Il governo e Marchionne

È stato formalmente corretto da parte del presidente Monti, e coerente con il personaggio, lasciare fino a questo momento la Fiat libera di elaborare le proprie strategie e compiere le proprie scelte industriali. Contatti frequenti ma informali, nulla di più: Monti non sarebbe Monti se si mettesse a dirigere gli imprenditori privati da palazzo Chigi.
Ora però è evidente che l’apparente distacco del governo verso le mosse di Marchionne s’è fatto insostenibile. L’annuncio dell’abbandono del progetto Fabbrica Italia era largamente prevedibile, ma la nota di corso Marconi imprime un timbro terribile all’autunno della nostra economia reale. Impossibile non vedere l’impatto nefasto che questa notizia avrà sulle relazioni industriali, sull’atteggiamento dei sindacati, sulla fiducia dei consumatori e soprattutto sulla serenità dei lavoratori e delle famiglie.
Certo, i dati della crisi europea dell’auto sono spaventosi, e Fiat regge ancora solo grazie alle vendite americane di Chrysler. Marchionne può non essere costretto a tenere aperti tutti i suoi stabilimenti, però deve essere costretto a raccontare la sua storia e i suoi nuovi programmi al governo: un governo che s’è molto esposto, insieme a chi lo appoggia in parlamento, per creare un quadro di regole del lavoro diverse, più flessibili e, almeno nelle intenzioni, più utili a chi deve fronteggiare crisi di mercato.
È stato tutto inutile? Ed è stato inutile stressare il paese con quei referendum di fabbrica che divisero operai e sindacati, costringendo tanti politici (soprattutto del Pd) a dire ai propri elettori alcune amare verità (almeno tali le si considerava all’epoca) sull’opportunità dello scambio fra diritti e occupazione?
Intorno al management Fiat si sta scatenando una tempesta interna al padronato, annunciata dal tuono di Della Valle. Questo con la politica non c’entra: non spetta a lei licenziare i capi azienda. Ma chi fra governo e mondo politico s’è assunto al tempo la difficile responsabilità di sostenere lo sforzo della Fiat, oggi ha più diritto di chiunque altro di volere Marchionne a Roma per fare un po’ di conti.

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