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Di Pietro, il recidivo

22 giugno 2012

Tutto cominciò proprio con gli attacchi a Giorgio Napolitano. L’8 luglio 2008 in piazza Navona erano già concentrati gli attuali protagonisti dell’estremo assalto al Quirinale, chiamati da Di Pietro per un raduno che avrebbe dovuto essere contro Berlusconi e passò alla storia solo per gli attacchi al capo dello stato (soprattutto da parte di Grillo e Travaglio, guarda un po’ la compagnia) e qualche altra quisquilia tipo la Guzzanti che spedì il papa all’inferno.

Quell’adunata, insieme al precedente rifiuto di fare gruppo unico in parlamento, aprì la crisi fra il Pd di Veltroni e l’Italia dei valori. Almeno, sembrava si dovesse rompere un’alleanza che non si sarebbe mai dovuta fare e che invece nei quattro anni successivi è rimasta appiccicata ai democratici come un chewing gum sotto le scarpe.

Di Pietro è un raider della politica al quale è stato perdonato di tutto. Ora finalmente pare che sia stata messa fine al giochetto di sganciarsi, colpire da tutte le parti (innanzi tutto contro il Pd) e poi tornare con la fotina di Vasto stretta pateticamente fra le mani.
Doveva succedere molto tempo fa ma è vitale che l’equivoco venga troncato adesso. L’antica avversione verso il capo dello stato (perfettamente speculare all’altra, quella di chi lo chiama ancora nipotino di Stalin) è salita al diapason quando Napolitano s’è fatto regista di una fuoriuscita dal berlusconismo che fosse in grado di salvare il paese nel momento del suo probabile collasso.

Per i giacobini di destra e di sinistra la transizione democratica è intollerabile, smonta i sogni palingenetici e lascia campo alla politica. Non è sorprendente che abbiano ripreso in pugno l’arma contundente di inchieste omnibus e intercettazioni a gettone: è il loro modus operandi, l’impronta digitale del gruppo.

Chi, per timore o per calcolo, non si frapponga fra questa schiera e l’istituzione che, unica, è stata in grado di fermare l’Italia in caduta libera, si renderà complice non solo dell’azzoppamento dell’unico uomo politico nel quale gli italiani si riconoscano un po’, e della inevitabile crisi di governo, ma anche di aver rigettato il paese in pasto a chi lo stava divorando nell’autunno scorso.

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  • fabio palermo

    Ma non t’interessa proprio nulla di quello che è successo? E’ difficile parlare di un argomento per due giorni di fila e non sfiorarlo neanche di striscio come fai. Incredibile. Le telefonate le hai lette? La vicenda la conosci? T’interessa?

    O lo scandalo di difendersi fuori dal processo attraverso contatti istituzionali è tale solo per Dell’Utri, Bertolaso e Formigoni?

    Ci dev’essere un momento in cui si guarda in faccia la realtà?

    Stiamo parlando di uno degli scandali più grandi della storia democratica. Della gente innocente è morta prima e soprattutto dopo le vicende che vedono protagonista Mancino. Quella storia ha condizionato i successivi vent’anni di storia politica in Italia. Dopo quel momento Mancino è stato Presidente del Senato e del CSM.

    Sarà ora che ciascuno dica da che parte stanno. Si, perché qui ci sono le parti. E le parti in causa non vertono sulle grandi ricostruzioni a casaccio della politica politicante degli ultimi cinque anni ma sullo scontro ben più profondo tra un apparato istituzionale con una concezione del potere assoluta e la resistenza democratica che va avanti da più di sessant’anni.

    Non so se sia retorica. Chi se ne frega di Di Pietro. Facciamo che non ci sono le parti. Di certo però non si può più sentire che occorre tacere delle responsabilità personali per non intaccare l’immagine dello Stato. Sono quelle responsabilità personali, quella indecenza istituzionale, quella visione manipolatoria delle conoscenze che infangano lo stato.

    Banalmente, si può apprezzare Napolitano per quello che ha fatto nel suo settennato e al contempo credere che questa vicenda non sia solo infangante ma anche infamante?

    Che occorre uscirne bene, avendo chiarito i dubbi che ci sono, senza alzare la voce da un microfono privilegiato?

  • http://ilgolpeeluva.blogspot.com wago

    Perfettamente d’accordo con Fabio.

  • splarz

    Tanto per ristabilire un minimo di verità: gli “attacchi” erano critiche.

  • monty4329

    Allora adesso Di Pietro non va piu’ bene, perche’ “attacca” Napolitano, “regista di una fuoriuscita dal berlusconismo” e dunque meritorio di una bella sbianchettata sul passato.
    Poi domani diventera’ di nuovo amico alleato e bla bla bla.
    Vabbe’, ci siamo abituati a certi deliri, per non parlare dell’assoluta assenza di ogni coerenza, pur di scrivere qulcosa va bene tutto…..
    .
    Ma e’ troppo anche per l’autore, sostenere che sia stata “transizione democratica”. Democratica forse in DDR…

  • odus

    Per i giacobini di destra e di sinistra la transizione democratica è intollerabile, smonta i sogni palingenetici e lascia campo alla politica.
    1) I magistrati di Palermo che indagano su Mancino per accordi con la mafia nel 1992-93 e lo hanno intercettato cogliendolo in conversari col Colle, sarebbero “giacobini di destra e di sinistra”.
    2) Un complotto del Palazzo (sempre il Colle) ordito in solitudine o d’accordo coi consiglieri politici che circondano il Nostro (quattro gatti), sarebbe una “transizione democratica” decisa senza consultare il corpo elettorale. Demo-cratica de che?
    3) “lascia campo alla politica”. Politica? Ma non si sono partoriti “tecnici”?

  • Eratostene

    Menichini-Fede è sempre più delirante. Ora pare che la nomina di Monti sia un fulgido esempio di transizione democratica. Poveri noi che pensavamo che democrazia significasse controllo del popolo e che bisognasse votare i nostri rappresentanti! Monti invece sarà l’intoccabile guida della Repubblica Italiana per due anni e mezzo senza che nessuno lo abbia eletto e questo per Menichini-Fede è democrazia.
    Poi ti chiedi perché il PD è in caduta di consenso verticale! Queste sono le menti che ci sono dietro!

  • fausto57

    @ERATOSTENE “Monti invece sarà l’intoccabile guida della Repubblica Italiana per due anni e mezzo”. Perchè gli regali un anno? Uno e mezzo non ti basta?

  • oriana58

    Non ho parole, va bene che probabilmente molti italiani non s’interessano, non capiscono ma… chi legge i vs articoli un minimo di cultura personale,di memoria storica, d’intelligenza ce l’ha…possibile che continuate come dei caterpillar a difendere l’indifendibile? Pensate che non si notino le palesi contraddizioni? Vogliamo citare Cossiga? Oppure la legge bavaglio? Cmq una risposta c’è ed è che nessuno è libero veramente tantomeno i giornalisti!Tutti tengono famiglia, o cmq un posto da difendere, no?

  • canadared

    caro Menichini inlusi,paura eh?il tempo stà scadendo anche per tè,sai?Su “Bellanapoli” ti dico è stato uno dei “miglioristi” che hanno portato questo paese,assieme a voi dc,allo stato attuale.Avete difeso,coperto,insabbiato per anni una VERGOGNA di una trattativa stato-mafia passando sul corpo dei morti ammazzati che HANNO difeso lo stato.Ora non avete neanche il coraggio di dire a un presidente:”ci faccia ascolatare quelle 2 telefonate con Mancino,presidente (tuo),cosi sistemiamo dipietro e quel giornale che ne scrive di tutti i colori!”
    So’ come sono anadate le cose menichiniinlusi,non credere….non c’è bisogno di te per sapere la verità.Anche se ti fanno la legge bavaglio,che tu tanto ami…
    eros bottazzi comunistaemiliano

  • reta

    di pietro non si può più tollerare. si aggrappa a quasiasi appiglio per attaccare napolitano. vuole cavalcare la tigre, si mette in competizione con grillo. io quando lo vedo in tv cambio canale. per capire come stanno le cose cerco altre strade. di lui non mi fido.