Lo speravamo, l’avevamo scritto come auspicio prenatalizio: che il governo Monti si desse da fare violando la tradizionale pausa festiva, dando agli italiani il segnale di un’attenzione all’altezza della perdurante emergenza. Dunque ci sarà oggi il consiglio dei ministri, anche se sarà un consiglio più politico che esecutivo: nessuna misura, nessun provvedimento, “solo” l’enunciazione con un certo dettaglio dell’agenda di gennaio.
Dunque oggi Monti definisce più precisamente una roadmap che, a leggere i giornali, sembrava dover essere onnicomprensiva.
Invece sarebbe meglio distinguere tempi e temi.
Per esempio, sulle liberalizzazioni: certo il governo avrà voglia di prendersi una rivincita sui veti subiti a proposito di taxi e farmacie, ma come nell’ultimo dibattito parlamentare ha fatto notare Bersani, ci sono anche altre materie ben più corpose sulle quali intervenire aprendo il mercato.
Così ci si può aspettare che oggi si cominci a parlare di gas, di assicurazioni, di carburanti, di trasporti, di professioni. Tutti interventi che, al di là di essere sacrosanti e anzi tardivi, hanno due pregi aggiuntivi non da poco.
Il primo è che danno la possibilità di una comunicazione efficace ai cittadini, ai quali si possono descrivere cambiamenti e semplificazioni della loro vita quotidiana (domani poi Monti avrà la conferenza stampa di fine d’anno, un tipo d’evento che ha dimostrato di saper gestire bene).
L’altro considerevole vantaggio è che le liberalizzazioni nei settori pesanti sono anche nel carnet delle richieste dei sindacati, ai quali dopo l’incidente sull’articolo 18 c’è la possibilità di dimostrare nei fatti quali siano le priorità dell’agenda. Nessuno si illude che il punto dolente della riforma del mercato del lavoro non arrivi, presto, a riacutizzare lo scontro fra Monti e le confederazioni. A maggior ragione, però, il premier ha bisogno di arrivarci forte politicamente di acquisizioni su altri fronti, a scapito di qualche corpo sociale o potere più forte.
L’importante – per chi teme giustamente le dilazioni della politica dei due tempi – è che la Fase due del governo Monti cominci davvero subito. La pazienza degli italiani regge, ma non merita dilazioni. Quella dei mercati poi, s’è visto, non esiste proprio.

Siccome sono uno che non ha mai fatto politica attiva e non ha mai amministrato neanche un condominio, dico la mia: all-in!
Se mette tutto sul piatto, organicamente, scontentando tutti, ma proprio tutti, allora forse non scontenta nessuno. E soprattutto non diluisce la propria essenzialità: se dovesse cadere tra un mese, sarebbero cavoli amari, ma tra sei mesi qualche partito di maggioranza potrebbe illudersi che ormai si può andare alle elezioni anticipate, e mandare tutto a carte quarantotto.
La mia impressione (anch’io da perfetto ignorante) è che Monti possa permettersi una certa libertà: gli italiani hanno capito che la crisi c’è davvero e stanno messi male (vedi il crollo dei consumi a natale) e forse i più svegli cominciano a fare il collegamento tra la pessima situazione attuale e la gestione dissennata del precedente governo. I partiti continuano a fare i bulli ma nessuno al momento vuol prendersi la responsbailità di far cadere Monti, che invece gode dell’appoggio di Napolitano e soprattutto della BCE e dell’Europa. Ed allora questo è il momento di andar giù con l’accetta e fare tutto quello che non si ha avuto il coraggio di fare negli anni passsati: abolizione degli ordini (ma tutti, compresi gli “intoccabili” avvocati), riforma del lavoro, delle professioni e più in generale delle parti più oscure ed impenetrabili della “macchina” che gestisce la cosa pubblica. E come dice Uqbal, colpire tutti per dar l’impressione di non scontentare nessuno.
Anch’io credevo che il governo Monti potesse permettersi una certa libertà, vista la situazione politica che lo ha generato, ma ci ha smentito nei fatti: facendosi ricattare da un sacco di gente. Avrà più coraggio in questa fase due?
Il dubbio di Brago è legittimo.
Ho la sensazione che ci sia la tendenza a sopravvalutare un po’ l’opera di Monti. Voglio dire: è verissimo che l’attuale esecutivo ha tolto tutti da un imbarazzo quotidiano causato da brutte figure, cattivi costumi, e quant’altro; ma l’aspettativa di essere inflessibile nelle riforme non mi sembra sia stata soddisfatta, avendone fatto finora le spese solo quelli con scarsa rappresentatività e che quindi hanno difficoltà a farsi ascoltare. Può essere vero che Monti stia accumulando un capitale di riforme parziali da spendere poi nella seconda fase, e ristabilire così l’equità, ma dovremo aspettare fiduciosi. Altrimenti potrebbe sembrare che oggi si debba parlar bene di Monti solo perché non c’è un’alternativa di coalizione politica e di leader che possa garantire un’esito diverso alle prossime elezioni. Insomma che Monti serva a prender tempo e non a far riforme strutturali.
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Ancora sperate che il saccentello combini qualcosa di buono per il paese? Non avete capito che ha lo stile del nano di Scandiano? Creare un “tesoretto” e regalarlo alle grandi(?) imprese spacciando il tutto come incentivi allo sviluppo? E che farà alzare il loro PIL ma non il nostro?
PS Riforme strutturali? Uno che non riesce nemmeno a riformare i tassisti? hahahahahahahaahahahahahahahahah
Ma Menichini, non ti sembra di fare un po’ troppo dietrologia? Monti non ha detto una parola circa i provvedimenti specifici da prendersi nella fase due, è stato vago toccando vari punti e rimettendosi al lavoro dei ministri coinvolti.
La battuta caustica fatta ieri ai giornali la dice lunga al riguardo, l’agenda sui giornali è produzione dei giornali.
Ieri Monti ha dato un messaggio, il suo lavoro comincia oggi: fino a ieri ha lavorato per mantenere quanto altri hanno promesso nel più breve tempo possibile.
Pertanto aspetto i nuovi provvedimenti, e mi aspetto in futuro la fase tre: quello del taglio organico delle spese.
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