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  • lunedì 5 Luglio 2010

Come costruire una bomba atomica

Quali tappe deve percorrere l'Iran prima di ottenere la bomba, e perché non si tratta di una cosa dietro l'angolo

Quarto passo: miniaturizzare la bomba
Dal momento in cui ha l’uranio arricchito, in realtà potrebbe bastare un solo anno per realizzare una bomba artigianale: ma sarebbe una bomba pesantissima, pesante al punto da non poter essere caricata su missili o aerei. Perché rappresenti davvero una minaccia e un deterrente, la bomba dev’essere miniaturizzata. E non si tratta di una cosa semplice, anzi: si tratta probabilmente della sfida tecnologica più complicata dell’intero processo. Le prime testate prodotte dagli Stati Uniti pesavano tra i quattro mila e i cinque mila chili. Servirono sei o sette anni di lavoro e test molto intensi per arrivare ai mille chili, il peso giusto per il trasporto su aereo o missile.

Quinto passo: il missile
L’Iran avrà bisogno di un veicolo, di un mezzo su cui far viaggiare la bomba: un missile balistico, che segua una determinata traiettoria, esca dall’atmosfera e rientri solo poco prima di colpire il suo obiettivo. La testata dev’essere costruita in modo che arrivi integra a destinazione, superando temperature molto alte e molto basse, vibrazioni fortissime, forza di gravità, eccetera. Anche questo passo non è affatto semplice.

Sesto passo: le distanze
Oggi, un missile balistico iraniano può colpire ovunque nell’arco di 1600 chilometri dal confine iraniano, portando bombe non più pesanti di 750 chilogrammi: possono colpire appena i loro stati confinanti. Un rapporto dell’Istituto internazionale per gli studi strategici ha concluso che l’Iran non sarà capace di costruire missili a lunga gittata – capaci di colpire almeno l’Europa occidentale – prima del 2014. E serviranno ancora più anni prima di costruire missili capaci di colmare i nove mila chilometri che separano l’Iran dagli Stati Uniti. L’Iran può accelerare la procedura grazie al sostegno di altre nazioni: anche a questo si devono i tentativi degli americani di isolare Ahmadinejad e privare l’Iran del sostegno di Russia e Cina.

Insomma: ci vuole del tempo. E nel frattempo, scrive Foreign Policy, meglio non agitarsi. C’è un crescente movimento d’opinione negli Stati Uniti che chiede un intervento diretto, anche militare, per fermare il programma nucleare iraniano. In realtà, come ha detto lo stesso capo di stato maggiore statunitense, un attacco preventivo all’Iran sarebbe “incredibilmente destabilizzante” nei confronti dell’intera area.

Quindi, la prossima volta che sentite un’opinionista dire che l’Iran sta per mettere le mani sulla bomba, non vi spaventate. Come il ragazzo che gridava sempre al lupo, questi opinionisti potranno pure avere ragione, un giorno. Al momento, però, l’Iran è ancora in alto mare.

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