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La leggenda dell’inciucio

9 febbraio 2012

A ciascuno il suo. Noi dobbiamo fare il nostro dovere, che consiste anche nello smontare luoghi comuni, leggende, operazioni di disinformazione sull’attività dei partiti, sulla loro politica, sulle loro strategie, sull’integrità dei loro leader. I partiti naturalmente facciano il loro, di dovere, che non si risolve solo (e pare già difficile) nel restituire potere di scelta ai cittadini con una nuove legge elettorale e nel recuperare un minimo di efficienza per la macchina legislativa, ma anche in una autoriforma radicale del modo di funzionare, di finanziarsi, di gestire i patrimoni, di aprirsi al controllo esterno e superiore rinunciando all’attuale teoria e prassi della arbitrarietà.

Vediamo le questioni sul tappeto: legge elettorale e finanziamento pubblico. È semplicemente assurdo, e non si vede dove vada a parare, l’improvviso riesplodere dello scandalo intorno al cosiddetto “inciucione” tra Pdl e Pd. A parole tutti vogliono la cancellazione del Porcellum. Fino all’altroieri era in campo uno strumento formidabile come il referendum: noi ci abbiamo creduto, più di un milione di italiani l’ha chiesto. La pressione positiva rappresentata dal referendum non c’è più, per i motivi legittimi addotti dalla Corte costituzionale. Allora? Come vogliamo fare a liberarci del Porcellum? Chi deve occuparsene?

Come Napolitano ha chiesto decine di volte, tocca al parlamento e dunque ai partiti. Non siamo nati ieri, è evidente che in questa partita una forza indebolita come il Pdl cerca una rilegittimazione, punta a ricostruire rapporti politici, mira a garantirsi un sistema elettorale non penalizzante. E con questo, che si fa? Io non invidio nessuno che debba sedersi a un tavolo con La Russa, però da queste strettoie passa il metodo democratico. Le regole si cambiano insieme, a meno di non voler fare come Casini e Berlusconi nel 2006. E proprio con questi due signori tocca di nuovo fare i conti.

Allora invece di evocare gli spettri per spaventare i gonzi ragioniamo su come il Pd possa rafforzarsi in questa trattativa, su quale ipotesi di sistema politico preferisca, su come possa a sua volta costruire rapporti politici ed elettorali con gli altri partiti anche su questo terreno: escludiamo fin d’ora che Bersani voglia isolare qualcuno o isolarsi per fare regali a Berlusconi.
Chi definisce tutto ciò inciucio dovrebbe anche proporre ai suoi lettori ed elettori praticabili strade alternative alla riforma elettorale. Se ne guardano bene.

Veniamo poi al finanziamento alla politica e alle vicende in corso. L’ultimo caso, quello che riguarda l’impiego dei rimborsi elettorali della ex An, conferma quanto si è già capito nei primi passaggi della vicenda Lusi, una situazione che era nota a tutti e fino a ieri data per scontata: appropriazioni indebite a parte, l’utilizzo dei fondi raccolti dai partiti è totalmente discrezionale. Finché queste dotazioni servono ad alimentare le attività di partiti esistenti, c’è almeno una logica politica riconoscibile e una leadership chiamata a risponderne; se invece – come è successo in questi anni – le medesime (legittime) attività politiche vengono finanziate con fondi (altrettanto legittimi) di gruppi magari dispersi in vari partiti, quindi non più governati da una leadership riconosciuta, lì la trasparenza viene meno, sorgono problemi e controversie, gli arbitrii diventano più facili, alla fine diventa possibile ciò che dovrebbe essere impossibile.

Pur consapevole di questa opacità, l’intero gruppo dirigente della Margherita non ha visto il rischio o non ha saputo scongiurarlo, e ora paga in termini di immagine e di credibilità. Altrettanto, da ieri, tocca alla ex An: con l’attenuante che furti fin qui non se ne vedono, ma con l’aggravante di una scissione che ha avuto il corollario di denunce e liti giudiziarie, cosa che la Margherita s’è risparmiata.

Allora qui c’è da dire una verità, con la quale anche l’autorità giudiziaria sa di dover fare i conti: con le leggi attuali un partito, morto o vivo che sia, non deve rispondere a nessuno di come spende i soldi a vario titolo elargitigli dai cittadini. Se vuole avere una certificazione esterna è un bel gesto (quello deciso a suo tempo da Veltroni e Agostini per il Pd, e andrebbero ringraziati), ma non è obbligatorio. Nessuno può essere messo alla gogna per aver partecipato a un sistema antipatico forse, ma legale. Chiaro che se ci sono reati è un altro discorso.

Fatta questa operazione-verità sul passato e sul presente (ardua, perché il sentire comune rifiuta di accettare oggi ciò che pure era noto fino a ieri, e combattuto davvero solo dai radicali), i partiti dovrebbero però essere molto rapidi ed energici per quanto riguarda il futuro. Rovesciare l’attuale logica del finanziamento e chiudere l’era dei partiti impenetrabili è perfino più urgente che cambiare la legge elettorale. Bersani e Casini avevano fatto balenare proposte «entro una settimana», ma ormai questo accadeva dieci giorni fa. Il Pd quanto a trasparenza sta un passo avanti, però il discredito ai danni dei partiti (anche alimentata ad arte) corre più veloce.

È ancora giusto difendere la dignità dei partiti, la loro indispensabilità, il principio del finanziamento pubblico in alternativa al quale c’è solo il partito del padrone o al servizio di padroni esterni. Ma è sempre più difficile. Devono darsi una mossa.

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7 commenti

  1. …….. “l’intero gruppo dirigente della Margherita non ha visto il rischio o non ha saputo scongiurarlo, e ora paga in termini di immagine e di credibilità”…… questo è che si augurano loro. A mio modesto avviso qualcuno potrebbe finire anche per pagare in termini di galera. Vediamo come procede l’inchiesta, sono fiducioso che questa vicenda spazzi via un pò di vecchi democristiani.

  2. lubianka says:

    Domani è il giormo del ricordo della FOIBE mostruoso eccidio COMUNISTA nasconsto per decenni dai compagni delo PCI ora PD (sono sempre quelli) dopo aver ricordato giustamente a monito per le future generazioni l’orrore delll’olocausto e la malvagia nazifascista, attendiamo i tromboni comunisti al ricordo ed al monito ed agli errori che anche la loro ideologia fece. o meglio ce lo auguriamo, ma come sempre ne rimarremo delusi! I morti sono tutti uguali e non hanno colore non esistono morti di seria o morti si serie B, questo paese deve crescere sulla storia e sulla memoria condivisa.

  3. fabio palermo says:

    Pienamente d’accordo che per fare la legge elettorale occorra passare dal Pdl. Il problema è semmai però sempre di personale politico. E non è per nulla una questione populistica marginale. Ad esempio. Si riparla di riforma e riemerge Violante. A prescindere dalla valutazione del suo ruolo nella II Repubblica (diverso da quello ricoperto nella prima, sulla base del quale aveva raccolto consenso), il personaggio non so proprio quale rappresentatività del Partito e dei suoi elettori possa avere. Sospetto molto bassa. A questo punto la trattativa tra partiti si fa davvero troppo simile alla trattativa tra oligarchie. Semplicemente troppo simile. Se si comporta come un inciucista, parla respira si muove come un inciucista, non sarà condannabile a trent’anni e nemmeno a tre mesi, ma il Partito, proprio per il ruolo sano che nell’articolo si reclama per i partiti, dovrebbe offrirgli il ben servito. Niente di drammatico.

    Volevo poi obiettare sul ruolo che l’autore si assegna. Probabilmente la funzione demistificatrice è fondamentale in un immaginario avanzamento delle coscienze. Sebbene traspiri un’idea di chi la pensa diversamente più come bue che come cittadino. Rimane il fatto che proprio quelli che si credono più razionali e ragionevoli, avrebbero dovuto in questi anni costruire degli strumenti migliori di analisi delle vicende politiche che esulassero dalla distinzione tra reato e non-reato. La mancanza di questa elaborazione non ha permesso un controllo severo proprio verso i partiti che si sostenevano e una loro fino ad ora incontrollabile deriva.

    La deriva non sarà imputabile tutta ai giornalisti ed intellettuali di parte e di partito, ma almeno una quota sì. Proprio per il ruolo che si dovrebbe ricoprire quando si fa il giornalista. Anche da qui si dovrebbe ripartire, senza minimizzare insegnando come si fa la democrazia, come si deve vedere una trattativa politica, come si deve pensare al finanziamento pubblico.

  4. massimon says:

    @ Lubianka (off topic di brutto)
    Certo che con un nick così mi viene la lacrimuccia…
    Ma dico io: se è vero come è vero che i morti sono tutti uguali, sarà pur vero che le azioni dei vivi non lo sono. E una riflessione come la tua mi pare che vada nol senso opposto a quello della “pacificazione” o della memoria condivisa (mi sembra un HardDisc…) e troppe volte dietro la frase “i morti sono tutti uguali” ho annusato una puzza strana…
    Chi ha ucciso da una parte era uguale a chi ha ucciso dall’altra? Ma poi, di cosa sto cercando di discutere? scusa tanto la banalità (che mi serve a rispondere ad un’altra tale), ma cosa dovrebbero dire/fare questi tromboni?
    «Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica»
    (Giorgio Napolitano, Roma, 10 febbraio 2007)

  5. lubianka says:

    @massimon nick da URSS
    ps scusa ma questo predicatore, con tutto il rispetto è quello che assecondò Budapest e Praga con i carri russi che portavano la democrazia senza che loro lo sapessero «L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo” e furono 40 anni di terrore, miseria e morte, mi sembra che anche un certo Togliatti disse le stesse cose più o meno dei morti nelle foibe…ma se non ti allinei a questi “democratici” mai stati comunisti sei morto, unti dal Signore e baciati dallla democrazia sulla Via di Damasco…sono del parere che dovremmo seguire la Polonia mettendo fuorilegge la rinascita del comunismo…sarebbe una cosa da “democratici”

  6. fausto57 says:

    Due osservazioni.
    1) Sulla nuova legge elettorale. Io non sono scandalizzato dal fatto che il pD incontri PDL e Terzo Polo. Sono mortificato dal fatto che non abbia già nelle stesse ore a stretto giro incontrato anche IDVe SEL.
    2) Sui rimborsi/finanziamento pubblico. Scrive Menichini: “Nessuno può essere messo alla gogna per aver partecipato a un sistema antipatico forse, ma legale”. Questa è bella davvero. Magari non potrà essere messo in galera se l’antipatico sistema era legale, ma vivaddio alla gogna ce lo si può mettere eccome, di più: ce lo si deve mettere. Mutatis mutandis vale per il bunga bunga come per questo squallido (pur legale) sistema.

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