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Stevanin come De Niro

2 settembre 2010

Ecco, mi mancava. Ci mancava. Gianfranco Stevanin vuole farsi frate. Ora prima di andare avanti, vale la pena ricordare di chi stiamo parlando. Stevanin è quel signore veneto di ormai quasi 50 anni che è stato condannato all’ergastolo per aver fatto a pezzi quattro donne (probabilmente sono di più ma non si è mai capito con certezza). Fatte a pezzi sul serio, non per dire. Lo arrestarono nel 1994 per estorsione e violenza sessuale ai danni di una prostituta. Accadde però, che proprio mentre era detenuto, un contadino trovò, vicino a casa sua, a Terrazzo, provincia di Verona, un sacco nero della spazzatura con dentro i resti di una donna. I magistrati mandarono le ruspe, si scavò per settimane, saltarono fuori altri due cadaveri. In casa, oltre 700 fotografie pornografiche di donne. Tra queste anche le foto di due ragazze di cui non si avevano più notizie.

Stevanin confessò alcuni omicidi, poi ritrattò. Al processo si presentò con il cranio rasato per far vedere una grossa cicatrice, testimonianza di un grave incidente di moto avuto anni prima. La Difesa puntò tutto su quella cicatrice parecchio scenografica: in seguito a quell’incidente, dissero, Stevanin non è capace di intendere e di volere. Dai ritrovamenti, dalle foto e dai documenti che saltarono fuori nel cascinale di Terrazzo risultarono almeno quattro vittime certe più due sconosciute. Blazenka Smoljo, il cui corpo fu ritrovato il 3 luglio 1994 in un fosso. Biljana Pavlovic, sparita nel 1994, era originaria della ex Jugoslavia, faceva la prostituta. Il suo corpo fu ritrovato il 12 novembre 1994, seppellito in uno dei poderi della famiglia Stevanin. Claudia Pulejo, soffocata, era scomparsa il 15 gennaio del 1994. Era tossicodipendente, amica di Gianfranco. Il suo corpo fu ritrovato il 1 dicembre 1995. Roswita Adlassing scomparve nel maggio del 1993 ma il suo corpo non fu mai ritrovato. Di lei rimane però una scheda a casa di Stevanin in cui l’uomo la descriveva e dava giudizi sulle sue prestazioni sessuali. Fu trovato un altro corpo di donna, tagliato a pezzi e chiuso in un sacco: di lei non si è mai scoperta l’identità. Di una ragazza rimangono poi solo fotografie saltate fuori da un cassetto a casa Stevanin. Foto di lei mutilata.

Stevanin venne giudicato capace di intendere e di volere e condannato all’ergastolo. Sentenza ribaltata in appello: questa volta venne riconosciuta l’incapacità di intendere e di volere: condanna a dieci anni di manicomio criminale. La Cassazione mandò all’aria tutto: si tornò a un nuovo processo d’appello e a un nuovo ergastolo. Sentenza confermata dalla Cassazione. Nel periodo in cui era detenuto in manicomio, tra l’altro, Stevanin venne aggredito da un altro malato-detenuto che lo ferì gravemente alla gola. Per giorni restò tra la vita e la morte.

Ecco, questo è Gianfranco Stevanin. La sua storia è brutta e difficile da raccontare. Da allora è in carcere: attualmente è a Opera. In galera, qualche anno fa, ha salvato il suo compagno di cella che aveva tentato il suicidio.

Ieri il quotidiano Libero (ripreso da altri giornali) titolava: “Il serial killer si fa frate”. Leggendo l’articolo non si capisce bene come un detenuto “fine pena mai” possa diventare francescano del Terzo Ordine di San Francesco. Sul serio, come fa? Stevanin avrebbe detto che vorrebbe seguire altre strade. Va bene. Resta la domanda: come si fa a diventar frate in carcere? Oggi Libero riprende l’argomento. Il religioso che lo segue in carcere dice che Stevanin è sempre stato credente. Poi, dall’articolo si capisce che quando uscirà in permesso vorrà trascorrere tempo in convento. Un po’ come Robert De Niro in Mission, che dopo aver assassinato il fratello diventa missionario buono che si batte contro i cattivi. Solo che qui abbiamo uno squartatore di donne, non si sa bene nemmeno quante. In effetti forse anche Stevanin avrà permessi. Ma leggendo quello che scrive Libero, lui stesso avrebbe detto: «Io mi sento a posto con me stesso. A voi sembrerà un paradosso ma io non so perché sono qui. Potrei pentirmi soltanto se mi ricordassi di aver fatto qualcosa. Siccome non mi rendo conto, non ho niente da perdonarmi». Ecco, secondo voi a uno così i magistrati daranno facilmente qualche permesso? Almeno, prima di farsi frate, dia un nome a quella povera ragazza che ha massacrato e di cui non si è mai capita l’identità. E poi, ci sono altri cadaveri? E dove? Si ricorda tutto tranne quello. Boh.

E poi bisognerà anche dirlo: possibile che tutti quelli di cui si parla che entrano cattivi in prigione poi a un certo punto si scoprono buoni, lo diventano solo perché hanno visto la luce, vogliono diventare preti, suore, missionari? Ma non ce n’è uno che dica solamente: “Sono stato un assassino, ho fatto del male ad altri esseri umani, questo è ciò che che ho fatto e per questo soffro?” Ma forse senza parlare di illuminazione nessuno lo prenderebbe in considerazione.

5 commenti

  1. piti says:

    Izzo è una dimostrazione che chi commette crimini di natura sessuale difficilmente è recuperabile. Sono pulsioni che evidentemente vanno al di là persino della sincerità delle loro illuminazioni odei loro pentimenti, ammesso che.

  2. reta says:

    a molti cattolici piacciono più i peccatori pentiti che chi cerca di vivere secondo il vangelo. parlo di cl che attacca famiglia cristiana tacciandola di moralismo

  3. Cassa says:

    Questo in insolita analogia al Vangelo, mi pare

  4. piti says:

    Il punto è che i peccatori che piacciono ai ciellini sono pentiti per finta, e spesso nemmeno quello.

  5. albertog says:

    Qualcuno ha detto “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e forse si riferiva anche a casi come questo: la coscienza del cattolico ha come unico interlocutore Dio, il resto sono strumentalizzazioni. Il pentimento è un premio in sé, non la condizione per un premio. Se mai, a essere maliziosi, si potrebbe pensare che un cattolico pentito ha migliorato la sua condizione morale e quindi la pena gli andrebbe piuttosto inasprita (e lui stesso, socraticamente, dovrebbe chiederlo). Ma forse a me sfugge la differenza fra un cattolico e un paese cattolico.

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