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  • martedì 13 Luglio 2010

La spallata alla ‘ndrangheta

Che cosa gli arresti di oggi ci dicono della 'ndrangheta e della sua influenza nella politica lombarda

Il ruolo dei politici lombardi
L’indagine – guidata dai procuratori Boccassini e Pignatone – fa luce anche sugli affari della ‘ndrangheta nella sanità lombarda. Abbiamo detto dell’arresto di Chiriaco, direttore dell’ASL di Pavia. Per capire il personaggio basta leggere i verbali con le intercettazioni delle sue telefonate, cominciando da questa in cui parla del suo coinvolgimento in un omicidio.

“Il primo processo l’ho avuto a 19 anni per tentato omicidio… comunque la legge è incredibile… quando tu fai una cosa puoi star certo che ti assolvono, se non la commetti rischi di essere condannato. Quella roba lì è vero che gli abbiamo sparato (bestemmia) È vero che gli abbiamo sparato non per ammazzarlo, però è anche vero che l’abbiamo mandato all’ospedale. Sono stato assolto per non aver commesso il fatto. Dopodiché io sono un angioletto… Io sono veramente un miracolato, sono stato in mezzo a tanti di quei casini”

In un’altra intecettazione Chiriaco cita l’ex consigliere regionale Giancarlo Abelli promuovendolo come assessore regionale alle infrastrutture: “nei prossimi cinque anni c’è l’Expo 2015… ma sai cosa c’è da fare nei prossimi cinque anni… proprio a livello di infrastrutture in Lombardia?”. Secondo la procura, i clan si sarebbero impegnati a sostegno di due candidati del PdL poi eletti in consiglio regionale: Angelo Gianmario e lo stesso Abelli.

Le talpe
Le cronache raccontano che l’inchiesta – cominciata nel 2008, dopo l’omicidio di Carmelo Novella in un bar della provincia di Milano –  è stata resa ancora più complicata dalla presenza di alcune talpe dentro le stesse forze dell’ordine: sappiamo infatti che fra gli indagati ci sono anche quattro carabinieri di Rho (uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa). E Repubblica racconta di come i boss fossero aggiornati su ogni passaggio dell’indagine, di come discutessero dei soldi da dare ai carabinieri in cambio di informazioni, di come un commercialista con un passato da amministratore giudiziario di beni confiscati alle mafie avvertisse i vertici della ‘ndrangheta della presenza di microspie e telecamere, “di ogni mossa degli investigatori calabresi e milanesi”.

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