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	<title>Stefano Nazzi</title>
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	<description>Fa il giornalista per il settimanale Gente. Su Twitter è @stenax</description>
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		<title>Il Pd, Twitter e gli spartani</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 09:37:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo come sia iniziata ma ieri mi sono trovato, su Twitter, preso in un vortice di discussione tra elettori e militanti del Pd. Una discussione durata ore e che ha preso anche toni piuttosto pesanti. Io, che militante non sono, ho scoperto un mondo fatto di 300 spartani e giovani turchi. Ho scoperto che se scrivi qualcosa di critico, da elettore, sul gruppo dirigente attuale del Pd subito vieni &#8220;etichettato&#8221; come renziano (Anzi: «Renzi è il tuo mito»). Di più: «Prendi ordini da Matteo (Renzi, immagino). Anche «seguace di Zingales» mi è stato detto, come un&#8217;offesa spaventosa. Tutto questo a me e ad altri, ovviamente.<br />
Ora, a me di Zingales non frega nulla. Di Renzi apprezzo un sacco di cose, altre meno. E così di Bersani. Ho fatto solo una constatazione ovvia: il gruppo dirigente del Pd è crollato a pochi metri dal traguardo, è un fatto. Devono parlarne, capirlo e agire. Tutto qui, una cosa ovvia, scontata. Che però evidentemente scatena rabbia e incredulità.</p>
<p>So che Twitter è un micromondo, che là fuori è tutto vasto e complesso, che la politica è poi fatta di consultazioni, mosse, contromosse. Però ieri (da ingenuo?) mi sono accorto che il Pd è anche un partito in cui c&#8217;è gente (tanta?) alla Previti, del tipo «Non si fanno prigionieri». Solo che i prigionieri da non fare in questo caso sono elettori dello stesso Pd, una larga fetta di elettori.<br />
Non so come questa storia andrà a finire. So però che sotto una superficie che in questo momento può anche sembrare liscia e lineare si agita qualcosa che ribolle ed è pronto a esplodere. <a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/03/20/il-gioco-politico-non-bastera-al-pd/">Come scrive oggi</a> Stefano Menichini «il gioco politico al Pd non basterà più». Ho anche pensato che se la discussione di ieri, invece che su Twitter, fosse stata in una stanza, sarebbe finita malissimo. E sono certo che se un elettore neutro, o tiepidamente del Pd, avesse letto un po&#8217; dei tweet che giravano ieri sarebbe scappato a gambe levate giurando che mai e poi mai avrebbe ancora votato Partito Democratico. Avrebbe pensato: «Ma questi non hanno capito niente».</p>
<p>La discussione è andata avanti a lungo, anche di sera, mentre andava in onda Ballarò. Parlavano di Grasso e Boldrini e della loro intenzione di tagliare lo stipendio del 30 per cento. Poi, in un servizio da Roma, si parlava delle case, vicino a Palazzo Madama, concesse ai vicepresidenti del Senato. Una giornalista ha avvicinato Rosy Bindi per strada e le ha chiesto di queste case. Lei ha risposto: «Ma questi non sono privilegi, sono strumenti che ci consentono di lavorare meglio». E allora, come si dice, mi sono cadute le palle. Ma io sono solo un elettore.</p>
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		<title>Dov&#8217;è finita CasaPound</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 11:28:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è solo la sinistra più radicale che si era rifugiata nella Rivoluzione Civile di Ingroia a essere uscita malissimo da queste elezioni. Alla destra radicale è andata pure peggio. CasaPound, di cui pure si era parlato tantissimo anche per un breve scambio di battute, al momento della presentazione delle liste, tra un loro leader e Beppe Grillo, ha preso 47.691 voti, lo 0,14 per cento. Cioè davvero quasi nulla. Fiamma Tricolore è arrivata allo 0,13 per cento. Leggermente meglio è andata a Forza Nuova: poco più di 88.000 voti (0,26 per cento). La Destra di Francesco Storace, che pure rientrava nell&#8217;ambito della grande coalizione del centrodestra, ha preso alle politiche 219.816 voti, lo 0,64 per cento. Di Alba Dorata Italia non è rimasta traccia, grazie al cielo. Fratelli d&#8217;Italia, il partito fondato da Meloni, La Russa e Crosetto, che non fa certo parte della destra più radicale ma dove hanno trovato spazio tanti ex, o quasi ex, fascisti si è fermato a 666.000 voti.</p>
<p>È ovviamente un&#8217;analisi alla stra-buona ma c&#8217;è da immaginare che i voti della destra più radicale, così come quelli della sinistra più radicale, siano finiti nel M5S, là dove si dice che sinistra e destra non esistono più e dove c&#8217;è tutto e il contrario di tutto.</p>
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		<title>Ruggero Jucker è libero</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 10:44:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri Ruggero Jucker è libero. È stato l&#8217;artefice di un omicidio insensato e crudele. Era il 20 luglio 2002 quando nella sua casa del centro di Milano uccise la sua fidanzata di 26 anni, Alenya Bortolotto. Lo fece con un coltello da sushi, si accanì sul suo corpo. In primo grado venne condannato a 30 anni di carcere. Divennero 16 in appello. Poi c&#8217;è stato l&#8217;indulto: via tre anni di pena. E per buona condotta via altri 90 giorni per ogni anno trascorso in carcere. I 16 anni sono diventati meno di 11.</p>
<p>Jucker a Milano lo conoscevano in tanti. È il figlio di una famiglia della borghesia solida e ricca, quella delle grandi famiglie dalle vedute aperte. La buona borghesia milanese. Gli Jucker a Milano sono imprenditori importanti: il patriarca, Carlo, fondò il cotonificio Cantoni di Legnano, poi passato ai figli e quindi ai nipoti. La famiglia ha anche donato alla città una collezione d’arte notevole: quadri di Boccioni, Carrà, Picasso, Matisse. </p>
<p>Prima della notte del 20 luglio 2002, Ruggero dava una mano alla mamma: lei fu la prima tra le signore eleganti a capire che la sua passione per la cucina si poteva trasformare in un’attività. Lo fece più di 25 anni fa, la chiamavano Signora del catering. Ad aiutarla, per &#8220;i diciottesimi&#8221; più importanti chiamava Ruggero e i suoi amici. Poi lui aprì un posto tutto suo in via Sottocorno, un locale dove cucinava zuppe, zuppe di ogni tipo, buonissime. Aveva preso l&#8217;idea a New York, dove la famiglia l&#8217;aveva mandato a cercare ispirazione, alla ricerca di qualcosa adatto a lui. <em>Zupp</em> si chiamava il posto: molti giornali se ne occuparono, Jucker ottenne un buon successo. Certo, i clienti non erano molti, però il nome girava, le cose funzionavano. Ruggero stava allora insieme a una ragazza, Alenya Bortolotto: lei lavorava in centro, in un negozio famoso di corso Europa, WP Store. Poi qualcosa, nella mente e nell&#8217;anima di Ruggero Jucker, esplose.</p>
<p>Era una notte di piena estate: via Corridoni è a due passi dal Conservatorio e dall&#8217;Umanitaria. I pochi che non erano via per il weekend furono svegliati da urla spaventose. Ruggero Jucker era nudo in mezzo alla strada. Piangeva e gridava: «Io sono Osama Bin Laden. Sono Satana, sono tutto il male che c’è al mondo. Sono la gatta Jucker». E poi: «Un, due, tre, buonanotte». Una scena  grottesca, incongrua, come avvolta da una nebbia di follia totale. Urlava e borbottava, camminava avanti e indietro. Era imbrattato di sangue. Quella scena, per chi l&#8217;ha vista, deve essere stata un cortocircuito, qualcosa di irreale eppure vivido. Ruggero Jucker aveva fatto a pezzi Alenya. Non è un modo di dire: l’aveva davvero fatta davvero a pezzi, colpita ovunque con un coltello da sushi. Lei aveva provato a difendersi. Decine di coltellate. La Scientifica ritrovò un pezzo del fegato della ragazza in cortile.</p>
<p>Parlarono tanto di droghe, qualche giornale scrisse che Jucker aveva fumato un “superspinello”. Proprio così, un superspinello. Ai funerali di Alenya c’era un sacco di gente: la cerimonia si aprì con la voce di Battiato che recitava “Ti invito al viaggio, in quel paese che ti assomiglia tanto. I soli languidi dei suoi cieli annebbiati… Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà”. La bara uscì dalla cappella e Jobin cantava “La ragazza di Ipanema”. </p>
<p>Il giudice Guido Salvini condannò Ruggero Jucker a 30 anni con il rito abbreviato. Riconobbe la semi infermità mentale ma anche la grave crudeltà nell’agire. Ruggero è sempre stato a San Vittore, fin dall’arresto. Lì, regolarmente, è stato seguito da uno psichiatra: tre visite alla settimana pagate dalla famiglia. Al processo d’Appello la pena scese a 16 anni. Ora, dal punto di vista giudiziario, la fine della storia.</p>
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		<title>Caro console americano</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 10:50:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che cosa avrebbero scritto i giornali di destra dopo la lettera che il console americano ha inviato ai propri connazionali. Il <em>Giornale</em> titola <em>Allarme del consolato Usa: Italia insicura con la sinistra</em>. Sul sito di <em>Libero</em>, ieri, fioccavano i commenti alla notizia, alcuni decisamente violenti (verbalmente, è ovvio). Anche quelli più moderati descrivevano comunque una città in mano a zingari e centri sociali con un aumento enorme della presenza di extracomunitari. Non è così, lo dicono i dati. Ma tant&#8217;è.</p>
<p>Quella della sicurezza è una questione spinosa, difficile, che si basa molto sulla percezione. Ed è un argomento ghiottissimo in campagna elettorale. Tutti noi, credo, potremmo parlare di episodi di microcriminalità di cui siamo stati vittime o a cui abbiamo assistito. Mi hanno rubato una moto e Pisapia governava da qualche mese. Ma uno scooter alla mia famiglia lo avevano rubato quando la Moratti era saldamente in sella. Per non parlare delle biciclette. Posso andare indietro ai tempi di Pillitteri, e poi Formentini, Albertini. La microcriminalità è democratica, se ne fotte di chi è il sindaco. Se ne fregava pure all&#8217;epoca delle fallimentari ronde della Lega. A Roma le parti sono invertite: è la sinistra che attacca Alemanno sulla sicurezza. E non mi risulta che a Milano con Moratti-De Corato le cose fossero molto diverse. Anzi, non lo erano proprio. I dati della Questura milanese dicono che anzi i reati in città sono diminuiti dell&#8217;8%. Aumentano i cosiddetti reati appropriativi: scippi e furti nelle abitazioni. È la crisi dicono. E vale per qualsiasi città, da chiunque sia amministrata. </p>
<p>Ci sono zone, a Milano come in qualsiasi altra città, dove la criminalità è presente, percepibile. Un cassegiato di via Montello, il numero 6, vicino a piazza Baiamonti, era in mano alla &#8216;ndrangheta. Ci hanno abitato le cosche per 30 anni, quando la storia iniziò c&#8217;era ancora Tognoli. Era il loro fortino, comandavano loro. Ci sono zone in periferia dover il problema della criminalità è forte, pesante. Ci vuole la polizia ma ci vogliono anche politiche di riqualificazione. Una città non può pensare solo ai boschi verticali, deve pensare alle proprie periferie. Proprio oggi sul <em>Corriere della Sera</em> c&#8217;è un reportage sul quartiere Mecenate: c&#8217;è scritto che da sei anni i reati in zona sono raddoppiati. Da sei anni, non da due.<br />
Altre zone a Milano stanno cambiando ma forse solo come immagine. È il caso di Chinatown. Via Paolo Sarpi è diversa oggi rispetto a qualche anno fa. I negozi sono più belli, le insegne accattivanti. Però lo sai che nelle viuzze intorno ci sono ancora i laboratori dove lavorano giorno e notte come schiavi, ci sono i dormitori con gente ammassata e i finti centri massaggi. </p>
<p>Se poi scendiamo nel dettaglio della lettera che il console ha scritto ai propri connazionali, ci sono alcune cose che lasciano perplessi. In pratica si dice: «Attenti al parco Sempione». Be&#8217;, a dire la verità neanch&#8217;io girerei in piena notte al parco Sempione. Ma non girerei nemmeno a Villa Borgehse, a Central Park e al Bois de Boulogne. Se però al Parco Sempione ci vai di mattina ci incontri un sacco di gente che ci va a correre, assolutamente tranquilla. E in primavera, durante i fine settimana, il Sempione è uno dei posti più amati dalla famiglie milanesi. L&#8217;area dei bambini poi, il sabato e domenica, è affollata fino all&#8217;inverosimile. E per quanto possa sembrare incredibile c&#8217;è ancora gente, dopo 30 anni e passa, che si ferma ad ascoltare i bonghi, ogni domenica pomeriggio.<br />
C&#8217;è anche, nella lettera del console, un invito a non dare il proprio indirizzo agli sconosciuti. Ci mancherebbe altro, ma perché dovremmo darglielo, sia io, sia voi, sia gli americani il nostro indirizzo agli sconosciuti?</p>
<p>Oggi il console americano di Milano ridimensiona. Non si aspettava probabilmente che della sua lettera venisse fatto un uso politico. Durerà lo spazio di qualche giorno di campagna elettorale. Forse anche meno. Non abbiamo la sfera di cristallo ma già sappiamo che da domani o da mercoledì, alcuni giornali titoleranno sul festival di Sanremo che sembra la Festa dell&#8217;Unità (ma mancano le salamelle) e sulla coppia gay che salirà sul palco dell&#8217;Ariston. </p>
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		<title>Una piccola storia ignobile</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 10:24:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È il 12 febbraio 2012, ha nevicato forte a L&#8217;Aquila nei giorni precedenti. Sono le quattro del mattino quando l&#8217;addetto alla sicurezza esce della discoteca Guernica di Pizzoli, a pochi chilometri dal centro. È l&#8217;ultimo, deve chiudere la porta. Fuori &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2013/02/07/una-piccola-storia-ignobile/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il 12 febbraio 2012, ha nevicato forte a L&#8217;Aquila nei giorni precedenti. Sono le quattro del mattino quando l&#8217;addetto alla sicurezza esce della discoteca Guernica di Pizzoli, a pochi chilometri dal centro. È l&#8217;ultimo, deve chiudere la porta. Fuori ci sono sei gradi sotto zero, in mezzo alla neve già sporca l&#8217;addetto alla sicurezza vede una massa scura. Si avvicina, è una ragazza. È a faccia in giù nella neve, sotto di lei il bianco è diventato rosso di sangue. Ha il volto viola, è semiassiderata, sembra morta. L&#8217;hanno mollata lì come una cosa senza importanza. La portano al pronto soccorso dell&#8217;ospedale San Salvatore. È stata violentata. Ma violentata non è la parola giusta. Il ginecologo che la visita dice che in 30 anni di carriera non ha visto nulla di simile. Mai una tale violenza. Mai tanta ferocia. Ci vogliono 48 punti per le lacerazioni che ha subito, le indagini ipotizzano che sia stato utilizzato un oggetto.</p>
<p>Lei ha 21 anni, è di Tivoli, è a L&#8217;Aquila per studiare all&#8217;università. Quella sera al Guernica c&#8217;era una festa, l&#8217;hanno vista parlare a lungo con un ragazzo. Lo individuano presto, anche lui è giovanissimo: è un militare, in città per l&#8217;operazione &#8220;Strade sicure&#8221;. Strade sicure, sembra una beffa. Lo arrestano, il suo difensore in diretta televisiva si fa sfuggire il nome della ragazza che fino a quel momento era stato coperto da tutti, dagli inquirenti, dalla famiglia, dai giornali. Poi si scusa, ma ormai il nome è uscito. Al processo il campionario è il solito: la ragazza era consenziente, dicono da una parte. E poi aveva bevuto. Una perizia dice che nel sangue aveva un tasso alcolemico cinque volte superiore al consentito.</p>
<p>Il militare, che militare non è più, viene condannato a otto anni di carcere. Gli hanno dato le attenuanti generiche, hanno escluso il tentato omicidio. Il pm di anni ne aveva chiesti 14. Aveva parlato di violenza inaudita.</p>
<p>La ragazza è presente alla lettura della sentenza, gli amici e i genitori le fanno scudo, la coprono con le giacche per non farla fotografare. Dice: «Con questa sentenza la mia vita non cambia: otto anni, dieci, dodici. Per me non sarebbero stati mai abbastanza». All&#8217;uscita del tribunale, dopo la sentenza, un&#8217;avvocatessa di parte civile, rappresentante del Centro antiviolenza de L&#8217;Aquila, trova sotto il parabrezza dell&#8217;auto un foglietto ripiegato. C&#8217;è scritto: &#8220;Ti passerà la voglia di difendere le donne. Guardati le spalle. Questo territorio non è un posto sicuro per te&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è ancora, da qualche parte, un&#8217;Italia così.</p>
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		<title>Certe frasi su Mussolini</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 10:54:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una piccola storia da raccontare, una tra tante. È il 23 aprile del 2007, in un locale di Buguggiate, una decina di chilometri da Varese, c&#8217;è una festa. Una trentina di persone celebra l&#8217;anniversario della nascita di Hitler. Il &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2013/01/28/certe-frasi-su-mussolini/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una piccola storia da raccontare, una tra tante. È il 23 aprile del 2007, in un locale di Buguggiate, una decina di chilometri da Varese, c&#8217;è una festa. Una trentina di persone celebra l&#8217;anniversario della nascita di Hitler. Il locale è gestito da un attuale consigliere comunale del Pdl di Busto Arsizio (allora era capogruppo di Alleanza Nazionale). C&#8217;è un gruppo che suona, si fa chiamare <em>99 fosse</em>. Si intonano ritornelli come «sei milioni di ebrei, sei milioni di ebrei, lo rifarei». Sulle note di <em>Alba Chiara</em> di Vasco Rossi si fa riferimento ad Anna Frank: «Respiri piano dentro la cantina&#8230;». «Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi» si trasformano in «la stella gialla sui negozi ebrei!». Ancora su Anna Frank: «Cerco nel ghetto tutto l&#8217;anno e all&#8217;improvviso eccola qua&#8230;». </p>
<p>Fa schifo riportare queste cose ma serve a capire. Gente così esiste, esiste davvero. Immaginatevi la scena, le canzoni vomitevoli, le risate, i calici alzati in brindisi. La Digos era stata avvertita, filmò tutto. Oggi 22 persone sono a processo. Tra queste anche il consigliere comunale di Busto Arsizio del Pdl. Che dice di non entrarci nulla. Spiega che il locale viene concesso per qualsiasi tipo di celebrazione. Anche per il compleanno di Hitler, quindi. Sarà il processo ad accertare le responsabilità. </p>
<p>Poi a Busto Arsizio, qualche settimana fa c&#8217;è stata anche la storia dei <em>buu</em> razzisti al calciatore del Milan Boateng. E indagato, tra gli ultras della Pro Patria, c&#8217;è anche un consigliere della Lega Nord di Corbetta, assessore allo sport. Di storie così, nelle cronache, ce ne sono molte. Dal vicesindaco di un paese della bergamasca che si fece fotografare mentre faceva il saluto romano di fronte al feretro di Mussolini al manipolo di parlamentari del centrodestra che nel 2011 presentarono un ddl per l&#8217;abolizione della norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista.</p>
<p>Tanto per capire certe frasi non vengono dette a caso. Anche, e soprattutto, nel giorno della memoria.</p>
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		<title>Alba Dorata Italia, ne facevamo a meno</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 10:15:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco, adesso ce l&#8217;abbiamo anche noi e non è che sia proprio un bel regalo di Natale. A Roma è stata fondata ufficialmente Alba Dorata Italia. Il 21 dicembre non è una data scelta a caso: il solstizio d&#8217;inverno è &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/12/21/alba-dorata-italia-ne-facevamo-a-meno/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, adesso ce l&#8217;abbiamo anche noi e non è che sia proprio un bel regalo di Natale. A Roma è stata fondata ufficialmente Alba Dorata Italia. Il 21 dicembre non è una data scelta a caso: il solstizio d&#8217;inverno è molto caro ai cosiddetti fascisti pagani, quelli che mischiano un po&#8217; di esoterismo, adorazione delle divinità nordiche, culti solari, nazismo. Nacquero nel solstizio d&#8217;inverno anche Ordine Nuovo di Pino Rauti e il Fronte Nazionale di Franco Freda.</p>
<p>Comunque, a parte i riti e gli dei pagani, quelli di Alba Dorata stanno disperatamente tentando di raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni di febbraio. Hanno anche un capolista, Bruno Berardi, il figlio del maresciallo Rosario Berardi, assassinato nel 1978 dalle Brigate Rosse. Candidato governatore della Lombardia è invece uno che, dice la sua biografia, era &#8220;convinto comunista&#8221;.<br />
Alba Dorata <a href="http://www.albadorataitalia.com">ha un sito</a>: gli slogan sono facilmente immaginabili, anche un po&#8217; sconnessi. Tipo: &#8220;Alba Dorata vuole che il futuro luminoso e pieno di speranza a partire dal presente&#8221; (testuale e incomprensibile). Oppure: &#8220;Alba Dorata in base al suo programma determina una rivoluzione economica e delle persone intese come soggetto animico&#8221;. Ci sono gli insulti contro &#8220;il compagno Fini&#8221;, l&#8217;esaltazione degli ultras portatori di &#8220;onore e lealtà&#8221;. C&#8217;è l&#8217;antisemitismo, l&#8217;odio verso la società multietnica, le promesse di epurazione.</p>
<p>Alba Dorata Italia (il gruppo non è riconosciuto dal partito originale greco) è l&#8217;ennesimo gruppo che urla slogan nazisti-fascisti, fa saluti romani, si richiama a Mussolini e valuta positivamente &#8220;la politica economica di Hitler&#8221;. Ce ne sono tanti, da Forza Nuova a Lealtà Azione fino a Casapound, quella di maggior successo oggi, i cosiddetti fascisti del terzo millennio che però quando gli chiedi a chi fanno riferimento ti rispondono Benito Mussolini. Sono tante sigle e tanti personaggi, sparsi qua e là, alcuni finiti anche a fare i consiglieri regionali o comunali del Pdl. Ora c&#8217;è anche Alba Dorata, ne facevamo volentieri a meno.</p>
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		<title>Giorni di strage</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 09:27:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Erano 17: Giovanni Arnoldi, 42 anni Giulio China, 57 Eugenio Corsini,70 Pietro Dendena, 45 Carlo Gaiani, 37 Calogero Galatioto, 37 Carlo Garavaglia, 71 Paolo Gerli, 45 Luigi Meloni, 57 Vittorio Mocchi, 33 Gerolamo Papetti, 78 Mario Pasi, 48 Carlo Perego, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/12/12/anniversario-strage-piazza-fontana/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano 17:</p>
<p>Giovanni Arnoldi, 42 anni<br />
Giulio China, 57<br />
Eugenio Corsini,70<br />
Pietro Dendena, 45<br />
Carlo Gaiani, 37<br />
Calogero Galatioto, 37<br />
Carlo Garavaglia, 71<br />
Paolo Gerli, 45<br />
Luigi Meloni, 57<br />
Vittorio Mocchi, 33<br />
Gerolamo Papetti, 78<br />
Mario Pasi, 48<br />
Carlo Perego, 74<br />
Oreste Sangalli, 49<br />
Angelo Scaglia, 61<br />
Carlo Silva, 71<br />
Attilio Valè, 52</p>
<p>Morirono nella Banca dell&#8217;Agricoltura, a Milano, in piazza Fontana. La bomba scoppiò alle 16.37 del 12 dicembre 1969. L&#8217;esplosione si sentì distinta, forte, nei negozi e negli uffici, sui tram e nelle case. 17 morti, 87 feriti. Chi lo ricorda dice che era una giornata gelida come oggi. Il cielo in quel giorni era grigio. </p>
<p>Tre giorni dopo, il 15 dicembre, Pino Pinelli precipitò dal quarto piano della Questura di Milano, in via Fatebenefratelli. Era poco prima di mezzanotte: alcuni giornalisti che erano nella sala stampa della Questura sentirono un tonfo. Pinelli aveva 41 anni, era un anarchico del circolo del ponte della Ghisolfa. Era stato portato in Questura con altre 84 persone nell&#8217;ambito delle indagini su piazza Fontana. La prima versione, il 16 dicembre, recitò che Pinelli si era lanciato dopo che il suo alibi era crollato. Dissero che aveva urlato «È la fine dell&#8217;anarchia».</p>
<p>Per raccontare dell&#8217;inseguirsi dei processi di piazza Fontana ci vogliono volumi e volumi. Pietro Valpreda, anarchico, rimase in carcere 1110 giorni prima di essere del tutto scagionato. Le indagini presero concretamente la strada che puntava al neofascismo veneto. Vennero imputati esponenti fascisti e agenti dei servizi segreti. Non si è mai arrivati a una verità processuale definitiva. Gli ultimi imputati, i fascisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, militanti di Ordine Nuovo, sono stati assolti nel maggio del 2005. Di prove, se mai ce n&#8217;erano state, non c&#8217;era più traccia. Carlo Digilio, anche lui di Ordine Nuovo, ammise di aver partecipato alla preparazione della bomba. Disse anche che Delfo Zorzi gli aveva confidato di aver piazzato materialemente la bomba. Delfo Zorzi oggi vive a Tokyo, è naturalizzato giapponese, fa l&#8217;imprenditore. Ha assunto un nuovo nome, Hang Roi. In giapponese dovrebbe significare &#8220;Nascita delle onde&#8221;.<br />
Carlo Maria Maggi è morto. Anche Carlo Digilio, il primo e unico pentito nella storia dello stragismo italiano, è morto, nel 2005. E per un&#8217;assurda coincidenza della storia, è morto proprio un 12 dicembre, 36 anni dopo la strage.</p>
<p>L&#8217;inchiesta per la morte di Pino Pinelli si chiuse escludendo l&#8217;ipotesi dell&#8217;omicidio. Il giudice Gerardo D&#8217;Ambrosio parlò di &#8220;malore attivo&#8221;, qualunque cosa volesse dire.</p>
<p>Da quei giorni milanesi di dicembre partirono mille rivoli di sangue. Il dicembre del 1969 ha cambiato per sempre la storia d&#8217;Italia. Succedeva 43 anni fa.</p>
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		<title>La mattanza dei tifosi del Tottenham e le urla &#8220;Juden&#8221; allo stadio, il giorno dopo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2012 12:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 7 marzo 1979 al Palazzetto dello sport di Varese si giocava Emerson Varese &#8211; Maccabi Tel Aviv, semifinale della Coppa del campioni di basket. Se andate a vederle, le fotografie di quella sera sono impressionanti. Gli ultras del Varese &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/11/24/la-mattanza-dei-tifosi-del-tottenham-e-le-urla-juden-allo-stadio-il-giorno-dopo/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 marzo 1979 al Palazzetto dello sport di Varese si giocava Emerson Varese &#8211; Maccabi Tel Aviv, semifinale della Coppa del campioni di basket. Se andate a vederle, le fotografie di quella sera sono impressionanti. Gli ultras del Varese agitarono per tutta la partita decine di croci di legno intonando <em>Adolf Hitler ce l&#8217;ha insegnato, uccidere un ebreo non è reato</em>. Dal resto del palazzetto non vennero grosse reazioni, molti sorrisero, qualcuno si unì al coro. I tifosi israeliani presenti erano sotto choc: non potevano nemmeno immaginare che stesse accadendo davvero. Senza tra l&#8217;altro che qualcuno intervenisse (addirittura le croci vennero prima sequestrate dalla polizia, poi riconsegnate nel corso della partita). In curva comparve poi uno striscione conclusivo: 10, 100, 1000 Mathausen, questo c&#8217;era scritto.</p>
<p>Ci fu emozione nei giorni seguenti, furono arrestati una decina di ultras del Varese legati al Fronte della Gioventù (Fiuggi e tutto il resto erano ancora bel lontane). Poi la cosa finì lì.</p>
<p>Sono passati 33 anni, siamo ancora a quel punto. Anzi, peggio.</p>
<p>Non so quale sia la &#8220;matrice&#8221; di ciò che è successo a Roma l&#8217;altra sera, la mattanza ai danni dei tifosi del Tottenham. Mi sembra che la cosa più probabile sia che ci fosse la voglia di massacrare &#8220;i bastardi inglesi&#8221;. E che comunque sottotraccia ci sia una vaga ma violentissima componente razzista antisemita: quei tifosi inglesi erano comunque &#8220;Juden&#8221;, colpevoli di essere tifosi della squadra riferimento della comunità ebraica di Londra (mi sembra invece fantasiosa la teoria secondo la quale siano stati scambiati per tifosi del West Ham). So solo che questa brutta storia conferma ancora una volta quello che sul Post è stato scritto molte volte: c&#8217;è una saldatura netta tra gruppi ultras sulla carta assolutamente nemici ma che si alleano in nome degli affari e, anche se pare assurdo dirlo, di una connotazione politica razzista e filonazista. So già le obiezioni: non bisogna generalizzare, non tutti i gruppi ultras sono così, non tutti in curva nord a Roma sono d&#8217;accordo (e ci mancherebbe altro). Tutto vero. Però quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. È lì, c&#8217;è il sangue a terra, ci sono i coltelli, ci sono le mazze. E ci sono i cori il giorno dopo, durante la partita, quella parola scandita &#8220;Juden&#8221;. In quanti, presenti allo stadio, hanno reagito? È anni che questa storia continua. Provate a mettere in fila striscioni e cori, da quello dedicato al torturatore e massacratore di donne e bambini Arkan (esposto sempre dalla curva laziale nel febbraio del 2000) ai cori degli ultras del Varese contro il giocatore negriano Giulio Ebagua (a proposito, gli ultras del Varese calcio si chiamano <em>Blood and Honour</em>, <em>Blut und Ehre</em>, in tedesco, motto di una divisione delle SS). Per poi passare per Verona, dai manichini dei giocatori di colore impiccati in curva alle svastiche esposte sugli spalti. L&#8217;elenco è infinito, da Ascoli a Trieste, da Napoli a Torino per non parlare del gruppo Ultras Italia, che segue la Nazionale, nato da un&#8217;allenaza tra gruppi di estrema destra soprattutto del Nord Est. </p>
<p>Siamo in Italia, Occidente, 2012. Pensare al punto in cui siamo fa venire i brividi. Leggere dell&#8217;indignazione, sbalordimento e furia dei giornali inglesi fa provare vergogna. E basta dire &#8220;il calcio non c&#8217;entra&#8221; (tanti ancora lo dicono). C&#8217;entra anche il calcio, c&#8217;entra eccome. Perché è in alcune curve che certi gruppi nascono, aggregano e prosperano. A Roma, ma non solo. Ed è il calcio che deve occuparsi seriamente della cosa. Il presidente della Lazio Lotito ha detto: «Avrete delle sorprese, gli aggressori non sono laziali». Sono anche laziali presidente (le ultime dalle indagini dicono che siano stati due laziali ad aggregare il gruppo), e romanisti. Dalla Curva Nord alla Curva Sud. E le urla &#8220;Juden&#8221;, il giorno dopo allo stadio, presidente, le ha sentite? Dalla Federcalcio, dalla Lega calcio, silenzio assoluto, nulla si muove. Le società, e lo sanno tutti, continuano per lo più a sopportare oppure ad avere rapporti sereni anche con i gruppi più delinquenziali, così, per non avere problemi. E i giocatori? Avete mai sentito un giocatore, dico uno solo, dire qualcosa a proposito? Ne avete mai visto uno uscire dal campo dopo aver sentito cori razzisti? È ora che chi gestisce il calcio, e con il calcio fa i soldi, si muova. È ora che chi va allo stadio inizii se non altro a far sentire isolati, fuori luogo e fuori tempo, i grotteschi violenti razzisti da curva.</p>
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		<title>Un anno dopo in via Solari</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 11:34:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fu una brutta serata a Milano quella del 5 novembre dell&#8217;anno scorso. Morì un ragazzino di 12 anni, ucciso da un tram in via Solari. Si chiamava Giacomo Scalmani, era in bicicletta, stava tornando a casa dopo essere stato all&#8217;oratorio &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/11/15/un-anno-dopo-in-via-solari/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fu una brutta serata a Milano quella del 5 novembre dell&#8217;anno scorso. Morì un ragazzino di 12 anni, ucciso da un tram in via Solari. Si chiamava Giacomo Scalmani, era in bicicletta, stava tornando a casa dopo essere stato all&#8217;oratorio di piazza Santa Maria del Rosario. C&#8217;erano dei lavori in corso, era, ed è, proibito parcheggiare lungo il marciapiede ma lo facevano tutti, comunque, restringendo la strada. Di fatto, tra auto e rotaie del tram lo spazio &#8220;vitale&#8221; era minimo. Un&#8217;auto aveva appena parcheggiato, la ragazza, seduta sul sedile posteriore dalla parte del guidatore aprì di colpo la portiera, colpì Giacomo che finì a terra. Stava passando il tram. La madre era poco più avanti, in bicicletta anche lei. Si accorse che era successo qualcosa, tornò indietro. Giacomo era morto sul colpo. Il conducente del tram, della linea 14, fu ricoverato in stato di choc. Chi va in bicicletta, in scooter o in moto a Milano, ma penso in qualsiasi città italiana, sa che quello della portiera che si apre all&#8217;improvviso è un incubo costante. Se poi l&#8217;auto è in doppia fila l&#8217;incubo è peggiore e ci si incazza proprio, tanto.</p>
<p>Dopo la morte di Giacomo nel quartiere ci fu un&#8217;emozione enorme, e tante polemiche. Perché di quei parcheggi in sosta vietata se n&#8217;erano sempre fregati tutti, come di solito avviene. Da quel giorno in via Solari i vigili iniziarono a dare multe, le auto a essere rimosse. E allora si infuriarono i commercianti. Dissero che per colpa di tutte quelle multe gli affari crollavano. Non solo, qualcuno arrivò a sostenere che visto che non si potevano più parcheggiare le auto in sosta vietata la strada era diventata più pericolosa. Fu appeso un cartello a un albero, m&#8217;è rimasto impresso. Cito alcuni pezzi: &#8220;L&#8217;assenza dei cittadini nella via ha causato in una settimana tre rapine nei negozi, un tentato scippo a una signora, due ragazze a piedi spaventate inseguite da due tipi in auto molto sospetti&#8221;. Ancora: &#8220;Tutto questo non porta tranquillità a una via che sino a poco tempo fa non aveva questi problemi&#8221;. E poi: &#8220;Le prime misure negative riguarderanno i lavoratori dipendenti di questa via che si vedranno costretti a perdere il proprio posto di lavoro&#8221;. Tutto questo perché non si poteva più parcheggiare in sosta vietata. E non si poteva più parcheggiare in sosta vietata perché un ragazzino era morto.</p>
<p>Otto persone saranno processate per la morte di Giacomo. L&#8217;accusa è di concorso in omicidio colposo per la ragazza che aprì la portiera dell&#8217;auto, per chi era alla guida e per il conducente del tram. La polizia accertò poi che il cartello di divieto di sosta che si sarebbe dovuto trovare al suo posto lungo la via quella sera non c&#8217;era. Era stato rimosso a causa dei lavori di manutenzione del marciapiedi. Per la procura quindi dovranno essere giudicati anche il responsabile della ditta appaltarice e quello della ditta subappaltatrice oltre al committente dei lavori e cioè il Comune di Milano (tre dirigenti).</p>
<p>Non so quale sia la situazione adesso in via Solari. Se continuano a dare tante multe o no, se la gente ha ricominciato a parcheggiare in sosta vietata. So che in genere, a Milano, la gente parcheggia un po&#8217; dove gli pare. Di auto sui marciapiedi ce ne sono tante, spesso indisturbate. Se poi fate un giro la sera dalle parti dove c&#8217;è quella che i giornali chiamano in maniera orrenda e grottesca &#8220;movida&#8221;, vi accorgete che proprietari di auto grandi, medie, piccole fanno letteralmente quello che gli pare. Ci sono vie dove le macchine vengono mollate in mezzo alla strada creando lunghi serpentoni di parcheggi abusivi. Sono le vie dove ci sono i locali. Lì è davvero difficile passare. E ci si chiede come sia possibile che il Comune (a Milano e altrove) non impedisca che questo succeda.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-671" title="large" src="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/files/2012/11/large.jpeg" alt="" width="550" height="752" /></p>
<p>- <strong><a href="http://www.wittgenstein.it/2011/11/07/bambini-a-milano/">Bambini a Milano</a></strong>, di Luca Sofri, novembre 2011</p>
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