Il Post
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Nervi a posto

5 giugno 2012

Dice: ma com’è nervoso il Pd. Diviso tra fedeltà al governo e impazienza di andare a votare; tentato da operazioni trasversali anti-austerità come quella in parlamento contro la ratifica del fiscal compact; spesso pronto a scattare contro i ministri, anche quelli più “amici”, appena ha l’impressione che si preparino misure non abbastanza concordate, tanto peggio se in settori sensibili, costituencies proprie come la scuola, la sanità, il lavoro. Beh, motivi per essere nervoso e impaziente il Pd ne ha.

Non c’è bisogno di pensarla su tutto come Stefano Fassina per vedere che, come dice lui, la spinta propulsiva del governo Monti appare esaurita e che il premier non riesce a rimotivare la propria maggioranza.
Il paese è scosso – in ogni senso – affannato, deluso. Si fa strada una disperazione che inevitabilmente si scarica, come rabbia e come protesta, sul sistema politico. Cioè innanzi tutto sui partiti, senza fare differenze. Del resto l’insoddisfazione lambisce ormai anche lo stesso presidente Napolitano, che pure godeva e gode di un consenso enorme.

Il Pd, soprattutto nei giovani della segreteria, deve però tenere a bada la propria impazienza.
Nessuno dei suoi problemi si risolverà marcando le distanze da Monti a colpi di interviste. Tutto quanto sta accadendo era scritto, era implicito nella genesi e nella missione del governo. Anche che il quadro politico si sarebbe rischiosamente mosso dopo le amministrative era prevedibile e previsto, poi Grillo ha trasformato la fibrillazione in panico.

Ma il problema dell’Italia non sono i ministri. Nessuna persona seria potrebbe dire oggi, nel pauroso scenario europeo, che sarebbe stato meglio se avessimo avuto qualcun altro al posto di Monti. Dargli «5 in pagella» come fa Matteo Orfini è una goliardata, un’uscita da rottamatore. Quando Monti avrà chiuso la propria esperienza avrà fatto cose discutibili e discusse, ma certo ne avrà fatte molte, e importanti. I partiti intanto che cosa avranno fatto?

Il Pd può giustamente vantare interventi decisivi per raddrizzare la riforma del lavoro e per emendare quella delle pensioni: molto più del Pdl, che del governo ha succhiato le ruote per evitare di essere spazzato via subito, mentre ora medita ribaltoni all’inseguimento di elettori furiosi. Il compito principale che spettava in questo scorcio al parlamento, l’autoriforma del sistema politico a partire dalla legge elettorale, quello invece è largamente incompiuto. Per carità, le responsabilità principali di questo fallimento saranno sicuramente nel campo del centrodestra. Ma dichiarazioni improvvide come quelle di Fassina («votiamo a ottobre») fanno sospettare che anche da questa parte non ci si creda, e forse non ci si sia creduto mai.

A questo punto del 2012 è ormai chiaro che i democratici devono fare la gara elettorale principalmente su se stessi. Se Bersani vorrà e saprà davvero dare una scossa (gruppi dirigenti giovani, forte turn-over nelle candidature, una comunicazione più brillante, porte aperte alla società) non si vedono avversari vecchi o nuovi in grado di impedire una vittoria elettorale del suo partito, fra meno di dieci mesi. Non c’è però da fremere d’impazienza, nel frattempo. E non solo perché il nervosismo tradisce una certa insicurezza di fondo in se stessi, come di chi si senta sempre sul punto di essere defraudato di un diritto a causa di qualche malefico complotto: una sindrome che purtroppo qualche volta viene alimentata anche dalle interviste di D’Alema contro «la borghesia». Difficile che lui, uomo di stato e di mondo, creda davvero a questi fantasmi: magari però i più giovani e inesperti finiscono per agitarsi.

Il problema vero, grave, è che chi si candida a governare l’Italia nel 2013 non si prepara a una festa. Vincere le elezioni è solo una parte del lavoro dei partiti (in teoria non il loro fine ma un mezzo: in teoria). I sondaggi non promettono per il dopo né stabilità né autosufficienza. Il ciclo economico negativo non è affatto finito, molte misure antipatiche sono ancora da prendere. Ci saranno da spartirsi poca gloria e ancora tanto malumore. Ricette infallibili per la crescita non esistono. Sentirsi i francesi di Hollande vicini potrà far piacere e compagnia, ma non avvicinerà la soluzione dei problemi. Dunque chi critica i ministri tecnici oggi dev’essere ben sicuro di saper fare meglio di loro domani, in una situazione magari anche più difficile. Solo su questo saranno tutti giudicati, non sulla sapidità delle battute.

  • sigmundflower

    Chi si trova alla testa dei partiti (tutti) sa benissimo che non sarebbe in grado di risolvere la situazione, ovvero, dovrebbero fare le stesse cose che sta facendo Monti. A questi signori va benissimo usare Lui come “capro espiatorio”. Vi immaginate i partiti, specie quelli di centro-sinistra, che fanno una riforma del lavoro e pensioni di questo tipo?
    Crollerebbero insieme a tutti i sindacati facendo scoprire gli altarini di una speculazione elettorale protrattasi per decenni.
    Per il resto, stanno “permettendo” alle giovani leve di scalpitare un poco solo per una questione di marketing elettorale, pronti a prendersi i meriti di un qualcosa che non è mai stato fatto, ma che si voleva fare per il bene degli italiani, e pronti a scaricare su Monti le loro incapacità non appena “riusciranno” a tornare al governo dopo le elezioni.
    E’ questo il teatrino delle marionette che ci stanno propinando per l’ennesima volta!

  • ro55ma

    @SIGMUNDFLOWER: mi piacerebbe che fosse così…
    Purtroppo sono convinto che persone come Fassina, di cui si può obiettare tutto meno che l’intelligenza, in realtà sono convinti che – se fossero al posto di Monti – potrebbero veramente fare altre politiche, altre riforme, ovviamente “meno di destra” o “neoberlusconiane”.
    Le “politiche per l’occupazione e la ripresa” molti di loro teorizzano che possano essere a carico solo della ricca borghesia e dei ricchi patrimoni, che i lavoratori “sono già stati spremuti”, ec. ecc.
    Altrimenti, questa discussione surreale (sulla pelle del Paese) non si farebbe.

  • sigmundflower

    @Ro55ma: ciao…non ti seguo, potresti spiegarmi meglio, grazie :).

  • andre89

    Ma si, la questione è abbastanza semplice, c’è chi pensa che l’unico modo per uscire dalla crisi è (semplifico) seguire la via liberale, quindi rigore, ritirata dello stato e mano libera al mercato, e in questo caso le uniche riforme possibili sono sulla scia di quanto fatto da Monti. Quelle di Fassina sarebbero quindi solo illusioni di chi non ha capito che non c’è alternativa. Oppure c’è chi, come Fassina appunto, che ritiene possibili e applicabili anche altre ricette che permettano di uscire “a sinistra” dalla crisi, quindi con interventi sui grandi patrimoni, sulle rendite finanziarie e via dicendo.

  • sigmundflower

    Credo che, se avessero avuto alternative valide, concrete ed attuabili, non staremmo in questa situazione::.
    Non dimentichiamoci che gli attuali “grandi” partiti non sono nati ieri…ma da tanto!

  • ro55ma

    @SIGMUNDFLOWER… appunto, il problema è proprio che (alcuni) credono di avere delle alternative valide e che il rischio del collasso – se prendono il cerino in mano con le elezioni a ottobre e non lo riescono a gestire – non lo prendono neppure in considerazione.
    Ma da quello che sta succedendo in queste ore alle banche spagnole, francesi, portoghesi, (ecc.) la probabilità che l’oggetto del contendere (elezioni si/no/forse) svanisca del tutto… aumentano, purtroppo.

  • spago

    @andre89, scusa il puntiglio, la via liberale e Monti sono due cose diverse: per i liberali la via è diminuire la spesa e diminuire le tasse, specialmente ora in tempo di crisi, perchè affidati al mercato quei soldi saranno mille volte più produttivi e ci aiuteranno a uscire prima e meglio dalla crisi. La via Monti è aumentare le tasse, e finanziarci il rigore sui conti, senza disperderli altrove: una specie di testuggine in attesa di tempi migliori. La via Fassina è aumentare le tasse, in particolare su patrimoni e redditi alti, e con questi soldi fare degli interventi statali in favore delle categorie sociali più deboli, e più sofferenti in questo momento.

    Naturalmente semplificando fino all’ineverosimile..

  • reta

    speriamo che rimanga monti. fassina non rappresenta nemmeno tutto il pd e non credo che abbia la soluzione in tasca….

  • piergiorgio

    “Si fa strada una disperazione che inevitabilmente si scarica, come rabbia e come protesta, sul sistema politico. Cioè innanzi tutto sui partiti…” E già. Peccato che sono i partiti stessi, fra cui anche il PD ad innescare la miccia. O perlomeno a non cercare di disinnescarla.
    Sono proprio loro che alimentano le critiche al governo invece di sostenerlo e incoraggiarlo. E mentre lo criticano su cose corrette o cmq non così sbagliate come vengono dipinte a toni esagerati sui media, poi lo bloccano,lo frenano e lo inceppano sulle cose davvero importanti.

    Prendiamo l’IMU ad es. Anche il PD, dopo averla votata!!!!, si è accodato all’andazzo della critica demolitrice chiedendo modifiche ecc. ecc. come fanno tutti. Assurdo. Proprio l’IMU che è UNA PATRIMONIALE! e duretta anche.
    Invece di invocare riduzioni delle imposizioni sul lavoro e l’impresa se la prendono populisticamente con l’IMU, una patrimoniale che colpisce la MAGGIOR PARTE DELLA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI rappresentata da immobili e terreni appunto. Altro che la ricchezza finanziaria che è ben poco a confronto.
    Dopo uno può stare a discutere i dettagli, la casistica e tutto quel che si vuole, ma il PD non fa sottigliezze, fanno critica populista e basta. E dopo cu si lamenta che il governo sta esaurendo la carica propulsiva…eccerto…