Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Come Monti? Perché non Bersani?

11 luglio 2012

«Fare come Monti, dopo Monti» era il titolo di un editoriale che avevo scritto diverso tempo fa (era il 2 marzo, per l’esattezza). Quattro mesi dopo, il Pd è ancora lì. E abbiamo paura che ci resterà un bel po’. Il primo partito del paese è nella scia dell’attività (e del successo internazionale) del governo. Tranne alcuni volenterosi giovani ammutinati, non ha una rotta diversa rispetto a quella del premier. Sente forte il diritto di salire in cabina di comando e mettersi al timone, ma in questo senso non è cambiato molto rispetto al novembre 2011: il Pd è il più forte ma troppi, fuori e dentro, non lo considerano in grado di mettersi in prima persona alla guida del paese. Una percezione che è soprattutto una auto-percezione, e che rischia di diventare un complesso. Anzi lo è già.

Le primarie, da che erano grande strumento di mobilitazione e protagonismo, sfumano per il semplice motivo che non c’è alcuna certezza (casomai molti dubbi) che il vincente fra Bersani e Renzi sia poi il candidato vero per palazzo Chigi. Iniziative come quella di ieri di alcuni parlamentari (un appello “montiano” regalato al Corriere) mettono duramente ancorché implicitamente in discussione la leadership di Bersani, senza però prefigurare alcuna alternativa. Monti, come ha detto lui stesso ieri, non è in campo come successore di se stesso (casomai di altri, in altre cariche istituzionali).

In realtà, sulla linea di continuità (“fare come Monti, dopo Monti”) l’uomo di punta del Pd continua a essere il suo segretario. Questa stagione politica Bersani l’ha subita, però poi l’ha gestita con coerenza e tenacia. Ha liquidato Di Pietro, alleanza ereditata dai predecessori. Ha avuto perfino una utile rottura a sinistra, con i giovani della sua segreteria. Ma c’è qualcosa che gli impedisce di imporsi come continuatore di una “linea Monti” arricchita di sociale e redistribuzione del reddito.

Possono entrarci la biografia, un certo continuismo interno, il rapporto forte con la Cgil, tanti fattori. Ma ci sono momenti in cui traspare il vero freno di Bersani: lo pone lui, a se stesso, quando di fronte all’enormità del compito di salvare l’Italia si nega il vezzo di tanti capi politici che pretendono (riuscendovi talvolta) di imporsi come più forti, capaci e risolutivi di come siano in realtà. Sono i momenti migliori di Bersani, quando escono fuori la qualità umana, il senso del limite. Però cominciano a essere un problema per il suo partito, che avrebbe tanto bisogno di poter dire agli italiani: sì, uno migliore di Monti esiste, e ce l’abbiamo noi

TAG: , , ,
  • algernon2

    fa bene Bersani ad avere il senso del limite

  • ro55ma

    E’ proprio perchè il partito non ha nessuna intenzione di “dire agli italiani: sì, uno migliore di Monti esiste, e ce l’abbiamo noi” che Bersani ha il senso del limite.
    E forse non ha gli attributi (ho ha tanta, tanta, paura per il Paese) che non glielo dice in faccia e consente a quel gruppo dirigente allucinante che lo circonda di continuare a recitare la parte del politico in carriera mentre affondiamo.

  • Eratostene

    “c’è qualcosa che gli impedisce di imporsi come continuatore di una “linea Monti” arricchita di sociale e redistribuzione del reddito.” Forse il fatto che essere in linea con Monti e fare una politica di sinistra sono in antitesi? Forse il fatto che se hai rotto tutte le alleanze a sinistra del PD e anche con la sinistra interna del PD hai ben poco fa fare cose di sinistra? Forse il fatto che Bersani e D’Alema cercano alleanze con l’UDC e il PDL che non apprezzano in nessun modo la “redistribuzione del reddito”?
    Quando vi entrerà in testa a voi mancati PDLini che il PD non ha bisogno di uno migliore di Monti ma di uno DIVERSO da Monti? E soprattutto, quando vi entrerà in testa che in entrambi i casi non ce lo avete?
    Ma davvero pensate che noi scontenti del PD, noi che vi abbiamo giurato che non vi voteremo più, saremo disposti a cambiare idea senza un segnale di discontinuità? Ma davvero pensate che vincerete le elezioni con Bersani? Ma le avete viste le vostre percentuali attuali? Ma li sapete fare o no due conti? No perché comincio a dubitare seriamente della vostra intelligenza a questo punto.

  • whiteyes

    Complimenti per aver utilizzato il sostantivo “continuismo”. Me lo sono andato a cercare sul vocabolario per verificarne l’esistenza.
    Poi ci si lamenta perchè la gente non capisce il PD?
    Io vorrei votare il PD, ma vorrei risparmiarmi di usare il vocabolario per capire quello che hanno detto; o forse sono troppo ignorante per aspirare di poter votare PD.

  • jackg

    @ERATOSTENE
    penso che l’aggettivo sintetizzante del tutto sia: imperterriti.

  • marghe87

    Io non capisco la linea di Menichini. Nell’articolo precedente non si auspicava un Monti dopo il 2013, Grosse Koalition e compagnia cantante? aiutatemi a capire.

  • patrizio

    La sinistra italiana ha con il Pd il rapporto tipico di un adolescente con il padre: lo detesta, sogna un giorno di prenderne il posto… nel frattempo non disdegna di chiedere la paghetta.

  • uqbal

    Ha preso le distanze dai giovani ammutinati? Cioé Fassina non è più il responsabile economico della segreteria?
    Coerenza e tenacia? Abbiamo visto due film diversi.

  • whiteyes

    @MARGHE87
    La “linea Menichini”: elegante, sobria, mai trasgressiva, per giovani e
    anzani, per la casa, il tempo libero, il trekking, l’arrampicata sportiva e il tuffo carpiato all’indietro con doppio avvitamento.

  • alino

    Definire il PD il piu´ forte dei partiti e´ come definre Gongolo il piu´ alto dei sette nani.

    Noi tutti ci auguriamo che le primarie sfumino per decenza: tra Renzi e Bersani riuscirebbe a vincere Grillo con gli elettori che scrivono il suo nome sulla scheda con a fianco casella e croce, oppure il PD le dovrebbe annullare perche´ e´ riuscito a farsele infiltrare anche dalla mafia albanese che passava di li´ per caso.

    Purtroppo, nel futuro prossimo del PD non solo non vedo il governo, ma non vedo proprio nulla.