La vicenda dello yuan spiegata a un marziano

Ecco perché la Cina tiene in pugno l'economia degli Stati Uniti, e un po' anche la nostra

Che cosa significano fluttuazione, convertibilità, rivalutazione dello yuan?

di china files

Se poi addirittura si decretasse una fluttuazione libera della moneta, oltre allo scenario precedente si aggiungerebbe anche la minaccia “hot money”, soldi che scottano come nei gangster movie della Chicago anni ’30, ovvero i capitali speculativi che manovrati dalle grande lobby della finanza possono rovinare rapidamente il sistema economico di un’intera nazione, come nei già citati casi sudamericani ed africani.

A Pechino, dove hanno capito già da tempo la necessità della modernizzazione interna e dell’innalzamento del tenore di vita, hanno bisogno di tempo. Tempo per introdurre gradualmente maggiori diritti nel mercato del lavoro, aumentare gli stipendi (ed in questo senso è esemplare come il governo abbia cavalcato le istanze degli scioperi Honda e Foxconn e come gli stipendi dei dipendenti siano stati sensibilmente aumentati) ed innalzare il tenore di vita medio cinese.

Il primo obiettivo è assecondare le esigenze della popolazione, nel Partito dicono “servire il popolo”, così da mantenere tranquilla la maggioranza e continuare indisturbati a governare la nazione; il secondo, ancora più lungimirante, è quello di creare lentamente un mercato interno dotato di un potere d’acquisto abbastanza elevato da poter assorbire la produzione nazionale: cercare di arricchire i cinesi per far sì che siano loro a comprare i prodotti delle fabbriche cinesi, allargando enormemente il bacino da dove pescare nuovi consumatori. E non credete che qui nella Terra di mezzo si vada avanti con la produzione di regalini da Happy Meal o indumenti di bassa qualità: la Cina, nella quasi totale noncuranza del resto del mondo, sta facendo passi da gigante nell’ambito, solo per citarne alcuni, delle nuove tecnologie (possiedono il secondo supercomputer al mondo), dell’industria aerospaziale, delle energie alternative, di internet e del settore terziario in generale.

Conclusioni

Piuttosto che cercare di preveder cosa succederà nel futuro prossimo, non disponendo né di sfere magiche né della preparazione di molti analisti occidentali, vorrei precisare alcuni punti.

Le pressioni internazionali per una Cina “locomotiva della ripresa economica”, sbandierate ai quattro venti sui media occidentali, sono senza mezzi termini una richiesta di solidarietà, di volontariato alla Madre Teresa di Calcutta, un appello ad essere “buoni samaritani”. L’economia mondiale è in grave crisi, mentre quella cinese tiene, quindi secondo i governi occidentali la Cina ci dovrebbe aiutare. Per capirci meglio, sono gli stessi governi occidentali che hanno spesso schiacciato la crescita dei paesi in via di sviluppo utilizzando enti formalmente pubblici ed internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, in realtà gli 007 finanziari degli Stati Uniti con licenza di uccidere le piccole imprese o banche del terzo mondo; quelli che in nome del mercato globale delocalizzano le produzioni alla rincorsa di margini di guadagno da favola, mettendo in cassa integrazione gli operai delle loro stesse nazioni (vi dice niente Pomigliano?); insomma, quelli che per quasi 50 anni, dal boom economico agli inizio del nuovo millennio, sedevano sul palco dell’arena a fare pollice verso mentre le economie emergenti si scannavano sotto i loro occhi.

Oggi, una di quelle economie emergenti sopravvissute siede sullo scranno più alto del palco d’onore, e lancia verso il basso gli avanzi mentre i padroni di un tempo chiedono pietà. La Cina non fa altro che giocare secondo le regole stabilite dal capitalismo, avvantaggiata da una struttura monopartitica ed autoritaria che può fare programmi sui 20 o 30 anni senza timore di elezioni, usando qualsiasi tipo di mezzo per sedare i dissidi interni. E’ il principio del mercato: se qualcuno guadagna, qualcun altro perde.

E stavolta, pare che a perdere tocchi proprio a noi.

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