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Neanche l’Unità torna all’IRI

23 agosto 2012

A Europa stiamo seguendo con sincero interesse il dibattito avviato sull’Unità a seguito dell’intervista nella quale Susanna Camusso chiedeva che lo Stato acquisti quote delle aziende private in crisi, per accompagnarle nel risanamento tutelando l’occupazione. Caso emblamatico, l’Ilva, ma il leader della Cgil allargava il discorso a tutta l’industria.

Di tutte le prospettive che si spalancassero qualora il centrosinistra vincesse le elezioni, questa è quella più gravida di significato. Sarebbe (e infatti Camusso così la presenta) una storica inversione di tendenza dopo gli anni in cui tutti – a partire dai governi partecipati dalla sinistra – hanno convenuto sulla necessità di alleggerire la presenza pubblica nell’economia, puntando a ritirare lo Stato in funzione regolatrice.

Convinta delle buone ragioni di Camusso, da alcuni giorni l’Unità interpella docenti ed economisti di area per trovare sostegno alla tesi del rientro della mano pubblica nella proprietà di aziende manufatturiere.

La cosa più interessante – che merita di essere annotata da chi nutre timori per le conseguenze di una vittoria elettorale del centrosinistra – è che nessuno dei keynesiani interpellati dall’Unità accoglie la proposta Camusso. Sapelli, Berta, De Cecco, tutti ripiegano su una trincea che è diventata, alla fine, il vero oggetto del dibattito: che lo Stato recuperi iniziativa di investimento e d’impresa per promuovere settori industriali fortemente innovativi, lì dove i privati non possono o non hanno il coraggio di rischiare. Insomma: inversione di tendenza e politica industriale, sì; tornare al salvataggio delle aziende decotte e alla lottizzazione politica dei cda, no.

Non è una differenza da poco ed è già un discreto argine alla furia iconoclasta di chi, volendo «abbattere i tabù liberisti» e saltando a pie’ pari la degenerazione dei carrozzoni degli anni ’70 e ’80, sogna di tornare agli anni ruggenti della prima IRI.

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  • ricpol

    Una proposta fuori dal tempo sta ricevendo l’accoglienza che merita. Ok, fin qui tutto bene.
    Ma lo stesso, che oggi ci sia ancora qualcuno che propone statalizzazioni, e che quel qualcuno sia pur sempre il leader del maggiore sindacato italiano, e punto di riferimento di gran parte della sinistra che andrà al governo tra pochi mesi – beh, direi che Moody e compagnia dovrebbero fare più attenzione a questi segnali, prima di vaticinare una prossima uscita dell’Italia dalla crisi.

  • metiu

    Lo stato esca dall’Euro e riprenda sovranita’ monetaria prima di tutto, in modo che i fondi tornino ad esserci.
    Poi puo’ statalizzare le imprese in crisi, se piu’ economico ed efficace di un semplice sostegno alla disoccupazione, per salvaguardare i posti di lavoro, fondamentale in un momento di recessione come questo. La “lottizazione politica” e la “degenerazione anni 70/80″, posto che ci sono strumenti per evitarli (la dobbiamo smettere di pensare che tanto in Italia e’ cosi’, non si puo’ cambiare), sono il minore dei mali se rapportati alle migliaia di disoccupati che non arrivano a fine mese e ai danni in generale all’economia della conseguente drastica riduzione della domanda.
    Nel contempo lo stato “recuperi iniziativa di investimento e d’impresa per promuovere settori industriali fortemente innovativi, lì dove i privati non possono o non hanno il coraggio di rischiare”.
    Quando, dopo aver ripreso sovranita’ monetaria e aver recuperato la possibilita’ di adottare politiche monetarie adatte al nostro tipo di economia (quello che non succede ora e non succedera’ mai nell’Eurozona), dopo aver salvaguardato posti di lavoro e tenuto alta la domanda, si sara’ tornati ad essere competitivi si vedra’ quali sono le imprese davvero decotte e si adotteranno esclusivamente politiche di promozione di settori industriali innovativi con relativo accompagnamento della forza lavoro dalle imprese davvero decotte in quei settori.
    In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo e’ criminale non tutelare l’individuo e le famiglie prima di tutto. Non e’ un mantenere lo status quo. E’ semplicemente fare il bene dei cittadini. Mettere al centro di ogni scelta politica l’individuo.
    In generale sono daccordo sul non intervento dello stato in settori che non siano quello della sanita’, educazione e servizi sociali ma NON in questo momento, se effettivamente necessario.
    In Inghilterra, patria del liberismo e del capitalismo, questo lo hanno capito benissimo. Nel 2008 non ci hanno pensato un secondo a nazionalizzare ADDIRITTURA LE BANCHE in crisi. Ma vi rendete conto?! Non semplici imprese, ma addirittura la pietra miliare del capitalismo britannico, il vessillo della finanza globale e del libero mercato.
    Nell’Eurozona non solo la parola “nazionalizzare” equivale ad una bestemmia, stando a sentire gli ultras del liberismo che attualmente ci governano, ma c’e’ di piu’: alle banche in crisi hanno deciso, sull’assioma che lo stato non deve intervenire in economia e contrariamente a qualsiasi principio liberista sventolato antecedentemente, di prestare 1 trillione di Euro al tasso dell’1% (programma LTRO)per poi farli prestare agli stati al 6% (nel caso dell’Italia). Semplicemente GENIALE. Non nazionalizziamo ed in piu’ ci facciamo pure fregare.

    E poi mi permetta un’ultima osservazione: Il rischio della degenerazione anni 70/80, caro Sig. Menichini, posto che come gia’ detto e’ il minore dei mali in questo momento di crisi, e’ un rischio che sussiste fintanto che alle elezioni si presentato partiti come il vostro. La degenerazione non si combatte cambiando principi economici e limitando l’intervento statale. Si combatte CAMBIANDO VOI!

  • Alessandro Cappelli

    To’ (mi riferisco al commento di METIU), un giapponese nella giungla che pensa di star ancora combattendo la II guerra mondiale………..

  • metiu

    @Alessandro Cappelli
    Se ti prendi la briga di venire a commentare almeno abbi il coraggio di dire quello che pensi e di argomentare. O sei uno di quelli del bar sport?

  • gait

    In passato questa attività produttive, sono state gestite, da Boiardi di stato, ed una parte dei profitti venivano indirizzati al finanziavano dei partiti politici, oppure anche correnti di partiti o cordate. Questi delinquenti sono stati, in parte spazzati da mani pulite, ed infine colpo di coda le hanno svendute, a capitalisti italiani, che non hanno mai rischiato i propri soldi, difatti la storia diceva così incassano i profitti, ed scaricano le perdite allo stato. Ora questa storia che lei cita dott. Menichini, ovvero della Camusso, che le attività devono rientrare nelle mani pubbliche, è fuorviate. In questo periodo, dove i comuni più indebitati, stanno vendendo i loro gioielli, vedi aeroporti ecc. non colgono che in una situazione di forte crisi di mancanza di lavoro, La ricchezza della forza lavoro, non viene utilizzata, ovvero i soldi che vengono investiti nei fondi pensioni. Bene questi soldi potrebbero essere utilizzati ovvero investiti in aziende, dove i lavoratori lavorano, diventando così soci ed attenti vigilanti, della gestione della propria azienda, evitando così che i tuoi soldi dei fondi pensioni vadano ad incrementare la speculazione, che lascia sul terreno masse di lavoratori senza lavoro. Anzi questi soldi avrebbero una resa maggiore, ed creerebbe nuovi posti di lavoro. Il lavoratore che l’unico soggetto, che infine ama la propria azienda. Noi ad questa start up ci crediamo veramente.

  • tobuto

    @gait:
    Ma i fondi pensione i soldi non è che li piantano a terra, li investono. Di solito in azioni e obbligazioni (=soldi alle imprese) o in titoli di stato, visto che i derivati sono troppo rischiosi.