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  • martedì 20 luglio 2010

L’aspirante re del Veneto

Il Foglio racconta i primi cento giorni da governatore del Veneto di Luca Zaia

Grandi progetti e aspettative si stanno impantanando nelle divisioni locali della Lega Nord

Il PD dice che la Lega si sta spartendo le poltrone e basta: ha messo un postino nel cda delle Poste, c’è gente che ha dieci incarichi in cda e collegi sindacali.

“Bandierine e poltroncine, per ora”, dice l’ex sindaco di Mogliano, Diego Bottacin, consigliere regionale del Pd, quello che nel suo partito ha dato più apertura di credito a Zaia il giorno del suo insediamento. Ha assicurato che molti dei suoi obiettivi, come cambiare lo statuto e il regolamento del Consiglio regionale per poter governare senza rimanere immobili nelle secche dell’ostruzionismo, erano assolutamente condivisibili. Ma poi ha dovuto ritirare la mano tesa perché nulla è stato fatto, anche per colpa del suo partito, ci spiega, che avrebbe potuto aiutare il governatore a comandare, ma non ha fatto nulla per avere la presidenza della commissione per la modifica dello statuto regionale, che per i veneti equivale alla loro costituzione e alla possibilità di avere una reale autonomia. E così la presidenza della commissione è rimasta a un consigliere del Pdl, Carlo Alberto Tessarin, che l’ha avuta nella scorsa legislatura, fanno notare i leghisti, per farci capire la china gattopardesca intrapresa dalla nuova regione.

Insomma, grandi aspettative, grandi potenzialità e pochi risultati. Almeno fino a questo momento, ma qualcosa vuol dire: i primi cento giorni dovevano essere la luna di miele. Invece si concludono con gli imprenditori che perdono la pazienza e chiedono a Zaia di fare quel che può perché “il federalismo fiscale non venga soffocato nella culla”. Si rema controcorrente: da qualche tempo in Veneto il numero dei lavoratori dipendenti ha superato la media nazionale. “Non è più il popolo delle partite Iva”, scrive il Foglio. E questo contribuisce a spazientire i leghisti: qualcuno torna a parlare di secessione, alcuni lo fanno piazzando una stoccata allo stesso Zaia.

Come fa per esempio Gianluigi Casagrande, segretario di una circoscrizione importante della Lega trevigiana, a Oderzo, che riunisce undici comuni e insiste: “Ma lei non ha notato che a Pontida quest’anno erano in tanti a urlare secessione?”. E anche se Zaia nel suo programma di governo ha inserito, assieme all’autonomia del Veneto, gli accordi strategici per fare una macroregione che arrivi nel cuore dell’Europa, lui che è medico precisa: “ Zaia è un grande, ma sia chiaro che noi vogliamo la Padania”.

Altri sono più pragmatici e la vedono in modo diverso, elogiano il pragmatismo e chiedono che venga dato un po’ di tempo a Zaia, per orientarsi e prendere le misure col suo nuovo incarico. Però è una partita vecchia, che comincia molto prima dell’elezione del nuovo presidente: non si risolverà domani.

L’estensione geografica della Lega in Veneto è vasta e la storia delle sue odierne divisioni anche, visto che arriva fino Venezia, dove commissariamenti e faide interne sono ormai recidive. Frutto di anni di tensioni fra diverse generazioni e distinti approcci alla politica, anche se non è lì che si combatte la guerra, ma semmai dentro la giunta che Zaia non riesce ancora a comandare, visto che ci ha messo più di tre mesi per decidere le nomine dei dirigenti perché non si riusciva a trovare un equilibrio fra le richieste di Tosi, le pressioni degli alleati e l’impellente necessità di cominciare a usare il potere con maggiore decisionismo.

Ora la giunta è fatta, bisogna pensare al resto. A lavorare, in pratica. A fare i conti con la mancanza di liquidità e i tagli di Tremonti, col sostegno alle imprese e quello all’occupazione.

Intanto il governatore è finalmente riuscito a far nominare alla segreteria della Programmazione regionale un fedelissimo, Tiziano Baggio, che avrà un ruolo strategico nella guida della macchina istituzionale e può ridare fiato agli aspiranti sudditi dello Zaiastan. E l’aspirante re, con un colpo da maestro, ha ottenuto la nomina di un consigliere diplomatico della Farnesina incaricato di rappresentare anche un’aspirante nazione, quella veneta, che tutti sognano, e nessuno riesce ancora a immaginare.

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