A spasso per Milano con un 13enne romano che finalmente ti sei deciso a portare con te in una di quelle trasferte di lavoro veloci ma con un po’ di tempo libero prima e dopo, perché hai da fare una cosa sola e il Frecciarossa riparte alle 19. È interessante stare a guardare come lo vive lui, il fatale confronto tra le due metropoli che un tempo ti sconvolse, quando le città adesso sono ormai così vicine da potersi parlare a voce – mica come un tempo, dove le ore di treno erano otto, l’accento ti fregava appena arrivato e la flagrante diversità comportamentale era un handicap da superare.
A spasso per il Duomo e dintorni col ragazzino, affamato di informazioni e visioni. Non ci vuole tanto per capire che al giovane residente di Roma nord, Milano piace e attira quasi per statuto. È evidente che goda di una reputazione di modernità raccattata tra pubblicità, tv, e rete, insomma che vanta ancora la stessa vicinanza all’Europa che gli creditava Dalla, in tempo meno sospetti.
Secondo lui, poi, a Milano si percepisce meno pericolo, c’è più ordine e la sensazione è che le cose funzionino meglio – che va tradotto, dal suo lessico, con servizi di base più efficienti e amichevoli. La metropolitana gli piace un sacco, la trova pratica, svelta e una gran cosa, meglio di New York e certo non al livello di Londra, del resto mica si può avere tutto. Roma, al confronto, è all’abc, un’inguardabile disgraziata. La questione delle condizioni meteorologiche lo preoccupa un bel po’: messo di fronte che il tempo a Milano in linea di massima è così (com’è quel giorno: piove, umidità 97%, cappa) si preoccupa, soprattutto ma per i riflessi psicologici: dice che se è così, allora quel grigio batterà in testa alla gente, che diventerà malinconica, e si dispiace che per giorni non si veda uno spicchio di cielo azzurro, al quale evidentemente è abituato e ci tiene – mica me n’ero mai accorto.
Le persone per la strada gli piacciono più che a Roma, perchè dice di sentirle meno aggressive, più tranquille, e la questione per lui, è sostanziale. Poi parte coi paragoni e gli insostenibili conteggi delle percentuali etniche, per convincermi, senza possibilità di replica, che Milano è molto, ma molto più interrazziale di Roma, piazza Vittorio compresa, perché ci sono infinitamente più cinesi e africani, anche se ammette che di rumeni ne vedano meno. Solo nella metropolitana di New York ha visto tante razze sedute vicino, e la cosa la considera con serietà, e per fortuna senza giudizio.
Dov’è pronto a concedere il trionfo alla Milano che lo accoglie da turista per caso, è all’ora dello shopping. Non c’è gara secondo lui, che i suoi acquisti li fa con oculatezza, lungimiranza e detesta buttare i soldi. La Nike di corso Vittorio si mangia a colazione la filiale di Roma, è più divertente e ha pure modelli più nuovi. Stanno aprendo Gap e Banana Rep che a Roma li vediamo col cannocchiale e vi risparmio la questione Abercrombie & Fitch, perchè so che a voi ripugna, ma a loro no, e non credo valga la pena di farne uno strappo intergenerazionale, sennò dovrei rianalizzare il mio di shopping, tra la fiera di Senigallia e Fiorucci, eoni orsono, e ci starebbe l’autocritica.
Inoltre: il sushi di Milano è più fresco, i tifosi che il giorno del derby vanno in giro per il centro con le sciarpe della loro squadra, sfottendosi con moderazione, fanno meno paura di biancocelesti e giallorossi nel fatidico appuntamento, le strade di periferia a Milano hanno un’aria più vivibile e la storia delle primarie gli piace parecchio perché gli sembra l’anticamera di una importante responsabilità, ma ha l’impressione che in giro non importi a nessuno, almeno al confronto con Milan-Inter.
Soprattutto la sua prima perlustrazione lombarda l’ha fatta con buona disposizione d’animo e perfino con un certo entusiasmo. Percepisce una differenza ancora in atto, e non gli dispiace, anzi lo incuriosisce. Ha rispetto per Milano e a più riprese ragiona ad alta voce su come sarebbe per lui viverci. Solo la pioggia m’impedisce il capolavoro da ambasciatore: volevo portare il giovane cestista a vedere i rinnovati impianti per il basket attorno al Palalido, ma viene giù che dio la manda e optiamo per bighellonare in attesa del treno. Tanto m’ha già detto che vuole tornarci presto.


