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Perché il Cda della Rai dovrebbe dimettersi

27 giugno 2012

Le conseguenze di un quadro politico che si sposta su un baricentro di sinistra-centro si fanno sentire dove al Pdl fa più male. Sicché il sabotaggio delle nomine nel nuovo consiglio d’amministrazione della Rai ha una sola spiegazione: i berlusconiani sanno di aver già perduto la maggioranza in un nuovo eventuale cda, sulla cui composizione Casini sta lavorando con un occhio all’alleanza col Pd e un altro alle istanze di riequilibrio di genere di “Se non ora quando”.

Per questo le riunioni della commissione di vigilanza Rai saltano una dietro l’altra. Con un rischio serio: che anche ciò che per la “nuova” Rai è stato deciso da Monti venga compromesso. Fossimo nel presidente e nel direttore generale designati dal governo, non sappiamo se resteremmo ad aspettare a bagnomaria, mentre Pdl e Lega fanno saltare riunioni della commissione e mentre peggiorano i conti dell’azienda che Monti ha chiesto a loro due di risanare.

Ma se Tarantola e Gubitosi possono fare ben poco per impedire questa deriva verso il nulla, ci sono altre tre persone che potrebbero invece fare la mossa decisiva, sbloccando lo stallo e consegnando la Rai a una nuova guida nel pieno delle proprie funzioni. Se infatti l’attuale presidente Garimberti e i commissari van Straten (indicato a suo tempo dal Pd) e De Laurentiis (Udc) si dimettessero, al cda in carica verrebbe a mancare irrimediabilmente il numero legale per operare. Sono già andati via Rizzo Nervo e Bianchi Clerici, dunque con la Lei resterebbero in quattro: una situazione insostenibile, che a meno di ripensamenti del Pdl obbligherebbe il Tesoro a tutelare l’interesse pubblico e il proprio investimento nell’unico modo possibile, cioè il commissariamento.

I tre citati siedono in un cda privo ormai perfino del potere e della voglia di rinnovare i contratti alle showgirl. Sono sicuramente ansiosi di agevolare la linea di risanamento di Monti. Possono farlo con un gesto molto semplice, che libererebbe anche loro da un impaccio e da un imbarazzo che possiamo facilmente immaginare.

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  • spago

    In effetti ricordo che la più grande, la più dure, la più ferma, battaglia del Pd di Veltroni fu per la presidenza della Rai, sulla questione Villari..

    Le istanze di riequilibrio di genere di “se non ora quando” poi sono una cosa che non si può sentire: che c’entrano col cda Rai? perchè il cda rai dovrebbe avere come criterio l’equilibrio fra generi? perchè non fra ricchi e poveri, bianchi e neri, gay ed etero, atei e devoti, musulmani ed ebrei? perchè non sono rappresentate le minoranze etniche? perchè non ci mettiamo un cinese, un albanese, un romeno, un filippino, un indiano? perchè non un operaio e un imprenditore? perchè non uno alto e uno basso? E infine come spiega benissimo Valeria Ottonelli nel bellissimo “La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista” (http://www.anobii.com/books/La_libert%C3%A0_delle_donne/9788870188288/01dcc528d3bc8bdbff/) la manifestazione, il manifesto, le battaglie, l’impostazione di “se non ora quando” sono parafascisti. Sono un passo indietro rispetto alle vere battaglie femministe. Quindi vanno rigettati.

  • stetavano

    @spago Non sarebbe necessaria una richiesta di equilibrio tra generi se l’Italia fosse un paese “normale”. Il problema che cosi’ non e’ per quanto riguarda uomo-donna, preferenze sessuali, etnie e religioni minoritarie. La classe dirigente, pubblica e privata, come la politica denota uno squilibrio che va al di la’ di qualsiasi statica. Questo squilibrio e’ frutto di una mentalita’ che vede l’uomo (nel senso di persona di sesso maschile) e il cattolico farla “da padrone”. Nel dire questo io no sono generalisticamente contraria a dirigenti uomini/cattolici, semplicemente la percentuale di essi non e’ frutto di una normale selezione.

  • dreamscape

    boh.
    Negli ultimi 4 anni sulla rai ho visto la partita dell’Italia dell’altro ieri e un bellissimo film giapponese verso le 3 di notte (caterpillar).
    Ho 35 anni, il mio voto non ha mai cambiato una virgola in Italia, ho un livello di istruzione e cultura alto ma, se non avessi aperto una mia azienda, sarei a fare la fame con 500-1000 euro netti al mese.
    Sono costretto a pagare il canone per la rai a casa e in ufficio benchè di quel servizio probabilmente non usufruirei nemmeno se indicassero come evitare l’impatto di una cometa su Milano.
    I partiti politici sono vergognosi, idee di facciata assolutamente da venditori di panini in europa (con tutto il rispetto per coloro che lavorano in tal modo)ma poi perchè partiti? la sinistra saranno 25000 partiti che poi si alleano per fare numero e governare, ops farsi pagare… e poi si vede il risultato: siamo gli zimbelli del mondo , grazie a una destra uscita dalla brianza alcolica e una sinistra uscita dal lambrusco e dal trattore.
    Ma qualcuno ancora si interessa della nomina rai? ….e perchè? mettono lo sfondo rosso o lo sfondo blu al discorso del presidente a natale?
    Se ancora vi interessa della Rai , fateci caso, probabilmente siete completamente zombi.
    PS: no non guadagno meglio con l’azienda…. ma va?

  • spago

    STETAVANO può darsi, ma è una perversione usare come criterio di assunzione nel cda rai il genere! Perchè sarebbe un criterio importante? cosa c’entra il genere con le competenze per quel posto? perchè ci dev’essere equilibrio fra i generi nel cda rai? si faccia una battaglia per avere criteri oggettivi di selezione basati su curriculum e capacità che prescindano dal genere piuttosto. Se i componenti fossero selezionati in modo meritocratico il genere sarebbe solo un criterio distorsivo. Se poi si vuol dire che c’è una oggettiva discriminazione delle donne, per cui per es. in un concorso dove pesa il curriculum partono svantaggiate, allora si dia loro un piccolo vantaggio di punti in partenza, ma restando all’interno di una selezione meritocratica. Punto. Le quote invece sono solo una gabbia umiliante (sei lì in quanto donna non per meriti) e castrante.

  • http://www.passatempimoderni.it pollucchero

    E siamo sicuri che con i 3 consiglieri dimissionari gli altri il CDa non potrebbe andare avanti? Io ricordo, prima della riforma Gasparri, un CDA che da 5 si rdusse a 2 soli membri (mi pare che Baldassarri fosse il presidente) con Saccà direttore generale, e, vado sempre a memeoria, mi pare che quel “CDA spider”, come veniva chiamato all’epoca, continuò a prendere decisioni fino alla nomina del successivo.

  • titta

    Passando dal particulare al generale non pensate che la lottizzazione è un male nella misura in cui è l’ente lottizzante a essere scadente?
    E l’ente lottizzante che ci piaccia o no non è speculare alla nostra società?
    Cioè se le nomine Rai fossero lottizzate fra ex premi Nobel da una parte e giurati del Pulitzer dall’altra, andrebbe bene?
    La spartizione partitocratica tutto sommato non è andata bene fino a una certa epoca?
    Se è andata bene è perché la qualità culturale, morale e infine umana di quella classe politica, almeno di quella branca di persone che si occupava di informazione, era molto diversa da oggi.
    E in RAI il familismo, cioè l’assunzione dei figli, era, se non vado errato, una regola, un diritto.
    Oggi per questo si urlerebbe alla Casta.

    Cioè le regole stringenti sono sempre un gesso che tiene fermo un osso rotto che si deve saldare però. E saldare altrove forse.
    Non si può chiedere alle regole di supplire con successo a una carenza socio-politica, esattamente come non si può chiedere alla Magistratura di far la parte della Politica.
    Chiedo, non ho un’opinione ferma.