Cosa diavolo sarà venuto in mente a Chris Martin, il capo dei Coldplay – che ha almeno tanti amici quanti nemici, anzi, tra i maschietti i secondi hanno certamente la prevalenza sui primi, per l’abituale rinfaccio del suo piacionismo biondo – cosa gli avrà suggerito d’uscirsene il 1 dicembre con una canzone di Natale, intitolata “Christmas Lights”, con tutti gli atout del tormentone che ci perseguiterà per la stagione dei regali, e che già se la staranno litigando i marchi di panettoni, per non parlare delle automobili tedesche? Il bello è che la canzone non è per niente un’ode di bontà e armonia, ma l’esatto contrario e dice “Christmas Night, another fight”, parla di lacrime che corrono a fiumi, di sangue avvelenato, delle luci sinistre nelle vetrine a Oxford Street e del fatto che stavolta neppure la tregua di Natale sembra capace di placare le inquietudini del mondo. Il tutto coi toni vocali melodrammatici – compresi, caldi e notevoli – che si conoscono dal miglior Martin, il consueto pianismo percussivo, il resto della band che è solo uno sfondo soffuso e l’incedere della più tradizionale torch song, quasi al confine con un canto militante. Il fatto è che Martin è così: gli piace stare nel mainstream nonostante tutto, a costo di attirarsi antipatie, frecciate e critiche da tutte le parti. Gli piace la canzone un po’ dramma e un po’ film, gli piace pressare sui sentimenti e mettere i fans con le spalle al muro. È narcisista, ma efficace e implacabile. “Christmas Lights” vince facilmente, e con tre settimane d’anticipo, il consueto torneo per la canzone di Natale. Tutto sommato con quel suo crescendo che non trova pace, è una colonna sonora plausibile, seppure un po’ camp della malinconica fine 2010.
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Stefano Pistolini
Stefano Pistolini fa il giornalista e lo scrittore ed è autore radiotelevisivo. Collabora con Il Foglio.



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