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  • Venerdì 9 luglio 2010

El Juli che sbaglia nell’arena è un tenore che stecca l’acuto

Repubblica, 11 maggio 2000

di Alessandro Baricco

Il Post partecipa allo sciopero deciso dalla Federazione della Stampa e dalla Federazione degli Editori di Giornali per esprimere la propria ostilità al progetto di legge sulle intercettazioni proposto dal Governo, e quindi oggi non aggiorneremo il sito e non seguiremo l’attualità. Avremmo preferito iniziative di protesta più costruttive ed esemplari, ma le proposte in tal senso non sono state accolte e aderiamo quindi alla decisione presa. E offriamo ai lettori, al posto degli aggiornamenti, una scelta libera di articoli pubblicati sulla stampa negli anni passati, per parlare di buon giornalismo e perché uno sciopero non sia solo un’assenza.

La corrida è anche musica di parole che suonano come poesia. Manoletina (nome soave ma passo rischiosissimo, con la muleta passata dietro la schiena, invenzione di Manolete), el natural (il modo più diretto di toreare, secondo molti la quintessenza della corrida), el quite del toro (portare via il toro ai picadores, prima che lo sfianchino troppo), indulto (succede di rado, ma succede: il toro è valoroso, la folla chiede la sua vita e il torero la concede: toro indultado. Se ne esce vivo e torna ai suoi pascoli). Una di queste micropoesie recita così: adorno. Niente a che vedere col filosofo tedesco. L’ adorno è un passo tradizionale fatto con qualche variante spettacolare: “adornato” con qualche drittata irresponsabile o molto ruffiana. Per i puristi l’ adorno è una cosa volgare. Hemingway lo odiava. El Juli, il ragazzino prodigio, il Mozart del toreo, lo adora. (segue)