<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Stefano Nazzi</title>
	<atom:link href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi</link>
	<description>Fa il giornalista per il settimanale Gente, il suo blog è Kronaka.it</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Feb 2012 21:48:48 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
		<item>
		<title>I giardini Fausto e Iaio</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/17/i-giardini-fausto-e-iaio/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/17/i-giardini-fausto-e-iaio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 12:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Izzo]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Fausto Tinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Iannucci]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Nar]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=506</guid>
		<description><![CDATA[I giardinetti di piazza Durante, a Milano, si chiameranno giardinetti Fausto e Iaio. Lo sta decidendo la Giunta in questi giorni, l&#8217;inaugurazione sarà il 18 marzo. Sono passati 34 anni, una vita. L&#8217;Italia è profondamente diversa da quella di quei &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/17/i-giardini-fausto-e-iaio/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I giardinetti di piazza Durante, a Milano, si chiameranno giardinetti Fausto e Iaio. Lo sta decidendo la Giunta in questi giorni, l&#8217;inaugurazione sarà il 18 marzo. Sono passati 34 anni, una vita. L&#8217;Italia è profondamente diversa da quella di quei giorni, nessuna verità processuale è mai stata scritta. Erano quasi le otto di sera, sabato: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci si erano dati appuntamento, dovevano andare a cena a casa di Fausto, il sabato la mamma faceva il risotto. C&#8217;è un lungo muro in via Mancinelli, non si può scappare. Una testimone disse di aver visto tre uomini, due avevano impermeabili chiari, il terzo un giubbotto di pelle. Si avvicinarono a Fausto e Iaio, dissero qualcosa e iniziarono a sparare: otto colpi calibro 32. Iaio morì subito, Fausto agonizzò fino all&#8217;arrivo dell&#8217;ambulanza. Avevano 18 anni. Ci sono le foto, si trovano in rete, di loro a terra, in via Mancinelli, il sangue che si allarga. Attorno alle pistole gli assassini avevano sacchetti di plastica, per raccogliere i bossoli.</p>
<p>Quel giorno Fausto era stato al parco Lambro, Iaio in centro con la ragazza. Erano due come noi, come decine di migliaia di altri. Le partite di calcio all&#8217;oratorio, le canne a Parco Lambro, i Led Zeppelin e i Pink Floyd, qualche sera al Leoncavallo, che era proprio girato l&#8217;angolo di via Mancinelli. Di sinistra, molto, ma senza essere di nessun gruppo. Cani sciolti, si diceva allora. Erano due normalissimi diciottenni di Milano nel 1978. Forse per questo, soprattutto per questo, in tanti abbiamo ancora i loro nomi come tatuati dentro. Fausto e Iaio eravamo noi.</p>
<p>Era un&#8217;Italia cupa e attonita quella del 18 marzo 1978, due giorni prima le Brigate Rosse avevano rapito Aldo Moro, tutto sembrava immobile, in attesa. Poi quegli otto colpi. La polizia ci provò subito: «Un regolamento di conti», dissero. Era una follia. Arrivò una rivendicazione dai Nar, a Roma, Brigata Franco Anselmi. Franco Anselmi era un militante fondatore dei Nar che 12 giorni prima era stato ucciso durante una rapina a un&#8217;armeria, a Roma. Ci furono giorni di una rabbia sorda e inespressa. Ai funerali le mamme di Fausto e Iaio non vollero striscioni, c&#8217;era un enorme oceano di gente che passava davanti a quelle bare, sul sagrato della chiesa del Casoretto. Il Pci aveva chiesto ai propri militanti di non partecipare, di restare in fabbrica. Troppa tensione per il caso Moro, troppo pericolo. La gente urlava, e rimbombava fino a piazzale Loreto e lungo corso Buenos Aires: «Ieri per Moro eravate qui, oggi dove siete bastardi del Pci». «Bastardi del Pci». Eppure di operai ce n&#8217;erano tanti, erano usciti dall&#8217;Innocenti, dall&#8217;Alfa Romeo, erano lì, al Casoretto.</p>
<p>Che fossero stati i fascisti nessuno ebbe mai dubbi, nemmeno la polizia. Fascisti arrivati da Roma. Non sarebbe stata l&#8217;unica volta: Valerio Fioravanti ha raccontato che i Nar arrivarono in trasferta a Milano per uccidere Andrea Bellini, che allora era un leader dell&#8217;Autonomia milanese. Ma perché il 18 marzo? Perché Fausto e Iaio? Ci sono state inchieste di persone che hanno lavorato duro per ricostruire quello che era successo. Giornalisti come Umberto Gay, come Daniele Biacchessi. Ci furono tante piste, tutte raccontate, tutte forse sensate. Ma la più concreta di tutte porta a Cremona e poi a Roma, porta a quell&#8217;area di terrorismo fascista diffuso che gravitava tra i Nar e Terza Posizione senza farne ufficialmente parte. Porta anche ad alcuni nomi. A quelli di Massimo Carminati e di Mario Corsi.</p>
<p>Oggi Corsi a Roma è famoso perché da una radio conduce programmi da supertifoso romanista. Nel 1978 venne arrestato, a Roma, per l&#8217;agressione ad alcuni militanti di sinistra. A casa sua la polizia trovò foto di Fausto e Iaio e dei loro funerali. Lui disse di averle prese dall&#8217;archivio di uno zio giornalista a Cremona. Angelo Izzo, all&#8217;ergastolo per la strage del Circeo e per altri due omicidi, disse di aver ricevuto una confessione telefonica dallo stesso Corsi. Ma Izzo, a dire la verità, non è mai stato uno attendibile. Il 6 dicembre 2000 il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo emise il decreto di archiviazione. C&#8217;era scritto: «Pur in presenza di significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva e in particolare degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite indiziario e ciò soprattutto per la natura del reato delle pur rilevanti dichiarazioni».</p>
<p>Sono passati 34 anni, ci saranno i giardini Fausto e Iaio. Chi a Milano visse quei giorni di rabbia si è perso in mille rivoli. Siamo pacifici, pacificati. Ma su Fausto e Iaio no. I loro assassini li odiamo ancora, li odieremo sempre.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/17/i-giardini-fausto-e-iaio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La strage di Brescia, i nazisti e i piromani folli</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/14/processo-strage-piazza-della-loggia/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/14/processo-strage-piazza-della-loggia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Maria Maggi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Delfino]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Rauti]]></category>
		<category><![CDATA[strage piazza della loggia]]></category>
		<category><![CDATA[strategia della tensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=500</guid>
		<description><![CDATA[Oggi inizia il processo d&#8217;appello per la strage di piazza della Loggia, a Brescia. 28 maggio 1974, in piazza era in corso una manifestazione sindacale contro il terrorismo fascista, la bomba esplose, in un cestino dei rifiuti, alle 10:12. Morirono &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/14/processo-strage-piazza-della-loggia/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi inizia il processo d&#8217;appello per la strage di piazza della Loggia, a Brescia. 28 maggio 1974, in piazza era in corso una manifestazione sindacale contro il terrorismo fascista, la bomba esplose, in un cestino dei rifiuti, alle 10:12. Morirono otto persone, più di 100 rimasero ferite. Il 28 maggio 1974 è uno dei giorni che ha segnato la storia d&#8217;Italia. C&#8217;è una verità storica: fu una strage fascista, con infiniti depistaggi e complicità da parte di elementi dei servizi segreti, i servizi &#8220;deviati&#8221;, come ormai siamo abituati a chiamarli. Poche ore dopo la strage qualcuno diede ordine ai pompieri di ripulire con le autopompe: i reperti di esplosivo furono spazzati via prima che i magistrati potessero ordinare i rilievi. Scomparvero anche, misteriosamente, i reperti prelevati in ospedale dai feriti e dai cadaveri.</p>
<p>C&#8217;è una verità processuale, per ora: in primo grado gli imputati sono stati assolti, con la formula dubitativa dell&#8217;articolo 530 comma 2. Sono Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri e agente dei servizi segreti; Carlo Maria Maggi, fascista veneto; Pino Rauti, uscito dal processo, ne è stata chiesta l&#8217;assoluzione dallo stesso pubblico ministero; Delfo Zorzi, fascista veneto oggi cittadino giapponese, vive a Tokyo, si fa chiamare Hager Roi, origine delle onde; Maurizio Tramonte, fascista di Ordine Nuovo, infiltrato dei servizi segreti.</p>
<p>Ci sono delle novità nel processo d&#8217;appello. In primo grado fu giudicata inattendibile la confessione del fascista pentito Carlo Digilio, ex collaboratore della Cia, morto nel 2005. Nuove testimonianze avvalorerebbero invece la sua confessione. C&#8217;è la testimonianza di un carabiniere, Fulvio Felli, che era incaricato di seguire Maurizio Tramonte e che darebbe nuovi elementi all&#8217;accusa. E poi c&#8217;è un nuovo nome, l&#8217;ha fatto un collaboratore di giustizia, Giampaolo Stimagliano. È il nome di un attivista fascista veronese che allora aveva solo 17 anni: avrebbe avuto un ruolo nella strage, sarebbe stato a Brescia il 28 maggio 1974. Il nome è quello di Marco Toffaloni. Il suo nome venne legato anche a quello di Ludwig, una sigla che evoca episodi crudeli e folli, compiuti in nome del fanatismo nazista e religioso.</p>
<p>Per Ludwig furono arrestati e condannati a 27 anni Wolfgang Abel, di nazionalità tedesca, e Marco Furlan, entrambi abitanti a Verona. Vennero presi il 4 marzo 1984 mentre tentavano di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Avevano iniziato a uccidere nel 1977, bruciando vivo, a Verona, un senzatetto che dormiva nella sua 127. Avevano poi assassinato preti, tossicodipendenti, dato fuoco a cinema a luci rosse (nel rogo del cinema Eros, a Milano, morirono sei persone). Accanto ai nomi di Abel e Furlan, durante le indagini, vennero fatti anche quelli di altri fascisti veneti. Tra cui quello di Toffaloni, soprannome Tomaten.</p>
<p>Il nome di Toffaloni saltò fuori anche a fine anni ottanta, legato a quello delle Ronde pirogene antidemocratiche. Gli obiettivi del gruppo erano la «distruzione dei simboli materiali dell&#8217;agglomerato sociale operaio piccolo-borghese mediante l&#8217;incendio dei suddetti; l&#8217;eliminazione di automezzi e motocicli vecchi e sporchi; la demolizione delle case dei pezzenti e dei baraccati, emarginati; la soppressione fisica di tutti gli esseri abietti, impediti, paraplegici, sottosviluppati, di tutti coloro che compromettono l&#8217;ordine sociale perfetto e completo dal punto di vista estetico». Queste le loro linee programmatiche, contenute in un documento intitolato &#8220;Piro Acastasi&#8221;. Follia pura, ma follia crudele. Racconta bene la loro storia Monica Zornetta, autrice di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8866202576/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=wittgenstein-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8866202576">Ludwig</a>, (Dalai editore) il libro più bello e completo che sia stato scritto sulla storia del gruppuscolo neonazista veronese.</p>
<p>All&#8217;inizio le Ronde pirogene antidemocratiche si concentrarono sull&#8217;incendio di autovetture: ne bruciarono 120. Poi decisero di passare a quelle che un aderente, il bolognese Luca Tubertini, chiamava le &#8220;macellerie&#8221;, e cioè le discoteche. Tubertini era in collegamento con Ludwig, e cioè con Abel e Furlan. Delle Ronde facevano parte anche altri militanti nazisti bolognesi, e poi due veronesi, Marco Toffaloni, appunto, e Curzio Vivarelli, insegnante di matematica in una scuola di Bolzano. Era collegato al gruppo anche Giovanni Gunnella (figlio del professore missino Pietro, ex ordinovista) a sua volta legato a Carlo Digilio, fascista di Ordine Nuovo e riferimento degli apparati dei servizi segreti americani.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro collegamento, ancora più folle, ancora più assurdo, se possibile. Alcuni dei militanti delle Ronde pirogene e antidemocratiche erano anche adepti della setta Amanda Marga, un movimento induista fondato in India nel 1951 e che in teoria si sarebbe dovuto occupare della diffusione dello yoga tantrico ma che in Italia, in qualche modo, ebbe, fin dalla sua comparsa, una connotazione neonazista. Per il giudice istruttore Leonardo Grassi, Amanda Marga era un&#8217;organizzazione che perseguiva obiettivi «non soltanto filosofici e religiosi ma anche rivoluzionari, con una struttura formata non soltanto da monaci e adepti ma anche da un servizio d&#8217;ordine e da regole molto rigide a cui erano costretti gli adepti, con una simbologia nazista e una partecipazione vasta di ex appartenenti all&#8217;organizzazione neofascista di carattere eversivo Ordine nuovo».</p>
<p>Questo è il mondo, folle, fanatico, crudele, in cui si muovono i giudici di Brescia per cercare di ricostruire ciò che accadde la mattina del 28 maggio 1974. Sono storie che legate al passato ma che in qualche modo ci tengono inchiodati lì. Brescia, piazza Fontana, Italicus, questura di Milano e ancora, e ancora. I nomi dei presunti autori sono sempre gli stessi, la matrice è quella. Bisogna continuare a scavare, a fare processi, bisogna arrivare a una conclusione. Lo dobbiamo ai morti di allora e all&#8217;Italia, così come forse sarebbe diventata senza quella infame stagione che ricordiamo come &#8220;strategia della tensione&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/14/processo-strage-piazza-della-loggia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alessandro Mathas, morto a otto mesi in un residence</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/09/alessandro-mathas/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/09/alessandro-mathas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Mathas]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabete Petersone]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Antonio Rasero]]></category>
		<category><![CDATA[Katerine Mathas]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=498</guid>
		<description><![CDATA[La storia della morte di Alessandro Mathas è uno dei più brutti fatti di cronaca degli ultimi anni. Aveva otto mesi, arrivò in ospedale a Genova in braccio alla mamma, stravolta, la mattina del 16 marzo 2010. Era stato ammazzato &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/09/alessandro-mathas/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia della morte di Alessandro Mathas è uno dei più brutti fatti di cronaca degli ultimi anni. Aveva otto mesi, arrivò in ospedale a Genova in braccio alla mamma, stravolta, la mattina del 16 marzo 2010. Era stato ammazzato di botte: i medici trovarono i segni di un morso e bruciature di sigaretta.</p>
<p>La sua ultima notte, Alessandro l&#8217;aveva passata in una stanza squallida di un residence di Nervi, sbattuto a piangere su un divano. In quella stanza c&#8217;erano sua mamma, Katerina, e un suo amico, Giovanni Antonio Rasero, broker marittimo. Erano fatti di cocaina, tanto da non capire più nulla, tanto da fare qualsiasi cosa. La Mathas e Rasero vennero arrestati, lei finì in cella con un&#8217;altra madre accusata di omicidio del proprio bambino, Elizabete Petersone, una ragazza lituana che ora sta scontando 16 anni. Come sempre accade, Katerine Mathas e Giovanni Antonio Rasero iniziarono ad accusarsi a vicenda. Il pm che indagò sul caso credette alla ragazza: lei raccontò di essere uscita dal residence per trovare altra cocaina. Una videocamera confermò, confermarono anche le testimonianze di pusher genovesi. Katerina disse di essere rientrata nella stanza stravolta e di essersi messa a dormire, accorgendosi che Alessandro non piangeva e respirava più solo dopo qualche ora. Sull&#8217;impronta di morso sul piede del bambino venne individuato il Dna di Rasero.</p>
<p>Dopo dieci giorni Katerina Mathas uscì dal carcere, iniziò  uno scambio rabbioso e insistito su Facebook con chi la accusava (ne parlammo allora <a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2010/05/19/katerina-mathas-si-difende-su-facebook/">qui</a>), postando decine di foto del suo bambino. In un autolesionistico gioco macabro, lei e Elizabete Petersone si scambiarono l&#8217;amicizia sul social network inviandosi reciprocamente foto dei loro bambini uccisi e promesse di solidarietà eterna. I giornali ci andarono a nozze.</p>
<p>Giovanni Antonio Rasero fu rinviato a giudizio per omicidio, Katerina Mathas per abbandono di minore con conseguenza la morte. Al processo di primo grado la giuria condannò l&#8217;uomo a 26 anni di carcere. Ma mandò anche un messaggio chiaro ai pm: non è possibile che la madre del bambino sia estranea. Indagate di nuovo, indagate meglio. Dalla cella all&#8217;esterno, Rasero e la Mathas hanno continuato a scambiarsi accuse e insulti. L&#8217;ex compagno della ragazza, Bruno Indovino, che quella notte con lei si era scambiato decine di sms scrisse agli avvocati di Rasero: &#8220;Ero con Katerina una sera a casa mia, a Rapallo, e lei era fuori di testa. Ha fatto la matta con il bambino, tanto che ho dovuto chiamare i carabinieri di Santa Margherita&#8221;. E poi: &#8220;A Rasero viene contestato l&#8217;episodio  della cresta, ovvero di aver maltrattato il piccolo una settimana prima dell&#8217;omicidio, quando amici lo videro mettergli la testa sotto l&#8217;acqua e sentirono alcuni colpi contro il muro, come se lo avesse sbattuto  contro. Io dico che non è stato lui&#8221;. Ora il processo d&#8217;appello ha assolto Rasero, si tornerà a discutere della posizione di Katerina Mathas.</p>
<p>C&#8217;è una storia simile, altrettanto crudele. Il 21 luglio 2005 a Roasio, in provincia di Vercelli, il 118 venne chiamato a soccorrere Matilda, una bambina di 22 mesi. L&#8217;ambulanza arrivò che era già morta, l&#8217;autopsia scoprì che a ucciderla era stato un colpo violentissimo nella schiena: Matilda aveva reni e fegato spappolati. La bambina era sola in casa con la mamma, Elena Romani, e il suo compagno, Antonio Cangialosi. Anche loro si accusarono reciprocamente: lei venne arrestata, lui uscì presto dall&#8217;indagine. In tre gradi di giudizio Elena Romani è stata assolta. Qualcuno ha ucciso Matilda, in casa c&#8217;erano solo la la madre e il suo fidanzato.</p>
<p>Così è per Alessandro Mathas. È morto a otto mesi, Giovanni Antonio Rasero è assolto, Katerina Mathas dice «di essere allibita per l&#8217;assoluzione». Faccio fatica a pensare che, a parte il bambino, in quella stanza di resdidence ci fosse qualcuno innocente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/09/alessandro-mathas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quelli della Uno bianca</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/10/quelli-della-uno-bianca/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/10/quelli-della-uno-bianca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Beccari]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Marino Occhipinti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Savi]]></category>
		<category><![CDATA[Uno bianca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=495</guid>
		<description><![CDATA[Marino Occhipinti ha ottenuto la semilibertà. Era uno dei poliziotti della Uno bianca, ha una condanna all’ergastolo per associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine. Fu lui, il 19 febbraio 1988, davanti alla Coop di Casalecchio di Reno, a uccidere &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/10/quelli-della-uno-bianca/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marino Occhipinti ha ottenuto la semilibertà. Era uno dei poliziotti della Uno bianca, ha una condanna all’ergastolo per associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine. Fu lui, il 19 febbraio 1988, davanti alla Coop di Casalecchio di Reno, a uccidere la guardia giurata Carlo Beccari.  Aveva già usufruito di un permesso nel 2010 per partecipare a una via crucis organizzata da Comunione e Liberazione. Il tribunale di Venezia ha motivato la decisione «in considerazione dell’eccezionalità del percorso di recupero sinceramente intrapreso e dell’autentica rivisitazione critica della propria parentesi criminale».</p>
<p>La notizia della concessione della semilibertà a Occhipinti arriva cinque giorni dopo l’anniversario di una delle azioni più feroci che i poliziotti-criminali della Uno bianca portarono a termine. Era la notte del 4 gennaio 1991 quando tre carabinieri (Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini) vennero massacrati durante un pattugliamento nel quartiere bolognese del Pilastro. A sparare furono  loro, quelli della Uno bianca. L&#8217;auto dei carabinieri li sorpassò lentamente, i banditi a bordo pensarono a un controllo e iniziarono a sparare. Mitilini l&#8217;autista, fu ferito per primo, l&#8217;auto dei militari andò a sbattere contro i cassonetti della spazzatura. Gli altri due carabinieri scesero dall&#8217;auto, furono falciati da una potenza di fuoco spaventosa. Prima di andarsene quelli della Uno Bianca presero il foglio di servizio dei carabinieri, lo fecero sparire. Era da anni che in Italia non si vedeva un agguato del genere, sembrò un&#8217;azione terroristica, arrivarono rivendicazioni a nome di una fantomatica Falange Armata. A uccidere era stati quei poliziotti (lo erano quasi tutti) che, alla fine degli anni ottanta fino ai primi  novanta, andarono in giro per l’Emilia Romagna, con puntate anche in altre zone, a rapinare e uccidere. Ammazzarono 27 persone, ne ferirono oltre un centinaio, compirono 100 azioni criminali. Uccidevano per rubare, ma anche per razzismo, per uno sguardo sbagliato o semplicemente per il gusto di farlo. Utilizzavano per le loro azioni Uno bianche, le auto più comuni. Poi le bruciavano.</p>
<p>Avevano iniziato nel 1987, con colpi ai caselli autostradali. Uccisero benzinai e guardie giurate durante alcune rapine, il 20 aprile del 1988 avevano già ammazzato a freddo due carabinieri che aveva fermato la Uno bianca per un controllo. Il 6 ottobre del 1990 uccisero un passante che stava cercando di annotare il loro numero di targa durante una rapina, il 23 dicembre di quell’anno si avvicinarono a un campo nomadi e spararono contro una roulotte uccidendo due persone, cinque giorni dopo a Bologna uccisero prima un commerciante durante una rapina a Castelmaggiore poi, qualche ora dopo, a Trebbo di Reno, ammazzarono un passante che si era avvicinato troppo alla loro auto.</p>
<p>Erano bestie, continuarono a uccidere per anni.  Nel 1991, il 28 agosto, a San Mauro Mare, uccisero due operai senegalesi e ne ferirono gravemente un terzo. Non fu durante una rapina, erano neri, per quello spararono. Furono due poliziotti, Baglioni e Costanza, a intuire che quelli della Uno Bianca potessero essere  come loro, poliziotti. Seguirono le tracce per mesi, spesso scontrandosi con forti scetticismi. Alle fine vennero arrestati tutti. Erano Roberto Savi, poliziotto a Bologna, suo fratello Fabio, unico a non essere in polizia, un altro fratello, Alberto, poliziotto a Rimini, Pietro Gugliotta, poliziotto, operatore radio a Bologna, Marino Occhipinti, poliziotto a Bologna, Luca Vallicelli, poliziotto a Cesena. I tre fratelli Savio furono condannati all’ergastolo, così come Occhipinti. Gugliotta ha avuto 18 anni, Vallicelli, il cui ruolo era minore, ha preso tre anni e otto mesi. C&#8217;era anche una donna, Eva Mikula,  fidanzata di Fabio Savi. Fu lei a raccontare tutto e a incastrare la banda.</p>
<p>Nel 2006 Roberto Savi, fondatore della banda, ha presentato domanda di grazia. L&#8217;ha ritirata dopo il parere sfavorevole del procuratore generale di Bologna.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/10/quelli-della-uno-bianca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Io li odio i nazisti italiani</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/06/io-li-odio-i-nazisti-italiani/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/06/io-li-odio-i-nazisti-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 18:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[renato pallavidini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=492</guid>
		<description><![CDATA[Renato Pallavidini ha scritto &#8220;Hegel, critico dell&#8217;autoritarismo&#8221;. E ha scritto &#8220;Il busto di Giano. Per una reinterpretazione critica della modernità&#8221;. E ha scritto, sulla sua bacheca di Facebook: &#8220;Avviso a i luridi bastardi che ci controllano in questa terra di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/06/io-li-odio-i-nazisti-italiani/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Renato Pallavidini ha scritto &#8220;Hegel, critico dell&#8217;autoritarismo&#8221;. E ha scritto &#8220;Il busto di Giano. Per una reinterpretazione critica della modernità&#8221;. E ha scritto, sulla sua bacheca di Facebook: &#8220;Avviso a i luridi bastardi che ci controllano in questa terra di merda e di froci chiamata California. Se mi togliete questa foto vado con la mia pistola alla sinagoga vicinissima a casa mia e stendo un po&#8217; di parassiti ebrei. Vi conviene stuzzicare il can che dorme?&#8221; (la foto di cui parla è una &#8220;virilissima&#8221; stretta di mano tra Hitler e Mussolini). E poi scrive: &#8220;Non voglio pagare l&#8217;Ici per l&#8217;assitenza a negri, zingari nonché handicappati e mongoloidi. Applicate le teorie del dottor Mengele&#8221;. E scrive ancora: &#8220;Vicino a casa mia a Torino c&#8217;è una piazzetta dove stazionano 7/8 negroni che spacciano. C&#8217;è qualcuno che mi aiuta nel tiro a segno?&#8221;.</p>
<p>Ricorda qualcuno? Il 13 dicembre, per le strade di Firenze, Gianluca Casseri il tiro a segno l&#8217;ha fatto davvero sparando su tutti i lavoratori senegalesi che incontrava. Era un &#8220;intellettuale&#8221; anche lui, fascista convinto, ammorbato da teorie razziali. Palladini, negazionista e razzista, è insegnante, attualmente in malattia, al liceo Massimo D&#8217;Azeglio di Torino. È pensabile, e auspicabile, che non torni a insegnare (attendiamo le proteste dell&#8217;onorevole parlamentare europeo Mario Borghezio). Così come è auspicabile (sicuramente è già stato fatto) che le autorità si assicurino che Pallavidini non possieda una pistola.</p>
<p>C&#8217;entrano qualcosa Casseri e Pallavidini? Casseri ha sparato, Pallavidini no, la teoria xenofoba, razziale, nazista, è la stessa (per essere precisi va anche detto che sembra che Pallavidini nei primi anni novanta aveva la tessera di Rifondazione Comunista in tasca). Sono due a cui è partita la testa. Ma non è tutto qui.</p>
<p>C&#8217;è un gruppo su Facebook intitolato a &#8220;Gianluca Casseri santo subito&#8221;. Chi ci scrive vomita cose tipo: &#8220;Anche noi siamo capaci di massacrare cosicché i paesani di gheddafi, di causescu e komeini da ora in avanti diano occhio, molto occhio. Portiamo un fiore al signor Casseri, da oggi non saremo più vili&#8221;. C&#8217;è uno che augura il buongiorno all&#8217;Italia così: &#8220;Buongiorno a tutti, fanculo i coccola-negri&#8221;. C&#8217;è chi fa battute del tipo: &#8220;L&#8217;unico cimitero italiano sott&#8217;acqua? Quello del Canale di Sicilia&#8230;heehehe&#8221;. Tutto vero, andate a leggere, la pagina di Facebook è sempre lì. Credo che andrebbe chiusa per istigazione all&#8217;odio razziale. Anzi, ne sono convinto. Li chiamano &#8220;nazisti da tastiera&#8221;. Sono nazisti e basta.</p>
<p>Qualche giorno fa un gruppo di ragazzi della provincia di Ancona ha assalito alcune trans e prostitute straniere con una tanica di gasolio e un estintore. Gridavano &#8220;W il Duce&#8221;. Quello che è accaduto a Torino con l&#8217;assalto al campo nomadi l&#8217;11 dicembre scorso ce lo ricordiamo tutti. </p>
<p>Sono tutte storie che non c&#8217;entrano nulla l&#8217;una con l&#8217;altra. Qualcuno dirà anche che succede in Italia come altrove. Già, però l&#8217;Italia è il paese dove un partito xenofobo come la Lega (non ascoltate quello che dicono in televisione, ascoltateli nelle feste, nei raduni nelle manifestazioni) ha governato a lungo. In Italia esiste il reato di immigrazione clandestina. Mettete tutto insieme e shakerate, viene fuori qualcosa di cui aver paura. È banale dire che nei periodi di crisi dura le pulsioni più violente e profonde, quelle che vengono dal ventre molle, escono allo scoperto. È banale dire che quando si ha paura del futuro ce la si prende sempre con chi sta più male, con chi viene da fuori, con chi è &#8220;altro&#8221;. Tutto banale, ma vero.</p>
<p>Ci sono cose da fare e da fare velocemente. Perché uno Stato che si rispetti deve proteggere i più deboli. Uno Stato che si rispetti deve dire da subito, senza se e senza ma, che i bambini che nascono sul suo suolo appartengono a quello Stato. Chi nasce in Italia è italiano. Punto e basta. E chissenefrega se questa cosa è impopolare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/01/06/io-li-odio-i-nazisti-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il detenuto Mora Dario, detto Lele</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/29/il-detenuto-mora-dario-detto-lele/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/29/il-detenuto-mora-dario-detto-lele/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 13:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[lele mora]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=490</guid>
		<description><![CDATA[Proviamo a separare il nome dal volto, dalle amicizie, dalle frequentazioni, dal ruolo. Proviamo a pensare che Dario Mora, detto Lele, è un uomo detenuto nel carcere di Opera dal 20 giugno scorso. Venne arrestato per bancarotta fraudolenta della sua &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/29/il-detenuto-mora-dario-detto-lele/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo a separare il nome dal volto, dalle amicizie, dalle frequentazioni, dal ruolo. Proviamo a pensare che Dario Mora, detto Lele, è un uomo detenuto nel carcere di Opera dal 20 giugno scorso. Venne arrestato per bancarotta fraudolenta della sua società, LM Management, fallita nel giugno del 2010 con un buco superiore agli 8 milioni di euro. A novembre ha patteggiato una condanna a quattro anni e tre mesi. In questi mesi ha perso oltre 30 chili, i suoi difensori hanno chiesto che gli vengano concessi gli arresti domiciliari per le sue condizioni di salute. Sta malissimo, dicono.</p>
<p>Bisogna separare il nome dal volto, dal ruolo perché è vero quello che ha scritto Pierluigi Battista sul <em>Corriere della Sera</em>: Lele Mora ispira a molti, moltissimi, antipatia automatica. È simbolo di un mondo che la maggior parte d&#8217;Italia si vuole definitivamente lasciare alle spalle, quello dei festini e delle ragazze sfruttate-pagate-consenzienti, quello del <em>Bilionaire on the Beach</em> sulla spiaggia di Cala del Faro, un luogo protetto, bellissimo, amatissimo dalla gente del luogo che improvvisamente si riempì degli scorrazzamenti di veline e tronisti. Lele Mora è simbolo e capro espiatorio di un&#8217;epoca disastrosa. È quello che al telefono urlò a Corrado Formigli «comunisti di merda, spero che vi spezzino le gambe». È vero, Lele Mora è tutto questo. Però è anche un detenuto che sta male, parecchio male. E il fatto che sia odioso non c&#8217;entra nulla. È un detenuto, sta male, e questo non dovrebbe succedere.</p>
<p>La situazione è questa: i legali di Mora hanno impugnato la misura cautelare davanti al tribunale del Riesame che si è riunito il 21 dicembre ma depositerà la propria decisione dopo il 4 gennaio (gli avvoicati però hanno oche speranze). Finora i pubblici ministeri si sono opposti alla concessione dei domiciliari perché Mora non avrebbe mai dimostrato una &#8220;volontà risarcitoria&#8221;. In pratica i magistrati sarebbero convinti che Mora abbia nascosto all&#8217;estero una montagna di soldi che potrebbe utilizzare delegando a qualcuno la firma sui conti. Così facendo il risarcimento per i creditori si allontanerebbe ancora di più, anzi la possibilità svanirebbe proprio. Lui nega e dice di non avere più un solo euro.</p>
<p>Poco prima di Natale è girato un sms, mandato a 700 persone soprattutto del mondo della televisione in cui a nome di Mora si dice: &#8220;Sapete quale sarebbe il regalo più grande? Tornare insieme a voi, se potete fate questo inviando un contributo a questo comitato&#8230;&#8221;. Poi una frase che sembra un messaggio: &#8220;Quando ho potuto ho condiviso con voi business e divertimenti&#8221;. Intanto è in corso una perizia, disposta su richiesta della procura, che dovrà stabilire se le condizioni di Mora sono compatibili con il carcere.</p>
<p>Noi da fuori non possiamo sapere se e quanto Lele Mora stia male. Chi lo ha visto dice che è un uomo a pezzi, completamente assente. Se è così, se davvero sta così male, sarebbe giusto che i magistrati facessero qualcosa (come sarebbe giusto, anzi indispensabile, che questo governo mettesse mano alla situazione infame delle carceri italiane). E questo non c&#8217;entra nulla con il giudizio che ognuno di noi può dare sulla persona né con la condanna che Mora ha già patteggiato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/29/il-detenuto-mora-dario-detto-lele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Casapound e i vecchi e nuovi fascismi</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/21/casapound-e-i-vecchi-e-nuovi-fascismi/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/21/casapound-e-i-vecchi-e-nuovi-fascismi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Casapound]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=485</guid>
		<description><![CDATA[Una settimana fa sul Post ho scritto che Casapound non è un movimento xenofobo e razzista. Sono arrivate decine di mail di critica, alcune ben documentate altre meno. Poi è successo che l&#8217;altra sera, all&#8217;Infedele, si è parlato della stessa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/21/casapound-e-i-vecchi-e-nuovi-fascismi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana fa sul Post <a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/14/casapound-e-i-fascisti-del-terzo-millennio/">ho scritto</a> che Casapound non è un movimento xenofobo e razzista. Sono arrivate decine di mail di critica, alcune ben documentate altre meno. Poi è successo che l&#8217;altra sera, all&#8217;Infedele, si è parlato della stessa cosa. C&#8217;era in studio Ugo Maria Tassinari che è un docente universitario, uomo di sinistra con un passato di militanza e studioso di vecchie e nuove destre, di vecchi e nuovi fascisti. Uno che Casapound la conosce bene e l&#8217;ha studiata. A una domanda precisa di Gad Lerner Tassinari ha risposto addirittura con una provocazione: «Per quello che li conosco quelli di Csapound sono bravi ragazzi». Lui stesso ammette adesso che era un&#8217;espressione qualunquistica e paternalistica ma quello che voleva dire è che escludeva la possibilità di una loro condivisione e tantomeno di ispirazione del delitto dell&#8217;odio di Firenze.</p>
<p>C&#8217;è però una contraddizione:  quelli di Casapound si definiscono fascisti del terzo millennio. E cioè moderni, sempre secondo loro, lontani dall&#8217;iconografia e dal pensiero che siamo abituati a vedere nei gruppi della destra radicale. Però, e questo è il punto, si definiscono fascisti. Sono fascisti. E qui arriva la domanda che un rappresentante della comunità senegalese ha posto a Ugo Maria Tassinari: «Ma tu stai dicendo che esiste un fascismo soft? No, non è possibile». Già, esiste, può esistere un fascismo soft? No, certo, il fascismo, come ideologia, è fascismo e basta. Però poi esistono gli individui, le azioni e i pensieri dei singoli. Di sicuro in tanti, anche da sinistra, hanno pensato che con Casapound si potesse parlare, hanno partecipato a discussioni e a dibattiti. Paola Concia, a Casapound, ha parlato di diritti degli omosessuali (è solo un esempio, tra i tanti). E qualcuno dice che ha trovato più ascolto lì che da alcuni del suo partito.</p>
<p>E qui arrivano altre domande: siamo sicuri che i fascismi nascano solo lì, dove siamo abituati a vederli nascere? C&#8217;è più razzismo e fascismo nella Lega o in un movimento come Casapound? Perché nei sondaggi in cui si chiede se sia giusto che i figli di stranieri che nascono in Italia diventino automaticamente italiani, la grande maggioranza degli interpellati risponde &#8220;no&#8221;? Forse perché anche tanti di sinistra pensano che i figli degli stranieri siano stranieri e basta e gli italiani siamo solo noi? Perché un dirigente locale del PD ha partecipato alla manifestazione contrio i rom, a Torino, tra ultras juventini e razzisti veri?  Quanto fascismo c&#8217;è in movimenti che fanno delle manette il loro simbolo e vessillo?</p>
<p>Domande, domande. Che secondo me dobbiamo continuare a farci, almeno per riflettere. Perché con vecchie e nuove destre, vecchi e nuovi fascismi, avremo ancora molto a che fare, in futuro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/21/casapound-e-i-vecchi-e-nuovi-fascismi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>32</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Casapound e i fascisti del terzo millennio</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/14/casapound-e-i-fascisti-del-terzo-millennio/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/14/casapound-e-i-fascisti-del-terzo-millennio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 12:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Casapound]]></category>
		<category><![CDATA[forza nuova]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca casseri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=476</guid>
		<description><![CDATA[Oggi il sito di Casapound ha in home page l&#8217;immagine di una rosa rossa a terra e una scritta: &#8220;Nel Dna di Casapound non è contemplata la xenofobia&#8221;. È piuttosto vero, credo. In questo momento è forse impopolare quello che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/14/casapound-e-i-fascisti-del-terzo-millennio/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il sito di Casapound ha in home page l&#8217;immagine di una rosa rossa a terra e una scritta: &#8220;Nel Dna di Casapound non è contemplata la xenofobia&#8221;. È piuttosto vero, credo. In questo momento è forse impopolare quello che dico, ma Casapound è in effetti un&#8217;organizzazione diversa dalle altre nel panorama della destra radicale italiana (e loro rifiutano anche di essere collocati all&#8217;interno della destra radicale). È un fatto che Gianluca Casseri, lo stragista-suicida di Firenze, fosse un iscritto a Casapound, ma è anche vero che mai Casapound ha lanciato campagne contro l&#8217;immigrazione. Nelle varie manifestazioni che rimbalzano da anni in Italia contro i campi nomadi, le bandiere di Casapound non si vedono. Per dirla tutta, sono molto più presenti slogan xenofobi in un partito istituzionale e per anni al governo come la Lega che in un&#8217;organizzazione come Casapound. Né tantomeno, dai suoi militanti, si ascoltano deliranti proclami sulla supremazia bianca o sulla difesa della razza.</p>
<p>È un movimento in forte crescita Casapound, che ha sottratto spazio ad altre organizzazioni di destra ma che va anche a incalzare la sinistra radicale. Casapound si muove su quel terreno, aprendo centri sociali di destra. Le battaglie sono quelle contro Equitalia e per il diritto alla casa, per la sicurezza sul lavoro, contro la riforma Gelmini. Sulla stessa traccia le battaglie culturali: due anni fa assaltarono goliardicamente la sede dove si svolgeva il casting del Grande Fratello. Non nascondono la loro simpatia per Che Guevara o Pier Paolo Pasolini. Hanno messo anche in piedi progetti di solidarietà, in Italia e all&#8217;estero. L&#8217;idea, più volte enunciata, è quella di un superamento del conflitto destra-sinistra. Anche se poi, con un contraddizione evidente, uno dei giovani dirigenti di Casapound è in carcere, a Roma, con l&#8217;accusa di aver aggredito, assieme ad altri, tre militanti del Pd. Si definiscono &#8220;fascisti del terzo millennio&#8221;, quelli di Casapound, la loro è un&#8217;organizzazione laica, dicono di voler andare avanti, di non voler restare legati al passato.</p>
<p>Gianluca Casseri era però uno che nel passato ci viveva, legato alla più radicata tradizione della destra. Aveva scritto anche un saggio, &#8220;Frodo Baggins, l&#8217;eroe che non ha fallito&#8221;. Parlava di Tolkien ma anche di &#8220;dominio ebraico&#8221;, con tesi apertamente razziste. Anche questo, l&#8217;antisemitismo, è lontano da Casapound. Più facile trovare tesi antisemite in un&#8217;altra organizzazione, Forza Nuova, che si trova all&#8217;estremo opposto della destra radicale. FN è inquadrata, chiusa, un apparato. Quelli di Forza Nuova sono integralisti cattolici, tutti Dio Patria e Famiglia, radicati nel loro odio contro tutto ciò che è di sinistra. Il loro inno mette i brividi, i loro slogan pure. Si ispirano a Corneliu Codreanu che in Romania, negli anni Trenta, fondò la Guardia di Ferro, paranazista.</p>
<p>Nei mesi scorsi si parlò anche di scontri fisici, a Milano, tra quelli di Casapound e Forza Nuova. Scontri però smentiti dalle due organizzazioni.<br />
Non sono certo solo Casapound e Forza Nuova le organizzazioni attive nelle destra estrema. A Roma questa mattina sono stati arrestati cinque militanti di Militia, un gruppo apertamente antisemita. Sono accusati di associazione per delinquere, violazione della legge Mancino, diffusione di idee fondate sull&#8217;odio razziale ed etnico, apologia del fascismo, deturpamento di cose altrui, procurato allarme e minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti. C&#8217;è poi molto altro, gruppi e gruppuscoli con militanti che passano da un&#8217;organizzazione all&#8217;altra e che poi magari finiscono nella destra istituzionale: a Milano alcuni giovani dirigenti del Pdl provengono da Forza Nuova e mantengono contatti costanti &#8220;elettorali&#8221; con la destra radicale.</p>
<p>È un magma complesso quello dell&#8217;estrema destra (per capirci qualcosa c&#8217;è il sito di Ugo Maria Tassinari, <a href="http://www.fascinazione.info" target="_blank">Fascinazione</a>) in cui Casapound è in forte ascesa e vuole marcare le sue differenze. Certo, quando poi nelle interviste chiedono a Gianluca Iannone, fondatore di Casapound, che cosa pensi di Benito Mussolini, lui risponde che è stato il più grande statista della storia d&#8217;Italia. E questo lo dicono anche tutti gli altri militanti della destra radicale italiana (e forse non solo quelli della destra radicale).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/14/casapound-e-i-fascisti-del-terzo-millennio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>70</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Genoa-Milan non è una partita come le altre</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/03/genoa-milan-non-e-una-partita-come-le-altre/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/03/genoa-milan-non-e-una-partita-come-le-altre/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 14:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[genoa]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[ultras]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo spagnolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=472</guid>
		<description><![CDATA[Chi ha visto venerdì sera Genoa-Milan in tv sa che è successo qualcosa fuori dallo stadio. Tafferugli, dicono i giornali. La curva genoana ha aspettato l&#8217;arrivo dei milanisti e li ha accolti con sassi e bottiglie. È un fatto: Genoa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/03/genoa-milan-non-e-una-partita-come-le-altre/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha visto venerdì sera Genoa-Milan in tv sa che è successo qualcosa fuori dallo stadio. Tafferugli, dicono i giornali. La curva genoana ha aspettato l&#8217;arrivo dei milanisti e li ha accolti con sassi e bottiglie. È un fatto: Genoa Milan non sarà, ancora per molto tempo, una partita normale. E non per il risultato, ma per una data: 29 gennaio 1995. Quel giorno, fuori dallo stadio di Marassi, dalla parte della curva nord, un ragazzo genoano di 25 anni, Vincenzo Spagnolo, venne accoltellato a morte da un altro ragazzo, uno della curva sud milanista. Quello che accadde quel giorno è ormai storia giudiziaria, ma è anche la storia di una delle curve più antiche e famose d&#8217;Italia, quella del Milan. A uccidere con una coltellata al cuore Vincenzo Spagnolo fu Simone Barbaglia, 18 anni. Faceva parte di un gruppo che si era staccato dalle Brigate rossonere anche, e soprattutto, per motivi politici. La curva rossonera aveva allora una forte componente di sinistra, così almeno era per le Brigate rossonere. Chi diede vita alle Brigate 2 aveva invece simpatie per la destra radicale ma, soprattutto, ideologizzava lo scontro sempre e comunque, a tutti i costi. I suoi leader tra l&#8217;altro non assomigliavano molto alla classica figura del tifoso della curva: venivano della buona borghesia milanese, studenti di architettura o di lettere. Il loro capo indiscusso (lo chiamavano &#8220;il chirurgo&#8221;, per l&#8217;uso continuo del coltello) è oggi un affermato commercialista milanese. Quel giorno a Genova erano andati per conto loro, non con il treno ufficiale dei tifosi ma su un treno normale, senza sciarpe o altro materiale che potesse distinguerli. Puntarono subito verso la curva nord genoana e dietro i capi c&#8217;erano, come sempre, decine di ragazzini. Barbaglia era uno di loro. Fu condannato a 14 anni e otto mesi, oggi è libero. Molti capi delle Brigate 2 patteggiarono pene tra i cinque mesi e un anno, &#8220;il chirurgo&#8221; venne condannato a due anni. La Procura generale di Genova chiese invano che venisse processato anche lui per omicidio volontario.</p>
<p>Dopo l&#8217;omicidio di Spagnolo, le varie curve d&#8217;Italia cercarono di parlarsi, di discutere su quello che era successo. Venne anche indetta, a Genova, un&#8217;assemblea, il titolo era tipico del linguaggio delle curve: &#8220;Basta lame, basta infami&#8221;. I milanisti non vennero invitati. Si creò anche un coordinamento che prese posizione, negli anni seguenti, contro quello che la &#8220;mentalità ultras&#8221; definisce il calcio moderno, dettato dall&#8217;egemonia televisiva. Il coordinamento durò poco, troppi odi tra una curva e l&#8217;altra, anche politici. La destra radicale aveva conquistato ormai l&#8217;egemonia in tutte le principali curve d&#8217;Italia, aggiungendosi a quelle, come la nord interista, che di destra erano sempre state. </p>
<p>Ma c&#8217;è stato, nelle curve italiane, un passaggio ulteriore: l&#8217;arrivo in forze della criminalità organizzata. A Milano, sponda curva sud, si arrivò nel 2006 a una resa dei conti clamorosa: il gruppo più antico d&#8217;Italia, il più famoso, la Fossa dei Leoni, fu costretto a sciogliersi. La FdL era rimasta l&#8217;unico gruppo in curva non allineato: di sinistra e spesso in antagonismo pesante con la società. Il pretesto fu una storia di striscioni rubati e scontri con gli juventini, fatto sta che ai capi della Fossa (il direttivo) fu intimato di non mettere più piede allo stadio. Le minacce arrivavano da gente che non si poteva sottovalutare: facce nuove, legate alla &#8216;ndrangheta, che avevano fiutato l&#8217;affare: merchandising, biglietti, trasferte, una curva organizzata vale tanti soldi. Il direttivo convocò un&#8217;assemblea, diventata storica, in cui venne votato, pur di non far cadere il nome e l&#8217;organizzazione in mano ad altri, lo scioglimento della Fossa. Un solo leader si oppose, fondò un gruppo con un nome evocativo, Leoni della Sud, ma il gruppo egemone gli fece capire, pesantemente, che doveva andarsene anche lui. Ci furono pochi tentativi di resistenza, volarono anche colpi di pistola. Il 25 gennaio del 2007, dopo Milan-Roma, Walter Settembrini, uno dei pochi di sinistra rimasti in curva, venne aggredito con una violenza spaventosa. Una telecamera riprese tutto, il <a href="http://video.gazzetta.it/?vxSiteId=f89d11d6-1424-420d-8ebb-23904200f68a&#038;vxChannel=Tutti%20i%20video&#038;vxClipId=2570_dc3b769e-cdaa-11db-af9c-0003ba99c667&#038;vxBitrate=300">video</a> può dare bene l&#8217;idea della violenza con cui vengono gestite le curve italiane. Settembrini rimase due mesi in ospedale, gli avevano sfondato la faccia e la testa. Al processo gli aggressori parlarono  di &#8220;antipatia per quell&#8217;individuo&#8221;. Tutto lì, antipatia.</p>
<p>Il resto è storia recente: c&#8217;è stato un processo a nuovi e vecchi capi della curva sud rossonera: l&#8217;accusa era quella di aver ricattato la dirigenza del MIlan. In sostanza: o ci dai un sacco di biglietti per le trasferte (biglietti che poi ovviamente vengono rivenduti) oppure ti facciamo squalificare il campo. Uno dei capi della curva è oggi latitante, ricercato per altre storie, legate alla criminalità organizzata. E dire che un paio di anni fa è anche comparso come attore in un film, <em>L&#8217;ultimo ultras</em>. Faceva se stesso. </p>
<p>Da due anni i tifosi della curva milanista hanno avuto il permesso di tornare a Genova, in occasione di Genoa-Milan. Sono passati 16 anni dalla morte di Vincenzo Spagnolo, le curve d&#8217;Italia sono cambiate. Quella partita, però, non sarà mai come le altre.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/03/genoa-milan-non-e-una-partita-come-le-altre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E alla fine Scattone ha lasciato</title>
		<link>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/01/scattone-marta-russo/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/01/scattone-marta-russo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 15:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Scattone]]></category>
		<category><![CDATA[marta russo]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanonazzi/?p=466</guid>
		<description><![CDATA[Oggi Giovanni Scattone ha deciso di rinunciare al suo posto di insegnante al liceo scientifico Cavour di Roma. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: il 9 maggio 1997, nel cortile della facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;università La Sapienza &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/01/scattone-marta-russo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Giovanni Scattone ha deciso di rinunciare al suo posto di insegnante al liceo scientifico Cavour di Roma. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: il 9 maggio 1997, nel cortile della facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;università La Sapienza di Roma, una ragazza di 22 anni, Marta Russo, fu uccisa da un colpo di proiettile sparato da una finestra. A sparare quel proiettile fu, secondo la verità giudiziaria, Giovanni Scattone, condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere per omicidio colposo. Scattone venne accusato assieme a Salvatore Ferraro, entrambi erano allora assistenti universitari. Ci furono testimonianze contrastate,  perizie e contro perizie, lo stesso Scattone accusò un dipendente di un&#8217;impresa di pulizia in servizio alla Sapienza. Sia lui che Ferraro si sono sempre dichiarati innocenti. La sentenza di condanna, emessa in primo grado e confermata in appello, venne annullata in Cassazione. Si tornò all&#8217;appello: pena confermata. La Cassazione, nel 2003, rese definitiva la sentenza.  Giovanni Scattone ha terminato da tempo di scontare la sua condanna, la Cassazione ha anche revocato l&#8217;interdizione dai pubblici uffici.</p>
<p>E veniamo a oggi: da settembre Scattone insegna al liceo Cavour, lo stesso frequentato negli anni novanta da Marta Russo. Un giornale romano ha scoperto la cosa, altri l&#8217;hanno ripresa. Ne è nata una campagna stampa breve ma piuttosto forte. Davanti al liceo sono arrivati a manifestare  i militanti di Forza Nuova, chiedevano che Scattone venisse cacciato. Ha parlato anche la mamma di Marta Russo: ha detto ciò che pensava e che è normale e giusto che dicesse, e cioè che dal suo punto di vista era assurdo che l&#8217;assassino vivesse tutti i giorni nello stesso ambiente dove era diventata grande sua figlia. Oggi Scattone ha deciso di lasciare il posto, ha spiegato che lo fa «per tutelare gli studenti» (studenti che, tra l&#8217;altro, l&#8217;hanno definito «un buon insegnante»). Certamente non aveva scelto lui di andare al liceo Cavour e in Provveditorato, a Roma, qualche dubbio sull&#8217;opportunità di una simile assegnazione potevano anche porsela. Il fatto che Scattone insegnasse proprio in quella scuola sembra un gioco strano del destino,  piuttosto crudele. Però ricordiamoci  che  la sua pena l&#8217;ha scontata e che oggi è tornato a essere un uomo libero, con gli stessi diritti di tutti gli altri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2011/12/01/scattone-marta-russo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk (enhanced)
Database Caching 3/19 queries in 0.007 seconds using disk

Served from: www.ilpost.it @ 2012-02-22 18:08:10 -->
