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Il problema dei liberali

17 agosto 2012

Un grido di dolore s’è alzato il giorno di Ferragosto dalle colonne del Corriere della Sera. Va bene, dolore è troppo, non esageriamo: diciamo un grido di preoccupazione, una specie di richiesta d’aiuto da parte di una doppia pattuglia di liberali ardimentosi che si sono lanciati nel campo aperto della politica, per ritrovarsi però subito circondati da vecchi marpioni desiderosi di arruolarli in una specie di carovana elettorale piena di bandiere ma senza una guida riconosciuta.

Il cosiddetto “centro moderato” col quale Bersani vuole stringere il patto di legislatura (dopo aver vinto le elezioni insieme a Vendola) è in questo momento una specie di accampamento variopinto nel quale spicca una sola vera sigla di partito (ancorché disciolto più volte e da parecchio tempo: l’Udc) e una miriade di gruppi, aree, altre sigle gravemente ridimensionate (Fli, Api), personalità benedette dalla Cei, estensori di appelli e fondatori di fondazioni.

Mi scuso per l’ironia. Essa è benevola, perché questo incongruo e inquieto assembramento è accomunato da un obiettivo che qui si condivide: sostenere e alimentare lo spirito e la sostanza della botta riformista tentata da Mario Monti e solo molto parzialmente riuscita; e poi farne il centro dell’agenda politica anche della prossima legislatura, debellando definitivamente il convergente attentato populista dei nostalgici berlusconiani e degli eversori dipietristi e fattoidi.

La missione è impegnativa, per certi aspetti disperata nel paese delle consorterie, delle corporazioni e delle consociazioni. Oltre a pesare politicamente nello scacchiere parlamentare ci sarebbe, niente di meno, da sfidare e rovesciare uno spirito pubblico sempre incline al lassismo, alla furberia, alla violazione di regole piccole e grandi nell’economia, nel vivere civile, nella relazione fra stato e cittadino.

Ecco perché preoccupa che un obiettivo così ambizioso diventi il programma politico di un accampamento male organizzato e curiosamente abitato. Del resto è un po’ il senso di ciò che scrivono sul Corriere gli animatori delle due recenti iniziative liberali: che avrebbero voluto dar vita a una formazione politica popolare e drasticamente innovativa, invece si ritrovano arruolati nell’ennesimo packaging del Terzo polo di Casini.

Il problema di Nicola Rossi, Andrea Romano, Oscar Giannino e dei loro amici economisti è in gran parte di leadership. Alcuni di loro hanno creduto in Montezemolo, l’eterno esitante di cui s’è capito definitivamente che non ha il fisico per questo tipo di cose. Altri sono partiti alla carica senza nessuno in testa e ora non accettano di vedersi inquadrati sui giornali oggi con Casini, domani con Maroni e dopodomani con l’altra ex promessa mancata, Passera. Chiaro che questo limite è largamente responsabilità di coloro che ne soffrono. Una volta dei liberali si diceva almeno che fossero tanti generali senza popolo: se adesso (in attesa del popolo) non hanno neanche i generali, e perfino i colonnelli scarseggiano, non possono prendersela saragattianamente col destino cinico e baro.

Se dovesse emergere (cosa abbastanza probabile) che a forza di appelli sul Corriere non si vincono le elezioni e non si governa il paese, chi la pensa come Rossi e Giannino dovrebbe rifare i conti. E magari rivedere quel giudizio liquidatorio che vuole il primo partito italiano ormai consegnato senza speranza a una deriva vendoliana, perduto alla causa del riformismo liberale e utile al massimo come alleato (non si capirebbe neanche bene di chi, visto che il Pd come partito esiste, e questi suoi eventuali alleati non ancora). Sia chiaro, non stiamo “rivendendo” il Pd a chi ne conosce benissimo i limiti. L’esprit riformatore, che anche Bersani impersonifica bene e al quale ha dato ottima espressione nell’ultima intervista al Sole 24 Ore, deve fare i conti con nostalgie regressive, collateralismi paralizzanti e ora anche con una linea politica (Fassina-Orfini) esplicitamente anti-montiana, perfino coraggiosa ma a forte rischio di rivelarsi restauratrice di una inesistente belle époque della sinistra italiana.

È davvero chiusa la partita liberaldemocratica con il Pd e dentro al Pd? Nicola Rossi, per dirne uno, la considera chiusa ormai da anni, anche prima dell’avvento di Bersani. Nel Pd però si battono ancora in molti, anche loro senza riuscire ad andare oltre articoli e appelli sui giornali: colonnelli senza un generale, e quanto ai soldati chissà. C’è fra loro chi spera in Matteo Renzi, attualmente in tour presso gli stabilimenti balneari. Lui però non ama gli arruolamenti di gruppo, preferisce lo schema “chi mi ama mi segua anche se io non glielo chiedo neppure”: più che un leader una lepre, almeno per adesso.

Che cosa dovrebbe fare allora, chi non considera saggio il divorzio fra la cultura (e l’area politica) liberale e il partito che pare destinato a governare l’Italia? Quanto meno occorrerebbe obbligare le parti a ritenersi ingaggiate una con l’altra, non reciprocamente libere e disimpegnate. Per esempio, sarebbe importante se, oltre all’Uisp e alle associazioni del terzo settore, Bersani incontrasse nel suo giro di consultazioni anche altri soggetti un po’ meno prevedibili e abbordabili. E fra loro, perché no? i promotori di Italia Futura e dell’appello “Fermare il declino”, cioè quelli del grido di dolore ferragostano del Corriere della Sera: il confronto non sarebbe in lingua politichese come quelli con Casini, dunque forse più difficile ma anche più interessante per una persona pratica come l’ex ministro dell’industria di Prodi. E sarebbe istruttivo anche per gli appellanti, che nel dialogo diretto non potrebbero rifugiarsi in quelle facili formulette liquidatorie con le quali tanti commentatori sono abituati a disfarsi del “dossier Pd”.

Non ne uscirebbe nulla, in termini di schieramento politico, e sarebbe anche bene così. Ma circolerebbero idee. E non credo che ci sia qualcuno convinto che le proprie siano sufficienti a farci uscire dai guai.

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  • iomenicola

    Quoto Trikko90 e Whiteyes. Al Menichini, che commenta con ironia e benevolenza (bontà sua), consiglio un giro sul sito NoiseFromAmerika. Là le sarà spiegato che gli estensori del manifesto Fermare il Declino il dialogo col PD l’hanno cercato, eccome: si tolga lo sfizio e vada a vedere che ne è saltato fuori. La spocchia se la risparmi per i commenti alle surreali Assemlee Nazionali del PD o alle allucinazioni programmatiche di Fassina.
    Nota a margine: il PD è destinato, al massimo, a vincere le elezioni. Governare l’Italia è tutto un altro paio di maniche.

  • oreppac

    Capisco perchè Bersani incontri associazioni e UISP, in cui sono iscritte migliaia di persone. Italia Futura e Fermare il declino chi sono? Chi rappresentano oltre che Montezemolo, noisefromamerika e chicagoblog? Qualche economista e poco più (che io rispetto e prenderei anche in considerazione di votare, sia chiaro). Prima capiamo chi sono e poi magari si saprà con chi e perchè parlarci.
    Ma è l’unica difesa di Bersani che faccio: l’area più liberale del pd è stata annichilita, maltrattata da Fassina, che è responsabile economico scelto da Bersani e mai smentito nelle sue dichiarazioni fuori di testa (da “Ichino rappresenta il 2% del partito” a “il Pd al governo non taglierà la spesa pubblica, è la più bassa d’Europa”, che sono ambe due falsità non da poco); le parole d’ordine di inclusione delle varie anime del centrosinistra in un unico innovativo partito hanno lasciato il posto a palcoscenici rosso tardo-socialista, a dichiarazione del “siete voi che ve ne dovete andare” di bindiana memoria; la ricerca di parlare a tutti gli elettori come fanno i moderni partiti democratici a rapporti esclusivamente con altri partiti (dobbiamo parlare con i centristi? Facciamo un’alleanza con l’udc. Mai che si provi a provare con gli elettori centristi bypassando Casini) trincerandosi nel più o meno 25% dello zoccolo duro “de sinistra”.
    Ora, la nascita di groppuscoli come FiD o altri sono figli di questo nuovo corso bersaniano (e no, non conta l’intervista al Sole24Ore in cui a domande precise venivano date risposte in vago politichese), in cui si tende a privilegiare un sentimento da PDS, cominciato fin dalla campagna elettorale delle primarie del 2009 ma mai abbandonato una volta eletto segretario. Questi, lo sanno tutti (anche se su noisefromamerika pensano di no), non andranno da nessuna parte, danneggiando ulteriormente chi sostiene questo tipo di pensiero (“liberali” è un’etichetta un po’ riduttiva tutta italiana, tanto che liberal, negli USA, etichetta un’ideologia tutta a sinistra).
    E’ vero, di “liberali”, nel Pd ne restano parecchi e lottano. Lottano per non scomparire, per non dire qualcosa che, per l’amor di Dio, se lo dici devi uscire dal Pd, perchè sei di destra eccetera. Solo Ichino, per esempio, dice “la Fornero mi piace” e solo perchè è lui non gli si dice di andarsene (anche se Fassina ne ha dette anche di peggio). Tutti gli altri stanno lì. In disagio, a guardare delle primarie convocate controvoglia, più utili a Bersani di essere meno controllabile da parte di D’Alema ecc, che agli elettori; in disagio a vedere (personalmente) sbigottiti come in Italia, paese turbostatalista, ci sia chi parla di più Stato e uscita dalla crisi col debito come risoluzione dei mali; a disagio nel vedere come si guardi a Hollande come nuovo modello non per qualche azione di governo eccellente ma perchè socialista “mica come quello schifoso di Blair” e basta.
    Renzi sarà in tour, forse non sarà una risposta. Fatto è che lui, in mezzo a tantissimi difetti, qualcosa di riformista ce l’ha. Anzi, trovo curioso che chi lo attacchi spesso citi come prima cosa quella di essere andato ad Arcore. Come se la cosa non fosse solo inopportuna e basta, ma come se avesse osato parlare con Berlusconi.
    Rimane una certezza: Renzi lo si aspetta ma Bersani è INVOTABILE alle primarie. (no, per pietà non dirò nulla di Tabacci, Boeri e l’invincibile Nencini)

  • Eratostene

    Non c’è articolo del Menichini che non scateni l’ilarità generale. Ottima qualità. Per un comico.

  • pablo72

    @ERATOSTENE Suvvia comico .. Quella del comico è un arte seria, che richiede impegno, sacrifici e una profonda umanità. Ad esempio Charlie Chaplin, o anche più semplicemente Proietti e Benigni.

    Questo è un buffoncelo, che fa il liberista (pardon .. riformista) scrivendo su un giornale letto da quattro gatti e che riceve milioni di euro di finanziamenti pubblici.

  • braccale

    Il PD è morto. La sinistra massimalista ha la lapide impolverata.
    Il PDL si è suicidato. La destra si è autoestinta.
    I giovani italiani sono soffocati in culla dai debiti e dall’ingordigia dei padri.
    L’area liberale vive solo perchè ci sono italiani fortunati che ogni tanto rientrano in patria dopo aver visto paesi dove si possono ancora fare delle cose.
    Quando sento parlare di idee, rabbrividisco: siamo morti soffocati di idee. Un falegname fa un buon lavoro con umiltà, lavoro e mestiere; me-sti-e-re non è una parola povera, è una parola antica e feconda.

  • dtmm

    Che schifo di aticolo! Scritto da una delle persone più viscide che abbia mai letto e pieno di balle! Basta fare la fatica di entrare nel sito internet del movimento o di nFA per scoprire che nessuno di loro ha alcuna idea di preparare la strada per montezemolo, anche se qualcuno in passato può averlo appoggiato, così come non è scritto da nessuna parte che mirano a possibili alleanze con renzi. Hanno solo un progetto a punti, discusso abbondantemente sulla pagina facebook, con cui hanno cercato di dialogare con il pd ma senza successo (si legga la lettera agli elettori del pd pubblicata su nFA come dimostrazione) e che il pdl sta cercando di copiare in alcune parti. Ma ovviamente sei troppo intelligente per informarti, e poi il Pd deve vincere costi quel che costi e battaglia su ogni fronte a chi rischia di diventare un nemico, che schifo! Comunque sono fiero di non essere più un democratico e finché ho fiato in corpo cercherò di convincere altri come me a non votarvi!
    PS: solo per chiarimenti “Ma circolerebbero idee. E non credo che ci sia qualcuno convinto che le proprie siano sufficienti a farci uscire dai guai.” E’ una stupidaggine! Sono le idee del pd, che non esistono e su questo sono d’accordo tutti, che non ci porteranno fuori dai guai. Quelle di giannino e co. sono molto buone, saranno focalizzati solo sul fronte economico e possono non essere condivise da tutti, ma sono idee buone e degno di molto più rispetto di qualsiasi cosa abbia detto o dirà un qualsiasi membro o giornalista-lecchino del PD.

  • debrando

    Cioè in sostanza non bisogna neppure provarci, bisogna continuare a turarsi il naso votando gli stessi – si, proprio esattamente gli stessi – che da vent’anni si alternano equamente per non cambiare nulla e ci hanno ridotti sul baratro?

    E poi, va bene essere votati al Partito, ma già risulta buffo dopo tanti anni credere che il PD possa innovarsi tramite tramite le dinamiche interne: arrivare pure a pensare che possa essere omnicomprensivo, che possa assorbire ed essere l’unica espressione plausibile anche delle visioni più liberali diventa davvero ridicolo. Siamo all’apoteosi del veltroniano “ma anche”?

  • spago

    Quoto Oreppac. E aggiungo che Rossi era nel Pd e ha spiegato ampiamente che ritiene di aver preso una cantonata seguendo Veltroni e che il Pd non è in grado di dialogare con la cultura politica da cui lui proviene e che lui con l’Ibl, Chicago Blog, Giannino, Stagnaro, Boldrin e gli altri rappresentano. D’altronde credo che il Pd non sia in grado di dialogare con chicchessia.

  • http://logg.it sinigagl

    Menichini sbaglia l’etichetta (liberale è una parola troppo importante per diventare un’etichetta come questa) ma in sostanza ha ragione.
    Si potrebbe sintetizzare: “dove vai se la banana non ce l’hai”?
    Ovvero per cambiare il mondo le brave persone non bastano, poi si deve anche far politica: fare appelli ignorando i maggiori soggetti politici esistenti è come fare i conti senza l’oste, in poche parole è sostanzialmente inutile.