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Il 2 agosto 1980 e altre storie

2 agosto 2012

Bisogna rivederle le immagini del 2 agosto 1980 a Bologna per capire che cosa fu quel giorno. Con le facce stravolte dei soccorritori, i feriti e i morti caricati sugli autobus, perché le autoambulanze non bastavano. Guardando le immagini sembra di sentire il caldo soffocante di quell’agosto unito a quello innaturale dell’inferno che si era aperto nel terreno.

Qualcuno, in questi tempi, ha tentato ricostruzioni fantasiose. Il deputato di Fli, Enzo Raisi ha tirato in ballo Mauro Di Vittorio: aveva 24 anni, era di sinistra, morì alla stazione di Bologna quel giorno. Secondo Raisi, Di Vittorio era militante dell’Autonomia Operaia di via dei Volsci, a Roma, quindi vicino ai palestinesi, quindi…

Da tempo in realtà Di Vittorio si era allontanato dalla politica, il padre era morto, la madre non ce la faceva ad andare avanti così lui si era messo a lavorare, anche lontano da Roma, mandava i soldi a casa. E i vecchi militanti di via dei Volsci dicono di non sapere neppure chi fosse, Di Vittorio. Raisi punta l’attenzione sul lodo Moro, su un accordo segreto che ci sarebbe stato tra governo italiano e palestinesi perché questi ultimi utilizzassero l’Italia come base e punto di passaggio a condizione che non venissero coinvolti cittadini italiani. Anche Cossiga alluse a questa possibilità. Quindi quella bomba esplose per caso? Ma se fosse così, perché non c’era nessun palestinese tra le vittime? Licio Gelli in un ‘intervista ha detto che fu forse un mozzicone di sigaretta a provocare la strage. Parlano tutti, dicono enormità, noi le ascoltiamo.

C’è un documentario, Un solo errore, girato da Matteo Pasi e dedicato alla strage della stazione di Bologna. In un’intervista Giusva Fioravanti, che per quella strage è stato condannato all’ergastolo, dice «che il presidente dell’associazione delle vittime della strage (Paolo Bolognesi) in quell’attentato ha perso una suocera. E la suocera non è una vera perdita». Dice ancora Fioravanti: «Bolognesi è un vecchio partigiano, è la carica ideologica che lo muove». Dà le pagelle alle perdite: la suocera vale poco, evidentemente.

Quella suocera si chiamava Vincenzina Sala, il 2 agosto 1980 era andata alla stazione di Bologna con il nipotino Marco, sei anni, il figlio di Paolo Bolognesi. Erano lì ad aspettare Paolo e la moglie, che tornavano da un viaggio in Svizzera. L’esplosione li travolse: Marco venne devastato, sfigurato, riconosciuto dai genitori solo per una voglia sulla pancia. Il 3 agosto Sandro Pertini andò in ospedale, ne uscì piangendo, disse «Ho visto un bambino che sta morendo». Non morì Marco, ma i segni di quel giorno li porta ancora addosso: ha invalidità superiori all’80%. Il corpo di Vincenzina venne riconosciuto solo per una doppia fede nuziale al dito. La testa non fu trovata. Il deputato Raisi ha detto però che la suocera di Bolognesi non morì quel giorno, ma tre anni dopo.

Parlano. Giusva Fioravanti ha tutto il diritto di continuare a proclamare la sua innocenza. Ha tutto il diritto di dire, come chiunque altro, ciò che vuole. Ma io il diritto di ricordarmi che era Giusva Fioravanti. Ricordarmi di lui e di quelli che erano con lui: Alessandro Alibrandi, Massimo Carminati, Gilberto Cavallini che il 27 aprile 1976 insieme ad altri camerati in via Uberti, a Milano, squarciò a coltellate l’addome di Gaetano Amoroso, “vestito da compagno”. Ricordarmi di quando Fioravanti e i suoi venivano a Milano, per cercare compagni da ammazzare anche in trasferta.

Ci sono storie che continuano a mettere i brividi. Il 28 febbraio 1978 Fioravanti e i suoi a Roma sono a “caccia di rossi”. In piazza San Giovanni Bosco ci sono alcuni ragazzi su una panchina che si stanno facendo una canna: Fioravanti e i suoi scendono dall’auto, sparano. Scialabba è colpito al torace ma non è morto. Fioravanti gli sale a cavalcioni, lo guarda e lo finisce con due colpi in testa. Si stava solamente facendo una canna, Roberto Scialabba.
Ce ne sono tante di cose da ricordare, non solo il 2 agosto 1980.

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  • summer67

    @WIZARDO ma dove ho scritto che sono convinto dell’innocenza di Mambro e Fioravanti? Dove mi sono riferito ai deliri di Raisi (che peraltro non ho mai letto)? Per la seconda volta replichi ai miei argomenti travisandoli. Io ho scritto che il processo fa acqua, come quello a Sofri, per cui alla fine la stessa magistratura che li ha condannati li ha messi in libertà. Cosa che con Riina non è successo. Di quale autorevolezza cianci non mi è chiaro, perché non sono mica Carnevale. LEGULEIO, che ha un nick più autorevole del mio, mi dà involontariamente ragione non spiegando in base a quale criterio l’essere rei confessi per i reati relativi a 7 ergastoli e negando di aver ucciso 85 passanti una mattina d’agosto porti alla scarcerazione anticipata, negare un centinaio di omicidi per i quali si beccano 9 (o 12) ergastoli ti faccia restare dentro, negare di aver fatto ammazzare un commissario di polizia come invece 7 processi hanno dimostrato, senza aver collaborato con la giustizia, porti anche questo a uno sconto di pena (sorvoliamo sui motivi di salute, che sarebbero validi anche per Riina). Insomma, prova a leggere qualche libro (poche centinaia di pagine, non migliaia) di un radicale come Mauro Mellini, e comincerai a farti un’idea di come funzioni la giustizia italiana. Attenersi alle sentenze aspettando argomenti circostanziati e provanti la loro erroneità è ridicolo perché già definisci preventivamente “sentito dire vago e confuso, leggiucchiato qui e là” diversi riscontri di una commissione parlamentare d’inchiesta. per di più non t’è chiaro, anche se con il mio accostamento tra Sofri e Mambro-Fioravanti l’ho ben palesato, che io non appartengo alla razza dei plagiati dalla propaganda per cui le condanne dei miei nemici si applaudono mentre quelle dei miei amici si contestano, ma a quella dei cittadini che vedono una sistema giudiziario alla frutta e si rendono conto del danno che questo causa ai cittadini che gli pagano lo stipendio. Un esempio su tutti: ti sei accorto che dopo 20 anni e tre gradi di giudizio abbiamo scoperto che il processo per l’omicidio Borsellino era basato sul nulla? E mi vieni a parlare di “attenersi alle sentenze”? E non ti viene il dubbio che ci sia del pressappochismo? Beato te…

  • leguleio

    Per summer67
    LEGULEIO, che ha un nick più autorevole del mio, mi dà involontariamente ragione non spiegando in base a quale criterio l’essere rei confessi per i reati relativi a 7 ergastoli e negando di aver ucciso 85 passanti una mattina d’agosto porti alla scarcerazione anticipata,
     
    Non proprio.
    Innanzitutto “scarcerazione anticipata” è fuorviante. Chi è condannato all’ergastolo sul suo estratto ha scritto “fine pena mai”. Soltanto, di fatto l’ergastolo in Italia non esiste più. Mambro e Fioravanti hanno richiesto secondo le regole vigenti i benefici di legge, e li hanno ottenuti. E fra i molti presupposti per ottenerli (buona condotta, percorso di rieducazione…), c’è anche la confessione del delitto.
     
    negare un centinaio di omicidi per i quali si beccano 9 (o 12) ergastoli ti faccia restare dentro,
     
    Se ti riferisci a Totò Riina, lui ha fatto di più che negare. Non ha risposto alle domande dei magistrati, ha recitato fino alla fine la parte del finto tonto capitato lì per caso. E, a quanto si sa, nemmeno ha richiesto i benefici di legge.
    Alla fine in effetti è proprio così: in Italia, piaccia o no, mostrarsi contriti o pentiti aiuta molto nella concessione dei benefici.
     
    negare di aver fatto ammazzare un commissario di polizia come invece 7 processi hanno dimostrato, senza aver collaborato con la giustizia, porti anche questo a uno sconto di pena (sorvoliamo sui motivi di salute, che sarebbero validi anche per Riina).
     
    Nel caso di Adriano Sofri, faccio notare che fra carcerazione preventiva e pena ha passato dietro le sbarre oltre 10 anni (venne arrestato la prima volta il 27 luglio 1988). La sua condanna era di anni 22. La legge Gozzini prescrive che per ogni semestre di buona condotta in carcere la pena venga abbreviata di 45 giorni, quindi una condanna nominale a 22 anni corrisponde in realtà a 14 anni e mezzo.
    Secondo me li ha scontati tutti. Non c’è stato alcuno sconto di pena, proprio no.

  • wizardo

    @summer67
    1. beh, se non della tua, almeno dell’autorevolezza dei radicali mi farai dubitare? una cosa è rendersi conto dello stato della giustizia in italia (soprattutto dei tempi della giustizia), altra è unirsi al coro di delegittimazione della magistratura, le cui urla disordinate ed assordanti ci hanno accompagnato per gli ultimi vent’anni e più, a beneficio di una corte di corrotti e corruttori che per anni ha preteso di essere al di sopra della legge. ed i risultati si vedono tutti, basta vedere in che condizione è il paese oggi.

    2. dire: il sistema della giustizia è in crisi, non può volere dire che le sentenze non sono da rispettare, perchè allora è la fine dello stato di diritto e della democrazia. le sentenze si possono e si devono criticare, ma nel merito. ribalto la questione: ci sono gli strumenti per riaprire il processo alla luce di elementi provanti l’innocenza. perchè nessuno lo ha fatto? perchè quando si critica la sentenza di bologna non si riesce ad andare oltre il “la sentenza fa acqua da tutte le parti”? in che senso? dov’è il ragionamento? nel fatto che non hanno confessato? è un ragionamento questo?
    altrimenti, ripeto, si diventa solo strumenti inconsapevoli di una propaganda interessata e di agghiacciante superficialità.

  • summer67

    WIZARDO, sì, a lamentarsi della magistratura si può finire in cattiva compagnia, ma anche a esaltarne il potere salvifico, e criticare le sentenze non vuol dire non rispettarle, ma l’esatto contrario. Nel mentre se dovessi aspettare te Tortora sarebbe ancora in galera.

  • wizardo

    Appunto. Tortora o qualisasi altro esempio di errore giudiziario non può e non deve farci cadere in questa visione nichilista del diritto e dei processi in cui i cattivi sono sempre i magistrati. Soprattutto in un paese di mafia, terrorismo e corruzione dilagante. Soprattutto visti gli innumerevoli esempi di magistrati morti ammazzati per il loro lavoro. Alcuni, tra l’altro, dai simpatici ragazzi protagonisti di questo post.