubblico.

CUS
La sigla sta per Contratto di unione solidale, fu proposta il 10 luglio da Cesare Salvi che allora era presidente della commissione giustizia del senato. I CUS differivano poco dai DICO, ma prevedevano una dichiarazione congiunta dei contraenti davanti a un notaio o al giudice di pace, che avrebbero poi dovuto inserire l’atto in un apposito registro. Inoltre, modificavano il sistema delle quote nella successione e prevedevano il diritto di successione nei contratti di locazione. Esattamente come i DICO, però, prevedevano il passaggio di nove anni prima di usufruire dei diritti e non affrontavano la questione della pensione di reversibilità. Ed esattamente come i DICO vennero rapidamente accantonati: dalla commissione giustizia, dal parlamento e dal governo.

DIDORE
Ultima – finora – delle sigle coniate per dare dei diritti alle coppie di fatto, la dizione appartiene ai ministri Brunetta e Rotondi e sta per Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi. I due nei mesi scorsi hanno annunciato di voler aprire una discussione sul tema, partendo da una legge che dia diritti agli individui senza alcun riferimento a misure economiche o inerenti al welfare. La legge prevede il diritto di visita presso gli ospedali, il diritto di designare il convivente come rappresentante per le decisioni di fine vita, il diritto di abitazione o di successione nell’affitto, il diritto di ricevere gli alimenti. Manca ogni riferimento alla successione ereditaria, alle pensioni di reversibilità e ai ricongiungimenti familiari. La proposta è stata depositata alla Camera ma il governo si opposto e la discussione non è stata mai calendarizzata.

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