La guida di Eurodisney

Buttatevi su "Pirates of the Caribbean" e "It's a small world", poi cercate un Fastpass per Space Mountain

Per mangiare, meglio se vi portate una baguette dal Quartiere Latino: un cornetto costa tre euro

di Alfredo Bucciante

Stancamente, ci trasciniamo verso la metà del pomeriggio. Abbiamo un po’ trascurato Frontierland, dove oltre al trenino c’è la Phantom Manor che è notevole e di solito non ha tantissima fila. Possiamo alzare un po’ la testa, eventualmente anche buttare un occhio alla parata delle 16,30 (le parate, così come i souvenir, e il mangiare, fanno perdere tempo dalle attrazioni), e fare cose più in libertà. Poi verso la chiusura concentrarsi di nuovo su giostre giostre giostre. Attenzione: la chiusura alle 22, tipica dei fine settimana, non compensa il maggior caos che c’è in quei giorni. Ancora una volta: evitate i festivi.

Ora ulteriori consigli riassuntivi e chicche mondo per mondo, casomai abbiate fatto già quasi tutto (ma non uscite di lì senza Pirati e Space Mountain, per favore). Tenete poi presente che vale il principio dei seggi elettorali: se il parco chiude alle 19, fino alle 18:59:59 avete diritto a mettervi in coda. E anche la procedura di uscita è molto lenta, con spettacolini e saluti finali.

Main Street. È la riproduzione di una strada americana dell’inizio dello scorso secolo. Le ricostruzioni sono incredibilmente perfette, pulitissime e coloratissime. Il punto più bello è esattamente a metà, dove si allarga in due insenature laterali. La cosa impressionante è anche il senso di profondità: ogni palazzo è un palazzo vero, c’è dentro qualcosa (toh, negozi). A questo proposito, una cosa bella da fare è quella di disegnare una specie di “N” dall’alto, percorrendo le due Arcade che si trovano a sinistra e a destra della strada, dei passaggi al chiuso con una esposizione di oggetti (riuscire, fare Main Street, percorrere l’altra).

Discoveryland. Il mondo del futuro, con un taglio però più legato alla tecnologia retrò che alla fantascienza patinata. Qui Space Mountain su tutti, la montagna russa al chiuso che parte sparata come su un razzo. Da stra-mega-fare, cosmica. Per il resto, Star Tours come detto anche evitabile, al cinema 3D hanno rimesso il video di Michael Jackson, e l’altra attrazione grande è Buzz Lightyear. Probabilmente, però, l’effetto Toy Story 3 potrebbe rendere le code verso l’infinito e oltre. Niente di movimentato, ma carina perché è interattiva, si spara a dei mostri e si fanno punti (detta così sembra più bella di quel che è). Cose a fila zero: il Nautilus del Capitano Nemo.

Fantasyland. Questa è la parte un po’ più bambinesca. Come detto, gli imperdibili sono “It’s a small world”Peter Pan’s Flight (ma più small world). Poi c’è un trittico che terrei solo in caso di tempo: Mad Hatter’s Tea Cups (tazze che ruotano), Le Carrousel de Lancelot (giostra dei cavalli) e Dumbo (elefantini che volano in cerchio). Stanno tutte lì comunque. Da non stracciarsi le vesti per Le Voyages de PinocchioBlanche-Neige et les Sept NainsLe Pays des Contes de Fées. Cose a fila zero: Alice’s Curious Labyrinth, notevole anche se siete troppo alti e vedete l’uscita, e La Tanière du Dragon. Ah, poi c’è il Castello. Chiariamo: non è un vero castello, che entrate e andate al quinto piano, visitate i saloni e vedete il panorama. Dentro è come se fosse vuoto, ci si passa una volta e via.

Adventureland. L’ho detto di fare i Pirati? Mi sa di sì. E Indiana Jones? Pure. La cosa divertente di Adventureland è che è impossibile non perdersi. C’è sempre un momento in cui credi di stare sull’isolotto, poi in realtà no, poi però c’è il ponte sospeso. Insomma, è da girare, e sono da vedere anche gli infiniti tunnel che partono proprio da sotto l’isola. Cose a fila zero: La Cabane des Robinson (casa sull’albero dal film Swiss Family Robinson), e Captain Hook’s Pirate Ship.

Frontierland. I notevolismi sono Big Thunder Mountain (il trenino parte fuori dall’isola e poi però “agisce” sull’isola, ma non c’è un ponte, non aggiungo altro) e la Phantom Manor (casa dei fantasmi: qui, davvero, meglio non dire niente). C’è poi il battello a pale  Thunder Mesa che fa il giro dell’isola. Si può fare, anche se è un po’ lento, carica valangate di persone e non dovrebbe avere grandi file. Psss: il battello è finto, va su un binario.

Finito? No, perché dal 2002 c’è un altro parco, gli Studios. La cosa inquietante è che è davvero un altro parco, ed è da decidere se farlo o no. Se si hanno due giorni sì senza se e senza ma, però se il giorno è solo uno ed è domenica di agosto no, se è un mercoledì di ottobre sì.

Gli Studios. L’ispirazione è quella cinematografica. Volete urlare? C’è l’urlometro di Monster & Co. Volete cantare sotto la pioggia? C’è l’ombrello di Cantando sotto la pioggia (con la pioggia). E cose del genere, video, esposizioni e spettacoli vari. La cosa un po’ così così degli Studios è che gli manca quella cura del dettaglio e quel senso di armonia generale che le attrazioni più vecchie del parco principale emanano, dove anche l’ambientazione delle code è già un’attrazione. Qui è un po’ più arrangiato, è forse la prova che prima le cose si facevano in un altro modo.

Un caso è lampante: lo Studio Tram Tour procede trainato da un camion, violando la regola non scritta per cui non ci sono cose che esistono nella vita vera dentro Disneyland. Non solo, nel suo giro per vedere gli effetti speciali dei film (da fare, comunque, e uno in particolare è molto bello), si passa vicino alla strada. Alla strada vera! Separati solo da una retina verde svolazzante e mezza trasparente. Questo davvero non va bene, no no.

Comunque, negli Studios ci sono un paio di cose che vale la pena fare, ma un po’ più per grandi: Rock ‘n’ Roller Coaster starring Aerosmith, una montagna russa al chiuso velocissimissima di quelle che partono sparandoti; Crusch’s Coaster, un’altra montagna russa che come l’altra va al chiuso e nel frattempo i vagoncini ruotano su se stessi (tu sei su una tartaruga); e The Twilight Zone Tower of Terror, ispirata all’omonima serie tv degli Anni 50. Questa è forse l’unica attrazione di Disneyland che fa davvero paurissima. In pratica, si sta in un ascensore, seduti, e l’ascensore va sotto e sopra a casaccio, e a un certo punto non capisci più se vai in alto o in basso. Il tutto chiaramente al chiuso, salvo delle brevi aperture, e in un vero grattacielo costruito all’occorrenza. A fine estate, invece, aprirà la Toy Story Playland.

Morale: se siete nel famoso lunedì potete stanziare 2-3 ore dopo pranzo per un salto agli Studios, cercare di fare 4-5 cose e poi tornare al parco vero.

Village. È un’ulteriore area dove si va eventualmente a parchi chiusi. Ci sono solo ristoranti, negozi, pub, qualche spettacolo e cinema. Il Billy Bob’s Country Western Saloon era discreto, c’è anche la musica dal vivo, e anche il New York Style Sandwiches è abbordabile.

Conclusioni. A Disneyland non si va per provare emozioni forti, ma, al limite, per provare emozioni. Non ci sono attrazioni che battono record mondiali di velocità o altezza, ma sono lo stato dell’arte dell’accuratezza nei dettagli e dell’inserimento in un contesto, così come tutto il parco è un ingresso in un mondo nuovo, una ricostruzione perfetta, fino all’ultimo bullone. E anche l’ultimo bullone ha la forma della testa di quel topo. È tutto meno che una somma di giostre, e in più c’è il gusto, da un punto di vista razionale, di osservare e notare da vicino come viene organizzata una cosa così mastodontica.

Altre risorse: hotel dentro Disneylandmappa interattivaconsigli e domande ricorrentiuna guida da impallinati per impallinativideo sui 15 anni di storia del parcovideo della costruzione del castello e di Main Streetvideo riassuntivo (contiene spoiler)video di una visita di due ragazzi (contiene spoiler)Disneyland Paris su Wikipediatrasporti di Parigi.

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