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Le primarie più difficili

2 agosto 2012

La dichiarazione di intenti di Bersani, l’incontro con Vendola, la candidatura di quest’ultimo alle primarie, la rottura reiterata con Di Pietro. Nel giro di poche ore – bizzarramente, in pieno rompete le righe estivo – si è costruita la cornice della stagione decisiva del centrosinistra in vista delle elezioni del 2012. Tra settembre e dicembre l’Italia si giocherà sotto la guida di Monti le proprie chances di futuro economico; in parlamento si consumeranno, sulla riforma elettorale, gli ultimi fuochi dello scontro con i berlusconiani; e intanto quelli che Bersani chiama i progressisti si conteranno fra loro, passaggio inevitabile ma a forte rischio di apparire eccentrico rispetto alle vere partite per il destino del paese e dell’Europa.

La domanda giusta da porsi è se le primarie, così come si delineano, rafforzeranno la candidatura del Pd alla guida del governo. Dovessimo giudicare dalle reazioni della rete, il fronte di maggiore sofferenza s’è aperto a sinistra, dove evidentemente ci si era cullati – per colpa di messaggi sbagliati ed equivoci – nell’illusione di una coalizione autosufficiente che battesse la destra e andasse al governo con un forte potere di condizionamento di Vendola sul Pd. Non andrà così, e ora è tutto un prendersela con il leader di Sel accusato paradossalmente di cedimento proprio nel giorno in cui rilancia la propria sfida nelle primarie. Ma questi sono gli eterni psicodrammi di un certo mondo di sinistra incapace di approdare all’età adulta e di leggere realisticamente le prospettive politiche.

In realtà, chi sta assumendo i rischi maggiori è proprio Bersani, cioè il candidato di gran lunga favorito alle primarie. Da una corsa contro Vendola, Renzi, Tabacci e chissà chi altri, il segretario del Pd può uscire naturalmente vincitore, ma la maggioranza assoluta dei voti se la dovrà sudare. Tutti lo appoggeranno dopo quel voto, ma alla fase successiva di trattative con Udc e con gli altri contraenti del patto di legislatura Bersani rischia di presentarsi come amministratore di un centrosinistra in grande effervescenza, policentrico e organizzato intorno a centri molto diversi dagli attuali (a scapito principalmente della presente nomenclatura democratica).

Insomma, niente a che vedere con Prodi 2005 o Veltroni 2007. Il che dà ulteriore prova dell’onestà battagliera del segretario democratico, però obiettivamente rafforza l’idea che la vera partita per la leadership del paese nel 2013 possa non giocarsi nelle primarie.

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  • suppamax

    Non capisco perché il vincitore delle coalizioni di centrosinistra (con o senza maggioranza assoluta) debba sempre essere un leader dimezzato (se non peggio), sottomesso ai veti di chiunque.
    Per quello che vedo io, “gli eterni psicodrammi di un certo mondo di sinistra incapace di approdare all’età adulta” oltre che tra i sostenitori di SEL ci sono anche nei piani alti del PD.
    Vince la linea di Tizio? Bene, si segue quella senza tante storie.

    Il plebiscito a favore di Prodi 2005 non mi sembra avesse garantito l’unità di intenti dell’Unione, e il Veltroni 2007 non mi sembra che alla fine sia uscito vincitore.

    “A scapito della presente nomenclatura democratica”: sai che peccato…

  • leguleio

    Per suppamax

    Non capisco perché il vincitore delle coalizioni di centrosinistra (con o senza maggioranza assoluta) debba sempre essere un leader dimezzato (se non peggio), sottomesso ai veti di chiunque.
     
    Provo a spiegartelo io. In una repubblica parlamentare come quella italiana un governo per rimanere in carica deve avere la maggioranza assoluta, cioè il 50 % +1 dei votanti sia alla Camera sia al Senato. Tutto sarebbe semplice se un solo partito ottenesse dagli elettori questo 50 % +1, ma ciò non accade mai. E quando si accetta di entrare al parlamento col meccanismo delle coalizioni ed eventualmente alleanze extra coalizione, si accetta anche il sistema dei veti (e spesso dei capricci) dei partiti minori. Non è possibile una cosa senza l’altra.

  • suppamax

    @leguleio
    Come funziona tecnicamente lo so, la mia era un’affermazione retorica.
    Affermazione non tanto rivolta alle dinamiche di governo quanto al funzionamento del centrosinistra, in cui (impressione mia) c’è sempre qualcuno pronto a dire NO su qualsiasi argomento.

  • leguleio

    Per suppamax

    Affermazione non tanto rivolta alle dinamiche di governo quanto al funzionamento del centrosinistra, in cui (impressione mia) c’è sempre qualcuno pronto a dire NO su qualsiasi argomento.
     
    Che vuoi che ti risponda? Esistono altri Paesi del blocco occidentale in cui una forza in parlamento si autodefinisce “sinistra di lotta e di governo”? Quarantotto anni relegati all’opposizione fanno questo effetto, evidentemente.
     
    Per completezza, diciamo che l’uscita dell’UDC dal governo con conseguente appoggio esterno nel 2005, e l’uscita dei finiani di Futuro e libertà dalla maggioranza nel 2010 non sono stati proprio una passeggiata per i due governi di centrodestra dell’epoca. La maggioranza si è assottigliata, e gli alleati rimasti fedeli hanno potuto alzare il tiro.